Quando incontriamo la prima volta Michele Lanzinger il MUSE è ancora nella sua mente visionaria. La riunione si tiene nella storica sede del Museo Tridentino di Scienze Naturali (di cui è direttore dal 1992), che di lì a poco, nel 2013, si sarebbe trasferita nella nuova avveniristica sede.
Lanzinger è un uomo pratico, deciso e a quel tempo non si concretizza alcuna collaborazione con la nostra casa editrice: eravamo piccoli per i suoi progetti, non dimentichiamo che per la sede del MUSE interpella Renzo Piano.
Negli anni successivi sotto la sua guida, durata fino al 2024, il MUSE si afferma come uno dei musei più rivoluzionari e non solo a livello nazionale
Il 30 aprile scorso, in occasione della presentazione del Piano Strategico del museo, incontriamo per la seconda volta Michele Lanzinger. Appena mi vede fra gli ospiti accenna un sorriso di sorpresa e piacere. E dire che non è facile riconoscermi: sono passati oltre una dozzina di anni e allora non avevo barba e baffi, ma quando gli chiedo se si ricorda di me risponde prontamente «Come no, che piacere rivederti!».
Parliamo un bel po’ quella sera, lui, Laura (Floris, condirettore N.d.R:) ed io, e ci dice che a breve scriverà con gran piacere qualcosa per noi, perché ha tante cose da raccontare legate alla visione del futuro «che bisogna immaginare e, con un percorso a ritroso, tornare fino ai giorni nostri, per poterlo affrontare».
Mentre parla, unisce aspetti pratici ad altri filosofici e dimostra, nei confronti del nostro lavoro, una stima e un apprezzamento realmente particolari e inconsueti.
Ci rimane la sua tranquillità profonda, propria delle persone che sono state vicine a quello che c’è dopo questa vita, ma che poi sono rimaste qui a trasmetterci serenità e a fare da ponte fra noi e il dopo.
Una serenità assoluta a fronte di un grande male che lo porterà via nel giro di un mese, sul quale quella sera sorvola con un brevissimo accenno.
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