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Storia e religione, il legame inscindibile del Cammino di Santiago

Storia e religione, il legame inscindibile del Cammino di Santiago

Junio Tumbarello Junio Tumbarello 27 Giu 2017

Dopo che nel 2012 (anno del mio primo Cammino francese in bici), Santiago mi ha “infettato” con il suo delizioso virus, spesso ho avuto poste le più disparate domande retoriche in merito alla cristianità del Cammino.
L’intento dei miei interlocutori – come di tutti coloro che non hanno avuto la ventura di percorrerlo – è quello di escludere la possibilità di fare il pellegrinaggio di Santiago, innanzitutto per motivi “ideologici” (poi vengono scuse come il “non sono allenato” o “non ho abbastanza ferie” ma di quello parleremo più avanti). Niente di più sbagliato. Il Cammino è per tutti. Cristiani, atei, agnostici, buddisti, Unni, Visigoti, emaciati, corpulenti, satanisti e vegetariani. «Colui o colei che considera la vita spietata, con la sua concorrenza crudele, i suoi modelli tirannici che condannano il grasso, il magro, il vecchio, il brutto, il povero, il disoccupato, scopre nella condizione del pellegrino un’uguaglianza che lascia a ciascuno una possibilità» (Il Cammino Immortale, Jean-Christophe Rufin).

Innegabile però la radice cristiana del pellegrinaggio, anzi del pellegrinaggio per eccellenza: nel Medioevo, nel suo periodo di massimo fulgore, il termine pellegrino si rivolgeva per antonomasia al viandante che si recava a Santiago. Il Cammino di Compostela è una delle vie di peregrinazione più importanti del mondo, tanto che Santiago è reputata la terza città santa per la cristianità dopo Gerusalemme e Roma. Le sue origini cristiane quindi non possono certo essere snaturate o ignorate, anche se chiaramente nel corso dei secoli, tantissimi camminatori, spinti dalle più diverse motivazioni hanno solcato quei passi fino alla città galiziana. Credenti e non, persone di altre fedi, sportivi, gente in cerca di una perduta forma fisica (si dimagrisce eccome sul Cammino), vagabondi amanti delle avventure on the road: tutti con la voglia di vivere un’esperienza sui generis, che consenta di prendere un “provvisorio congedo dall’umanità” e ritrovare la vera natura dell’uomo, indagare le profondità di se stessi o mettersi alle spalle le prove della vita come malattie, lutti, tradimenti o delusioni amorose. Tutti, prima di partire, bene o male divengono studiosi del Cammino e fanno conoscenza di San Giacomo. Giacomo, il Maggiore era un apostolo “ribelle”: d’altronde Giacomo e suo fratello Giovanni l’apostolo furono soprannominati da Gesù “Boanerghes”, «figli del tuono». Secondo la tradizione (risalente a Isidoro di Siviglia) si narra che Giacomo andò in Spagna a predicare il Vangelo. Fu proprio nella penisola iberica che passò quasi tutto il resto della sua vita, finché non tornò in Giudea, dove, agli inizi degli anni quaranta del I secolo il re Erode Agrippa lo fece uccidere, ordinandone il taglio della testa. Santiago – che non è altro che la traduzione spagnola di “Giacomo”, fu il primo apostolo martire. Dopo la decapitazione, (come si trova scritto nella Legenda Aurea) i suoi discepoli Teodosio e Attanasio trafugarono le sue spoglie e navigando lo portarono in Galizia, nei pressi del porto fluviale di Iria Flavia. Durante una notte dell’anno 813, l’eremita Pelajo, sul monte Libredòn, assistette a un impressionate caduta di stelle in un campo circondato da un bosco sacro ai druidi. Guidato dalle scie delle stelle si avviò verso quel campo – poi divenuto per tutti Campus Stellae (Compostela) e scoperse il luogo del sepolcro di Giacomo, primo evangelizzatore della Galizia ma dimenticato da secoli. Si racconta che proprio nell’anno della scoperta del sepolcro del Santo, tanti eventi miracolosi avrebbero presagito la scoperta delle sue spoglie, come la sua apparizione alla guida dei vittoriosi soldati cristiani durante la battaglia di Clavijo, impresa che gli fece meritare nella fantasia popolare il soprannome di Matamoros (Ammazza-mori). In seguito e fino ad oggi, la tomba divenne meta di grandi pellegrinaggi e nel 1075 fu iniziata la costruzione della splendida cattedrale in Plaza del Obradoiro. Nel 2016, secondo i dati dell’ufficio del Pellegrino, che a Santiago rilascia la Compostela (uno dei feticci più ambiti dai camminatori di tutto il mondo) – il documento che certifica l’avvenuta peregrinazione -, 278.041 pellegrini hanno percorso tutto o in parte il Cammino di Santiago.

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