L’allarme lanciato sul disegno di modifica della Legge sulla caccia n. 157/92, pur ancora in bozza, ha suscitato un giusto clamore e indignazione. I contenuti della proposta che circola sono veramente molto gravi (vedi anche il nostro precedente articolo).
Tuttavia, con l’aiuto di Danilo Selvaggi, direttore della LIPU, è opportuno a questo punto fare rapidamente il punto della situazione, anche per rispondere ai tanti messaggi e domande che circolano, soprattutto sul web, e per chiarire alcuni equivoci.
1) Innanzitutto, rassicuriamo gli amanti della natura: la legge in questione non è stata approvata (molti pensano sia così) ed è lontana dall’esserlo. Per questo, certe proposte come “Chiediamo al Presidente Mattarella di non firmare la legge Lollobrigida” a oggi non hanno senso. Altra cosa è far giungere al Quirinale, già da subito e pur con l’accortezza necessaria, le dovute informazioni e preoccupazioni. Ciò che molti soggetti pubblici e privati stanno facendo.
2) Non solo la legge non è approvata, ma il Consiglio dei ministri non ha ancora discusso e licenziato il Disegno di legge per avviare l’iter parlamentare alle Camere. Ricordiamoci, in tal senso, che non è il Governo che approva le leggi, ma il Parlamento, cioè le due Camere, con la promulgazione (la firma finale) del Presidente della Repubblica.
3) Un’ipotesi accreditata è che i contenuti del disegno di legge vengano inseriti in un provvedimento più ampio chiamato “Collegato ambientale”, che è un Disegno di legge legato alla Legge di bilancio (ex Finanziaria). Nella sostanza, ciò significa velocizzare l’iter del testo e in parte blindarlo, facilitarne l’approvazione, seppur collegati a uno strumento legislativo che non c’entra nulla con la fauna e l’ambiente.
4) La sola ipotesi che ciò possa avvenire, cioè che una riforma di una materia così complessa e con i contenuti che abbiamo letto, possa procedere in via semplificata, senza approfondimenti, valutazioni, audizioni, discussioni appropriate, dà l’idea del grado di spregiudicatezza e irresponsabilità dei protagonisti, specialmente quelli istituzionali.
5) L’eventualità che il Disegno di legge sulla caccia andasse in Consiglio dei ministri già lunedì scorso, 19 maggio, è saltata. Perché? Tre ipotesi: la prima è che la “scoperta” pubblica del testo abbia frenato l’azione. La seconda è che la bozza sia troppo “pesante” perché possa, in questa forma, andare in Parlamento. La terza è che il Governo, e in particolare il Ministero dell’Ambiente, stia sottoponendo il testo alla Commissione europea, per capire cosa sia conforme alla Direttiva Uccelli e cosa no. Sono infatti abbastanza palesi alcune scelte che esporranno l’Italia a gravi sanzioni per violazione delle Direttive comunitarie.
In un certo senso, le ipotesi sono valide tutte e tre. Così come è vero che più aumentano l’indignazione pubblica e il clamore mediatico e più l’operazione si complica.
Dunque, continuiamo a tenere altissima l’attenzione e far girare il tema, in attesa degli sviluppi nonché delle iniziative che il coordinamento delle associazioni ambientaliste stanno preparando.
Armando Gariboldi
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