In natura, la sopravvivenza è talvolta una questione di inganno, ma pochi organismi hanno messo a punto l’arte della manipolazione chimica come il Meloe proscarabaeus, comunemente noto come coleottero vulnerante. Un nuovo studio svela come le larve di questo insetto abbiano maturato una strategia di “cavallo di Troia” biochimico: effondono un bouquet di profumi identico a quello dei fiori per attirare le api, trasformandole in inconsapevoli mezzi di trasporto verso l’alveare.
Lo studio sulle larve parassite degli alveari
La ricerca, intitolata “The floral illusion: A parasitic beetle mimics the scent of flowers to attract bees”, è stata pubblicata il 15 gennaio 2026 sulla piattaforma scientifica bioRxiv.
Il gruppo di ricercatori, guidato da esperti del Max Planck Institute for Chemical Ecology, ha rivelato il mistero di come queste larve (chiamate triungulini) riescano a farsi dare un “passaggio” dalle api solitarie.
Il lavoro ha la firma di un autorevole gruppo di autori: Ryan M. Alam, Danny Kessler, Heiko Vogel, Katrin Luck, Anja David, Maritta Kunert, Martin Kaltenpoth, Sarah E. O’Connor e Tobias G. Köllner.
Ciò che rende straordinario lo studio è la scoperta che le larve non raccolgono il profumo dai fiori, ma lo producono in maniera autonoma grazie a una biosintesi de novo.
Tramite l’analisi del trascrittoma, i ricercatori hanno identificato specifici enzimi (citocromi P450) che permettono alle larve di produrre l’isomero (S)-linalolo. Questa sostanza è uguale a quella emessa dalle piante per determinare la presenza di polline fresco.
Una singola larva però, non potrebbe emettere mai un segnale adeguato. Proprio per questo, migliaia di larve si uniscono in masse compatte, formando una nuvola odorosa che simula un intero bouquet floreale riunito in pochi centimetri quadrati.
Vita da intrusi nell’alveare
Una volta che l’ape, ingannata dal falso profumo, atterra sul gruppo di larve, queste si aggrappano caparbiamente ai peli dell’imenottero. L’ape, inconsapevole, vola verso il proprio nido trasportando i parassiti. All’interno delle celle dell’alveare, la strategia cambia completamente, infatti, non appena l’ape entra nella cella per deporre il polline, le larve si staccano dal suo dorso.
La priorità della larva è eliminare la concorrenza: la prima cosa che divora sono le uova deposte dall’ape regina, ottenendo proteine veloci ed esclusività sulle risorse.
Dopo il primo pasto, la larva muta forma, divenendo tozza e pigra, consumando tutte le scorte di nettare e polline raccolte con fatica dalle api operaie.
Finite le risorse, la larva si impupa nella cella, protetta dalle pareti del nido, in modo da affiorare l’anno seguente come coleottero adulto.
Alcuni insetti, dunque, hanno senza alcun dubbio evoluto percorsi biosintetici complessi, tipici del regno vegetale, per condizionare il comportamento di altre specie. Questo studio apre nuove frontiere nella comprensione del mimetismo chimico interregno, evidenziando come il confine tra segnale floreale e trappola animale sia molto più sottile di quanto immaginato finora.
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