«Siamo diventati grandi grazie all’uso sontuoso delle nostre risorse e abbiamo solo motivo di essere orgogliosi della nostra crescita. Ma è giunto il momento di chiedersi seriamente cosa accadrà quando le nostre foreste saranno scomparse… È giunto il momento per noi, come nazione, di esercitare la stessa ragionevole lungimiranza nell’affrontare le nostre grandi risorse naturali che qualsiasi uomo prudente dimostrerebbe nel conservare e utilizzare ampiamente la proprietà che contiene la garanzia di benessere per sé e per i suoi figli».
Un discorso straordinario e visionario, quello che Theodore Roosevelt, 26° Presidente americano, pronunciò nel 1908 – e che sarebbe bello anche oggi venisse replicato in ogni Paese del mondo e specialmente nel suo. A celebrare l’eredità di un Presidente che si adoperò molto per la protezione del patrimonio naturale americano è la nuovissima Theodore Roosevelt Presidential Library (www.trlibrary.com), inaugurata il 4 luglio nei pressi di Medora, in North Dakota.
- © Theodore Roosevelt Presidential Library
- © Theodore Roosevelt Presidential Library
Un progetto avveniristico
Nelle Presidential Library sono conservati e resi disponibili documenti, libri, collezioni e oggetti appartenuti a ogni Presidente; e quella dedicata a Roosevelt, che ancora mancava, sorgerà di fianco al parco nazionale che porta il suo stesso nome, un fantastico paesaggio di calanchi, fiumi e praterie ancora poco visitato dai turisti che frequentano il West americano.
L‘edificio rispetta tutti i canoni della sostenibilità. Progettata dallo studio norvegese Snøhetta, la Library ha ricevuto il marchio LBC, ovvero Living Building Challenge, una certificazione “filosofica” che prevede la progettazione e realizzazione di edifici funzionanti in modo pulito, bello ed efficiente così come lo richiede un’architettura ispirata alla natura. Tutto è stato pensato in termini di risparmio energetico, di armonia con il paesaggio, di rigenerazione: spazi che si sviluppano per lo più sotto il livello del suolo, un tetto verde che crea continuità con l’ambiente, pompe di calore geotermiche e pannelli solari, materiali il più possibile locali. Quattro gli zero previsti: zero emissioni, zero rifiuti, zero acqua, zero energia.
Anche il benessere del visitatore è preso in seria considerazione, per un’esperienza di godimento e di relax. E al progetto della Library sono connesse attività di recupero ambientale, come la piantumazione di specie native. In poche parole, un progetto avveniristico, che merita di essere visitato soprattutto in una fase così grigia per la storia dell’ambientalismo americano.
L’eredità di un presidente conservazionista
Theodore Roosevelt (1858-1919), durante il suo mandato dal 1901 al 1909 creò il sistema moderno delle aree protette americane, affidando allo Stato il compito di conservare grandi territori naturali. Nel 1906 firmò l’Antiquities Act, una legge che permette al presidente di dichiarare alcune aree di grande valore storico o naturale come monumenti nazionali. E istituì varie aree protette, tra cui il Crater Lake National Park, il Wind Cave National Park, il Mesa Verde National Park, proteggendo in totale oltre 80 milioni di ettari di foreste, riserve naturali e territori. In poche parole, fu il presidente che trasformò la conservazione della natura in una responsabilità nazionale.
Le terre oggi tutelate dal Theodore Roosevelt National Park sono il luogo che contribuì a formare la convinzione di Roosevelt che la natura americana dovesse essere protetta per le generazioni future. Roosevelt visse in questa regione negli anni Ottanta dell’Ottocento, dopo la morte della moglie e della madre, e l’esperienza nella natura del Dakota influenzò profondamente la sua visione della conservazione, contribuendo alla sua futura politica ambientale da presidente.
Nel Parco si trova ancora la Maltese Cross Cabin, la piccola abitazione dove Roosevelt visse durante i suoi anni da allevatore.
La nuova Library è dunque un motivo ulteriore per visitare un Parco già ricco di storia e di storie, peraltro straordinario per il suo ambiente naturale: le Badlands del North Dakota offrono scenari di colline colorate, canyon, formazioni rocciose scolpite dall’erosione e ampie praterie che cambiano colore con la luce del giorno. I turisti sono sempre pochi, rispetto ad altri grandi Parchi del West americano. E non è affatto raro osservare in tutta tranquillità grandi branchi di bisonti americani, cavalli selvatici, cervi, antilocapre, coyote, aquile testabianca e cani della prateria, che spesso si incontrano lungo le strade panoramiche del Parco.
- © Theodore Roosevelt Presidential Library
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