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PEDALARE NELLA NATURA

Il fascino della Val d’Orcia

Il fascino della Val d’Orcia
Profili in Val d'Orcia.© C. De Ambrosis

Cesare De Ambrosis Cesare De Ambrosis 15 Lug 2021

È diventata una mia imperdibile consuetudine: ogni anno, nel mese di giugno, trascorro tre giorni a Pienza (SI), per effettuare due itinerari in bicicletta, attraverso la Val d’Orcia e le zone limitrofe nel Sud della Toscana. Uno dei luoghi che più mi emozionano tra i tanti che annovera il nostro meraviglioso Bel Paese. Il primo itinerario, intitolato “Benvenuti in Paradiso”, è uscito su rivistanatura.com qualche anno fa. Oggi vi propongo il secondo.

 

Si tratta di un percorso di 80 km con un dislivello di 1528 metri. Non presenta salite particolarmente dure, ma propone paesaggi sorprendenti che danno il meglio di loro da metà maggio a metà giugno, quando il grano ammanta le colline della Val d’Orcia e le fioriture spontanee rendono le stradine dei giardini fioriti. Le gialle ginestre giocano un ruolo importante nell’abbellire i rilievi intorno a Radicofani. Non è un caso se il paesaggio della Val d’Orcia è stato catalogato nel 2004 dall’UNESCO come uno dei luoghi Patrimonio dell’Umanità.

Ginestre sui colli. © C. De Ambrosis

Itinerario

Pienza – Biancamicia – Riserva Naturale Lucciola Bella – La Vittoria – Contignano – Casanova – Radicofani – Osservatorio del Monte Calcinaio – Fonte Vetriana – Sarteano – Chianciano – Piscine Termali Theia – Strada della Foresta (sterrata) – Montichiello (strada sterrata) – Pienza.

Iniziamo a pedalare

Usciamo da Pienza lungo la SP18 percorrendo un buon tratto in discesa. Davanti a noi si para una distesa di grano dalle molte varianti e diverse sfumature di colore che ricopre uniformemente le spoglie colline che si adagiano sotto la città voluta da Papa Pio II. Qua e là s’innalzano verdi cipressi, che sembrano ancora più scuri in quel mare dorato di spighe.

Cipressi tra il grano. © C. De Ambrosis

A mano a mano che scendiamo, la sagoma di Pienza, alle nostre spalle, si fa sempre più piccola, perdendo i suoi dettagli. Oltre il grano, sullo sfondo troneggia sorniona la mole del Monte Amiata, vero simbolo della Val d’Orcia. Un po’ più a sinistra, si nota la torre di Radicofani, la cui distanza non ci rassicura né sui tempi né sulla fatica per raggiungerla.

La Quercia delle Checche

Finita la discesa c’inseriamo sulla SP 53 girando a sinistra, giusto in tempo per sfilare davanti alla maestosa Quercia delle Checche, una pianta di 22 metri di altezza per 4,5 di diametro, la cui chioma raggiunge i 34 metri di ampiezza. Si tratta di una quercia monumentale che vanta almeno 400 anni d’età. Le checche è il nome toscano attribuito alle gazze che la frequentano. Purtroppo nell’agosto del 2014, a causa di un atto di vandalismo, è crollata una gigantesca branca che ne ha deturpato l’aspetto complessivo.

La Quercia delle Checche. © Walter Giannetti/CC BY-SA 4.0

Le Crete Senesi

Procediamo in piano sulla SP53, costeggiando il confine Sud-Ovest della Riserva Naturale Lucciola Bella. La riserva è stata creata a protezione delle cosiddette Crete Senesi, il paesaggio tipico della parte meridionale della provincia di Siena che deve proprio alla creta il suo nome e il colore grigio-azzurro del terreno. Milioni di anni fa questo era il fondale del Mar Tirreno; non a caso, nel 2003, sono stati rinvenuti i resti fossili di un mammifero marino, una Stenella, vissuto circa 4,5 milioni di anni fa proprio in questo tratto di mare che oggi è terraferma.

Superata la riserva, giungiamo a un bivio dove giriamo a destra in direzione Contignano, cominciando a salire sotto l’ombra di gigantesche betulle.

Superato il borgo di Contignano, il paesaggio cambia aspetto. Stiamo attraversando i calanchi delle Crete Senesi.

