È stato fatto un ulteriore passo avanti verso il declassamento della protezione del lupo in Europa. Il Consiglio Europeo, attraverso gli ambasciatori degli Stati membri (Coreper) ha approvato il mandato per la modifica dello status di tutela del lupo, allineando la legislazione dell’Unione europea alla Convenzione di Berna già aggiornata in tal senso riduttivo. Nelle prossime settimane la decisione sarà votata dal Parlamento europeo.
Il livello di protezione riveduto del lupo passerebbe da “rigorosamente protetto” a “protetto” e non è una questione solo lessicale, perché darebbe alle autorità regionali europee la possibilità di autorizzare interventi di contenimento che comportino la cattura e l’abbattimento dei lupi.
La reazione del WWF
Il WWF in una nota chiede di mantenere l’integrità della Direttiva Habitat e di garantire una protezione rigorosa del lupo in Italia: «Garantire l’integrità della Direttiva Habitat, pietra miliare del diritto ambientale europeo a protezione delle specie a rischio e dei siti Natura 2000. Grazie alla protezione rigorosa garantita dalla Direttiva Habitat e dalla Convenzione di Berna, le popolazioni di lupo hanno iniziato a riprendersi in molte parti del continente: un grande successo in termini di conservazione. Tuttavia, il loro stato di conservazione è ancora lontano dall’essere favorevole e il processo di recupero rimane fragile essendo esposto a casi crescenti di bracconaggio. È per questo che il declassamento del lupo è una decisione incomprensibile».
Dante Caserta, Responsabile Affari Legali e Istituzionali del WWF Italia, dichiara: «Al Governo italiano, che purtroppo è stato uno dei primi a chiederne il declassamento, chiediamo con forza, ma con poca speranza, di non implementare nell’ordinamento italiano l’eventuale declassamento del lupo e di continuare a mantenere una protezione rigorosa. Lo chiediamo in nome della scienza, della possibile convivenza tra uomo e animali e della natura del nostro Paese, di cui il lupo è un protagonista essenziale».
«È una decisione di estrema gravità, priva di supporto scientifico, irrispettosa delle procedure e esposta agli effetti del giudizio della Corte di giustizia europea» commenta l’on Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali e presidente di Leidaa, una delle associazioni che aveva presentato ricorso contro il declassamento.
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