Siamo portati a pensare che il gioco sia una prerogativa di noi uomini o al limite dei grandi primati. In Natura può sembrare una perdita di tempo dedicarsi a queste attività, apparentemente futili. Ma oggi sappiamo che moltissime delle specie animali che conoscono una lunga fase di apprendimento passano in qualche misura parte della loro vita a giocare.
Un caso interessante con cui tutti abbiamo familiarità è quello della gatta che insegna ai piccoli a cacciare. Spesso il processo avviene in più fasi: inizialmente la madre cattura una preda e la mangia davanti ai gattini che osservano; una seconda volta porta una preda morente, la uccide e invita i piccoli a partecipare al pasto. Nella prova finale la mamma offre ai cuccioli una preda viva e con uno speciale miagolio li invita all’azione intervenendo solo per riprendere la preda nel caso questa scappi.

Gattini domestici. © Tony Campbell/shutterstock.com
I piccoli, quindi, si fanno avanti, spesso senza avere un’idea precisa di cosa fare, ma è corretto dire che “giocano” con la preda, mimando i movimenti della caccia. Questi primi tentativi sono frutto di una combinazione di istinto e apprendimento, ma tra i due elementi non esiste un confine così definito: alcuni movimenti, come l’avvicinamento di soppiatto e i piccoli balzi in avanti sulla vittima sono innati, si tratta di moduli fissi di attività, ma la loro corretta collocazione nella sequenza di attacco deve essere appresa e perfezionata grazie all’esercizio garantito dalla madre.
E qui diventa essenziale il gioco, perché i gattini provano tra loro e con la mamma le manovre di attacco. Per molti animali il gioco diventa quindi un passaggio essenziale nei processi di apprendimento
Esercizi di coordinazione con il gioco
Tutti i felini, compreso il velocissimo ghepardo, ma anche i gatti domestici, danno alla luce più di un piccolo, quindi i fratelli giocano spesso tra loro per affinare i movimenti e la coordinazione che più avanti saranno indispensabili nella caccia. Dopo qualche mese la madre partecipa alle attività dei cuccioli portando loro le prede da consumare. A circa un anno e mezzo di età questi animali possono considerarsi indipendenti e condurranno la propria esistenza separati dai genitori.
Il gioco fra gli animali adulti
È più difficile capire quanto gli animali adulti abbiano bisogno del gioco, perché non è immediato distinguere quanto questo sia disinteressato o invece finalizzato a definire la posizione di un individuo all’interno del gruppo sociale cui appartiene. In ogni caso questo avviene sicuramente in diverse specie di carnivori sociali (cani, gatti, manguste) e anche nei primati, soprattutto nei macachi, i quali sembrano divertirsi moltissimo a fare tutta una serie di attività: per esempio tuffarsi in acqua nei fiumi o nelle pozze prendendo la rincorsa o aggrappandosi alle liane uno dopo l’altro.
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