La strada sale senza pietà tra il giallo delle ginestre e i fiori allineati sul ciglio. S’inerpica, stando sempre sulle creste di queste aride colline, offrendoci paesaggi insoliti ma accattivanti su entrambi i lati. Alla nostra destra l’immancabile sagoma del Monte Amiata, a sinistra quella più modesta del Monte Cetona. Davanti ai nostri occhi, ma ancora molto in alto, la mole della torre di Radicofani. Ma adesso fa meno paura: è molto più vicina.

un gregge verso Radicofani. © C. De Ambrosis

Radicofani

Infatti, in breve tempo, entriamo a Radicofani, posto a 814 m s.l.m. La torre della fortezza si erge più in alto e domina il vecchio borgo, dall’aspetto sembra aver subito notevoli ricostruzioni. Il paese è costituito da antiche case in scura pietra, però ingentilite dal rosso dei gerani che sporgono da balconi e finestre.

Nell’interno delle due chiese che si affacciano sulla piazza principale si possono ammirare notevoli altari di terracotta invetriata opera della bottega dei Della Robbia.

Usciamo dal perimetro del borgo lungo la SP 478 verso Nord-Est in direzione Sarteano. Il paesaggio è simile a quello della salita a Radicofani: ampia vista circolare, calanchi d’argilla e forse ancora più superbe ginestre che tappezzano interi valloni. Un altro lato positivo è che siamo finalmente in discesa.

Ai bivi che incontriamo, ci manteniamo sulla SP 478 seguendo le indicazioni per Sarteano e puntando verso il Monte Cetona. Lasciamo sulla nostra sinistra l’Osservatorio astronomico del Monte Calcinaio. La nostra strada risale un poco, per superare un valico sotto il Monte Cetona mentre attraversiamo alcune zone alberate. Poi ancora discesa fino a raggiungere Sarteano.

La vista da Pienza. © C. De Ambrosis

La sosta a Sarteano

Sarteano è la tipica cittadina toscana, con l’antico centro storico arroccato sotto la mole della fortezza che dall’alto domina l’abitato. Più che per una visita, l’ora sembra più adatta per rifocillarsi. Nella piazza Domenico Bargagli ci sono svariate possibilità per calmare gli istinti della fame e della sete.

Ripartiamo lungo la SP19, in direzione Chianciano, poi entriamo nella SP 146 girando a sx per raggiungere la città termale. Attraversiamo un tratto della parte moderna della cittadina fino ad arrivare alle Terme poi, girando in salita sulla sx, cerchiamo le Piscine Termali Theia.

Proprio a fianco di questo stabilimento parte la via della Foresta. La imbocchiamo senza farci spaventare dal fatto che è ripida e sterrata. Avanziamo attraverso il bosco per alcuni chilometri, faticosi e in salita.

Uscendo dal bosco ritroviamo l’asfalto e proseguiamo in direzione Monticchiello, evitando di seguire le indicazioni per Montepulciano!

La più bella vista

Percorso circa 1 chilometro la strada diventa piatta e sulla nostra sinistra ci appare la più entusiasmante vista sulla Val d’Orcia e il Monte Amiata che i nostri occhi possano sperare di vedere. Continuando su questa strada troveremo un’altra meraviglia: una via in discesa tutta a tornanti e bordata da filari di cipressi, che ci condurrà fino alle porte di Monticchiello. Vale la pena di dare una rapida occhiata a questo borgo, ancora completamente antico e circondato dalle sue mura.

Vista sulla Valle. © C. De Ambrosis

Dopo la visita, ritorniamo all’intersezione con la via a tornanti coi cipressi e giriamo a destra in una strada stretta in ripida discesa. Ben presto la nostra via diventa sterrata ma è la più breve per ritornare a Pienza, offrendoci ulteriori vedute spettacolari. Non è facile trovare la giusta via tra i vari incroci che incontriamo. Finita la discesa giriamo a destra e attraversiamo un ponticello. Raggiunto l’Agriturismo Casalpiano giriamo a sinistra, quindi sempre dritto per la medesima strada sterrata che corre verso Ovest con la città di Pienza in alto alla nostra destra e le distese di grano con il Monte Amiata come sfondo alla nostra sinistra.

Dopo un’ultima discesina, svoltando a destra, c’immettiamo sulla SP18. Ci toccano altri 2 chilometri in salita sotto il caldo sole del pomeriggio ma almeno siamo sull’asfalto. Poco dopo attraversiamo le conosciute e ormai amiche mura di Pienza.

Il centro di Pienza. © C. De Ambrosis

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