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ECOTURISMO vai alla rubrica

Spagna selvaggia: il progetto di “rewilding” tra Castiglia e Aragona

Nel cuore della penisola iberica, un’area grande come l’Umbria è oggetto di un ambizioso progetto di conservazione

Spagna selvaggia: il progetto di “rewilding” tra Castiglia e Aragona
Mirador de Zaorejas, Guadalajara. © Neil Aldridge

Stefano Brambilla Stefano Brambilla 4 mesi fa

Si sente spesso dire che la Spagna è “vuota”. Nel senso che al di fuori delle grandi città, in particolare nell’area centrale della penisola, sono molti gli spazi dove abitano pochissime persone. Poche persone vuol dire però molta natura: è il caso della zona tra Cuenca, Teruel e Guadalajara, al confine tra le comunità autonome di Castiglia la Mancia e Aragona, dove altipiani ricoperti da foreste di pini, di querce e di ginepri si alternano a steppe e spettacolari canyon fluviali.

 

Un ambiente spettacolare di per sé, che tuttavia potrebbe offrire condizioni ancora più favorevoli per la conservazione di alcune specie animali e nello stesso tempo favorire un turismo rispettoso della natura, con il coinvolgimento delle comunità rurali. È questa l’idea di fondo di Rewildling Europe, ong nederlandese che ha scelto le Iberian Highlands – circa 8500 chilometri quadrati, una superficie paragonabile a quella dell’Umbria – insieme ad altre 10 in tutta Europa per iniziare a “rendere di nuovo selvaggio” il Vecchio Continente. L’obiettivo: “dimostrare i benefici di una natura più selvaggia e ispirare altri a impegnarsi nel rewiliding”.

cavallo di Przewalski

© Daniel Allen Un cavallo di Przewalski a Villanueva de Alcorón. © Daniel Allen

Cavalli e bisonti

Molti i progetti già in essere, grazie al contributo di numerosi esperti e sponsor pubblici e privati. Ultimo tassello in ordine di tempo, il rilascio nell’area di bisonti europei e di cavalli di Przewalski. Un grande evento in cui i grandi mammiferi, provenienti da varie zone europee, sono stati o saranno immessi in natura, nell’ambito di un progetto di ricerca che ha l’obiettivo di capire come queste specie possono contribuire al ripristino degli ecosistemi mediterranei. Si crede infatti che la presenza di bisonti, tauros (bovini simili agli antichi uri) e cavalli selvatici darà una grande mano all’ambiente: potrà infatti ripristinare i processi naturali di pascolo, impedendo che il bosco ricopra tutte le zone di prateria (in assenza di branchi di grandi erbivori) e favorendo la nidificazione di varie e rare specie di uccelli amanti degli ambienti steppici, come l’allodola del Dupont, la gallina prataiola, l’otarda e la ganga. Ridurre gli arbusti del sottobosco significa tra l’altro anche prevenire gli incendi boschivi, un problema tutt’altro che secondario con le estati sempre più calde e aride causate dal cambiamento climatico.

Cavalli di Przewalski

Cavalli di Przewalski nella neve. © Pedro Antonio Benito

In particolare, nove bisonti europei sono arrivati a gennaio 2026 nel villaggio di El Recuenco, nella provincia di Guadalajara: sono ora in un recinto di adattamento e verranno poi rilasciati in un’area recintata di 400 ettari, studiati da un team di ricerca internazionale. È la prima volta che questa iconica specie viene reintrodotta in quest’area. Il Comune, che come molti altri della Spagna interna ha subito un declino socio-economico in tempi recenti, spera che oltre a prevenire i fuochi i bisonti attraggano visitatori e contribuiscano a creare nuove opportunità. A novembre 2025, invece, sei cavalli di Przewalski – l’ultimo, vero cavallo selvatico rimasto al mondo – sono stati rilasciati nel Parco naturale dell’Alto Tago, seguendo altre reintroduzioni di Rewilding Europe negli anni precedenti. Vengono in mente le pitture rupestri di Altamira, dove gli uomini preistorici avevano raffigurato proprio cavalli e bovini selvatici…

Lince iberica

Lince iberica (Lynx pardinus) nel Parque Natural Sierra de Andújar, in Andalusia. Endemica e vulnerabile secondo l’IUCN. © Staffan Widstrand

I grandi predatori

Altre azioni riguardano i grandi predatori al vertice della catena alimentare, scomparsi dall’area. La reintroduzione della lince iberica (detta anche pardina) e dell’avvoltoio monaco, per esempio, potrebbe ristabilire la catena alimentare presente un tempo nella zona; e, con il tempo, portare un turismo naturalistico e fotografico, così come già avviene in Andalusia. Un obiettivo del progetto è proprio quello di lavorare con le comunità per dimostrare quanto un turismo rispettoso della natura possa portare beneficio alle popolazioni, diversificando e rafforzando l’economia. Ancora, tra le azioni del progetto di Rewilding Europe c’è anche la conservazione di una foresta vergine: la ong si impegna a compensare i proprietari della foresta (per lo più piccoli Comuni) per la perdita dei ricavi derivanti dal legname. Non solo: sono stati firmati accordi pionieristici per promuovere un cambiamento nella gestione forestale che favorirà la rigenerazione naturale.

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In poche parole, in Spagna (così come in vari altri Paesi, tra cui l’Italia, nella zona dell’Appennino centrale) è in atto un avveniristico processo per tenere in equilibrio le esigenze dell’uomo e quella della natura. Spesso si è portati a pensare che senza l’uomo la natura “faccia naturalmente il suo corso”: non è sempre così, soprattutto in zone antropizzate come quelle europee, dove il paesaggio è sempre stato plasmato dalla mano umana. Aiutare la natura a ricreare “ecosistemi funzionali”, che portino benefici sia alla biodiversità sia all’uomo, è una delle grandi sfide di oggi.

 

Info: rewildingeurope.com e www.rewilding-spain.com

Esperienze turistiche su: wilderplaces.com.

Cobeta

Vista aerea della città di Cobeta. Geoparco Molina Alto Tajo. Guadalajara. Castiglia-La Mancia. © Juan Carlos Muñoz Robredo / Rewilding Europe

 

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