Il professor Roar Solheim è uno dei più grandi esperti di rapaci al mondo. Ha girato tutto il mondo per studiare il gufo delle nevi ed è stato inserito nella gloriosa World Owl Hall of fame del Global Owl Project. Lo abbiamo intervistato per conoscere il suo parere su una specie così carismatica, come il gufo delle nevi.
Leggi qui la prima parte dell’intervista
Marco Mastrorilli – Sono rimasto molto colpito dalle immagini di un salvataggio che hai eseguito su una femmina di Gufo delle nevi, che sembrava destinata a morire dopo un attacco di insetti. In seguito hai approfondito questo argomento in un articolo di qualche anno fa e ho visto alcune foto che mi hanno davvero preoccupato. Hai osservato un significativo fallimento nella nidificazione dei gufi delle nevi nel 2011 a causa di attacchi di simulidi sulle femmine nidificanti? Si tratta di un problema ricorrente e hai identificato il problema che ha evidenziato la loro vulnerabilità?
Roar Solheim – Abbiamo riscontrato un attacco di simulidi così grave solo nel 2011, e non abbiamo incontrato questo problema, ad esempio, l’anno scorso e neppure quando abbiamo avuto un numero significativo di gufi delle nevi nidificanti (2015) in Fennoscandia.
Gli attacchi di simulidi potrebbero, tuttavia, rappresentare un problema crescente per alcune specie nidificanti nella tundra a causa del cambiamento climatico, come è stato dimostrato per altre specie in Eurasia e Nord America.
Vi segnalo questo interessante articolo sul tema: “Snowy Owl nest failures caused by blackfly attacks on incubating females” pubblicato su Ornis Norvegica. I Simulidi sono insetti nell’ordine dei Ditteri composta da specie con femmine ematologhe.
M.M. – I trasmettitori satellitari si stanno rivelando molto importanti per comprendere l’etologia e i movimenti dei gufi delle nevi; tuttavia, mi viene spontaneo chiederti se possono generare qualche problema e disagio nei gufi delle nevi che li portano?
R.S. – – L’analisi dei dati riferiti al recupero di gufi delle nevi ai quali avevamo installato un trasmettitore satellitare non ci ha fornito indicazioni negative su disagio o disturbo. Anche su gufi che avevano i trasmettitori da alcun i anni non abbiamo rilevato alcuna problematica. In particolare, ho ricatturato cinque femmine di gufo grigio (3-5 anni dopo l’installazione dei trasmettitori) che si sono comportate bene, senza alcun impatto negativo, e alcune anche negli anni successivi alla rimozione dei trasmettitori.
M.M. – Un’interessante scoperta che emerge dall’uso dei trasmettitori satellitari è legato agli spostamenti e ai movimenti dei gufi delle nevi per molti chilometri. Puoi spiegare perché i gufi delle nevi percorrono distanze così lunghe? È correlato alla dieta, al clima o a entrambi?
R.S. – – I gufi delle nevi si spostano soprattutto per motivi legati alle disponibilità trofiche della specie. In, sostanza devono trovare luoghi nei quali i micromammiferi (soprattutto i lemming) raggiungono picchi di popolazione. Tali picchi oscillano (di solito) a intervalli di quattro anni tra un picco e l’altro.
In inverno, i gufi di solito si dedicano alla caccia di uccelli e mammiferi più grandi (ad esempio in America cacciano i conigli), e quindi devono cercare habitat in cui possano trovare abbastanza prede da cacciare.
È affascinante scoprire che esistono diverse strategie adottate dai gufi delle nevi.
Una di queste è la ricerca degli habitat dove i gufi delle nevi possano trovare e catturare le pernici bianche. Un’altra strategia è la cattura di uccelli marini nelle aree artiche direttamente sulle distese di ghiaccio.
Una terza opzione è volare su lande aperte come le praterie americane o verso le zone umide costiere come quella dell’aeroporto di Boston. Un’altra ipotesi non ancora suffragata dalle ricerche scientifiche – poiché ci mancano dati a sufficienza – è che una parte di gufi delle nevi possa andare a cacciare nelle praterie della Mongolia.
M.M. – Nel nord Europa è stato recentemente scoperto che gli allocchi in virtù del cambiamento climatico vedono prevalere la forma grigia nel piumaggio rispetto a quella rossiccia… Quali sono le implicazioni del cambiamento climatico per il futuro del gufo delle nevi? Quale futuro prevedi per questa specie nel medio-lungo termine?
R.S. – I gufi delle nevi sono sopravvissuti a precedenti periodi di caldo interglaciale, quindi credo che sopravviveranno, sebbene in numero inferiore a causa del cambiamento climatico.
Con un clima più caldo, i cicli dei topi campagnoli potrebbero cambiare e i gufi delle nevi potrebbero spostarsi più a nord e nell’entroterra, verso climi più continentali.
Questo è, tuttavia, impossibile da prevedere. Un movimento diverso e piuttosto sorprendente si è verificato con l’Allocco di Lapponia. Molti anni fa sospettavo che questa specie si sarebbe ritirata nella Russia continentale se gli inverni fossero diventati più miti con scioglimento/gelo e neve più dura, poiché gli Allocchi di Lapponia sono specializzati nella cattura di arvicole anche sotto fitte coltre nevosa e poco compatta.
Tuttavia, è accaduto il contrario e gli allocchi di Lapponia si sono dispersi in direzione sud-sud-ovest sia in Fennoscandia, sia dalla Russia verso i Paesi Baltici e la Polonia.
Perché si sta chiedendo la comunità di esperti di Strigiformi? Questa è la domanda da un milione di euro, per la quale non ho alcuna spiegazione! C’è ancora molto da scoprire!
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