Arrivati a questo punto della nostra cosiddetta civiltà, giunti forse al momento più critico del rapporto dell’uomo con la Natura, un bivio cruciale, oltre al quale si cambia o tutto è perduto, conviene soffermarsi sul tentativo di individuare almeno un punto fermo, saldo e irremovibile, da cui si dovrebbe prendere l’iniziativa.
Innanzitutto, se osserviamo quello che succede in Natura, laddove non ci sia l’ingombrante presenza umana, tutto è in equilibrio, non esistono il bene e il male come li concepiamo noi, ogni cosa è retta da un qualcosa che in buona parte è osservabile, ogni tanto dimostrabile, ma per la maggior parte delle volte è impalpabile: l’istinto. Chiamiamolo in questo modo per focalizzare un concetto, anche se non si deve ridurne l’importanza aggiungendo altre parole, come istinto di sopravvivenza o simili. Proviamo a dare per buono che sia il mondo animale sia il mondo vegetale seguano una legge propria della Natura, la quale porta le creature a muoversi in determinate direzioni e assumere determinati comportamenti. Certamente lo studio dell’uomo ci ha aperto gli occhi infinite volte per spiegare determinati meccanismi, ma resta (e guai se venisse a mancare!) lo stupore per ciò che vediamo: al di là dei meccanismi scientificamente rintracciabili, da dove arriva la geometria perfetta della ragnatela di alcuni ragni? O anche il materiale resistentissimo della loro tela? E la capacità di alcuni volatili di compiere viaggi coprendo distanze incredibili, senza mai perdere la bussola? O ancora, l’architettura perfetta di alcuni nidi? Per non parlare delle sorprendenti capacità del salmone. Potremmo continuare per pagine e pagine a stupirci di ciò che l’uomo ottiene dopo molta fatica e che la Natura ha a sua disposizione naturalmente. Tutto questo, nel mondo di animali e piante, è appunto naturale, per istinto sanno cosa devono fare e soprattutto come. Un passaggio che noi uomini abbiamo del tutto perso chissà quando e chissà come, secoli e secoli fa, forse nel momento in cui abbiamo inventato il potere, il controllo e il denaro. Senza contare il fatto che per giustificare il nostro fallimento nel competere con la Natura, abbiamo inventato la legge del più forte, come se essa fosse realmente la legge della giungla; me nemmeno il povero Darwin spiegò il concetto in questi termini, eppure persiste ancora questa vaga ignoranza a riguardo, volutamente forse.
Perciò, in Natura prevale questo straordinario istinto che fa rispettare l’equilibrio universale. E l’uomo? Attraverso i secoli l’uomo ha geneticamente dimenticato questo istinto, che sicuramente aveva, ma ha smarrito lungo la strada questo misterioso ingrediente della Vita; lo ha rimpiazzato con leggi, decreti, ordini, che però hanno portato corruzione, guerre, disonestà, privilegi assurdi, una moltitudine di persone sofferenti e una minor parte in perenne vacanza sullo yatch. Le leggi sono ormai inevitabili, è vero, anche concordare le regole essenziali per poter vivere in società è necessario, visto che l’uomo ha perso l’istinto. Eppure, dopo millenni, sorge in noi la domanda delle domande: perché persistono queste nefande condizioni che l’uomo perpetua a vantaggio di pochissimi e a danno di tutti?
È probabile che l’essere umano abbia dimenticato la sede decisionale che precede qualunque legge e qualunque regola: la nostra coscienza. Un altro aspetto immateriale e mai quantificabile o verificabile scientificamente, la coscienza è al di là di tutto, imparziale, giusta guida per orientarci, colei che ci spinge alle azioni più virtuose e che ci frena di fronte all’atto iniquo, prima ancora di aver letto una legge che vieta qualsivoglia azione. La coscienza è quella voce che ci fa distinguere la Verità nel momento in cui anche la legge è ingiusta e corrotta ed è sufficiente solamente qualche ricordo scolastico della storia italiana del secolo scorso per avere un immediato esempio, anche se è una minaccia persistente in qualunque momento storico e sociale, a qualunque latitudine.
E se l’uomo ascoltasse in primis la propria coscienza? Quante cose potrebbero essere evitate? Ma ancora meglio, quante cose straordinarie saremmo capaci di compiere? E se Madre Natura avesse progettato proprio questo per l’uomo? La coscienza come istinto? Non si rischierebbe nulla a seguirla.
Quindi potrebbe avere senso pensare ad un parallelismo: in Natura vige l’istinto, nell’uomo dovrebbe prevalere la coscienza. Detto fatto, si ritroverebbe un equilibrio perduto con il mondo che ci circonda, ma totalmente, non solo con la Natura, anche tra gli esseri umani. Un ben noto equilibrio perduto che purtroppo è diventato solo un mito da inseguire o sfruttare come pubblicità, però è realmente esistito all’alba dei tempi ed è intorno a noi, basta osservare animali e piante. Di esempi coscienziosi nella società umana ce ne sono molti, spesso nascosti, ma è sufficiente chiudere gli occhi, raccoglierci e scoprire che la Verità è a portata di mano: provare per credere.
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