«È stato affascinante accorgersi di quanto un ambiente apparentemente banale nasconda piccole perle di bellezza, non quella sfacciata dei luoghi più famosi del pianeta, ma una grazia intima delicata, per gli occhi di quelli che riescono a vederla». Così scrive Diana Crestan nelle prime pagine del suo libro “Livenza – acque leggendarie”, pubblicato da Daniele Marson Editore. E mai parole furono più indicate: perché le immagini della fotografa rispecchiano davvero i concetti di delicatezza, di intimità, di grazia, di segreto nascosto. Quasi 130 pagine di omaggio a una bellezza discreta, a portata di mano, eppure così rara.
«E pensare che all’inizio non sono rimasta particolarmente impressionata dal luogo» racconta Crestan «dieci anni fa sono andata ad abitare lì vicino e ho iniziato a esplorare i dintorni di casa, ma non ho trovato grande ispirazione per la mia fotografia. Il fascino è arrivato a poco a poco, con il passare del tempo, tornando e ritornando alle sorgenti». Le sorgenti sono quelle della Livenza, un fiume lungo 112 km che nasce ai piedi delle montagne del gruppo del Cansiglio-Cavallo, nei comuni di Polcenigo e Caneva, in Friuli, e poi sfocia nel golfo di Venezia. «Un’area ampia solo qualche chilometro quadrato, eppure così suggestiva, soprattutto nel mutare delle stagioni. Per quattro anni, ci sono tornata almeno una volta a settimana, a esclusione del periodo estivo. In presenza di situazioni particolari anche due o tre volte. Certo, spesso non ho portato a casa neppure uno scatto… ma a mano a mano che il luogo diventava familiare, iniziavo a capire e cercare le situazioni».
Un tronco che attraversa il fiume. Le acque limpide in una giornata d’estate. Le sfumature delle foglie autunnali con una nebbia leggera che confonde i contorni. Tramonti, fioriture, piccoli abitanti del bosco. Ogni piccola “cosa” acquista valore nelle fotografie di Crestan. «Il mio obiettivo con questo progetto, che comprende anche una mostra fotografica fine-art e una proiezione in alta risoluzione di una multivisione» spiega Crestan «è stato quello di dare voce alle zone umide, troppo spesso sottovalutate o incomprese. Sono luoghi così importanti per la biodiversità, eppure scompaiono a ritmi talmente veloci… Attraverso la suggestione delle immagini vorrei colpire l’immaginazione delle persone: di solito, qualcosa di bello si tende a proteggerlo».
Le stagioni si susseguono, negli scatti, e con loro le atmosfere, le luci, i cieli. «L’autunno è la mia preferita: quello piovoso, con le brume, le atmosfere grigie… è sempre troppo breve. In inverno da queste parti non c’è neve, le forme sono meno attrattive» commenta. Molto spazio è dato alla vegetazione – un bosco giovane, quello attorno alle sorgenti, senza alberi particolarmente grandi – e poco agli animali. «Io adoro gli animali e ne ho fotografati alcuni, dai cervi ai merli acquaioli» spiega Crestan «ma il mio occhio cerca soprattutto il paesaggio e l’ambiente, la composizione data dalla vegetazione e dalle condizioni metereologiche. Non faccio appostamenti, mi piace camminare e farmi attrarre dalle situazioni». Ecco quindi che tra le pagine – quasi camminando insieme all’autrice – si scoprono gli ecosistemi che caratterizzano le sorgenti del fiume: la selva, le marcite, le preziose risorgive dove vive la rana di Lataste, endemica della Pianura Padana e di poche aree confinanti.
Daniele Marson è un editore friulano specializzato nella pubblicazione di libri fotografici di natura e montagna con un’alta qualità di stampa, e non fa eccezione questo volume dove ogni sfumatura di luce e di colore è perfettamente curata. «Faccio poca post-produzione» spiega Crestan «nasco con la fotografia analogica, non sono un mago del computer e non mi piace alterare lo scatto. Il mio obiettivo è quello di mantenere il più possibile nell’immagine la naturalità di quello che ho inquadrato con l’obiettivo. Altrimenti trasmetterei qualcosa di sbagliato». Crestan racconta di quanto le sia servita come “palestra” la frequentazione di colleghi dell’Associazione Fotografi Naturalisti Italiani. «Mi hanno dato molti consigli, ho imparato a riconoscere certe situazioni. È la prima volta che realizzavo un progetto di lunga durata in una zona ristretta» commenta. E lavorando sulla Livenza è nata anche l’idea di un nuovo progetto. «Mi sono accorta dell’importanza della vegetazione ripariale, soprattutto degli alberi morti. Vedremo come si svilupperà».
“Livenza – acque leggendarie”
di Diana Crestan
128 pagine 37,50 Euro
Daniele Marson Editore
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