Squalo balena, megattera, dingo, wallaby delle rocce, cacatua bianco, manta, tartaruga verde. Sembra un mazzetto di figurine da attaccare su uno di quegli album che facevo da bambino, invece sono gli avvistamenti della mia prima giornata nel Western Australia. Tutti insieme, così, uno dietro l’altro. Come in un documentario, uno di quelli della BBC condotti da David Attenborough: soltanto che David, per una volta, sono io.
Nella foto in alto, in apertura del servizio: la “Nature’s Window” una finestra naturale che incornicia il fiume Murchison: la spettacolare formazione di arenaria è una delle attrazioni più popolari del Kalbarri National Park, raggiungibile con una piccola passeggiata. © Stefano Brambilla
La location in cui sono girate le riprese è Ningaloo Reef, sulla punta nordoccidentale dell’Australia, là dove la linea di costa di quest’enorme isola-continente piega verso nordest. È la prima tappa del viaggio che mi porterà lungo tutta la costa dello Stato più occidentale dell’Australia: uno Stato grande oltre otto volte l’Italia e popolato da neanche tre milioni di persone. Il regno della libertà, il paradiso della natura.

Nel Western Australia sono frequenti i cartelli che segnalano il possibile attraversamento degli emù. © Stefano Brambilla
La piccola barriera incantata
Di questo paradiso Ningaloo Reef è senza dubbio una punta di diamante. Capisco subito da questa prima giornata che qui ci si può venire per molti motivi. Il primo è il paesaggio: una distesa di gole rocciose che raggiungono un mare cristallino, bordato da spiagge di sabbia chiara e finissima. Un ambiente ancora selvaggio, con pochissime infrastrutture: soltanto una strada che corre parallela alla costa, qualche campeggio, il centro visite del parco nazionale. Niente case, niente paesi – il più vicino è Exmouth, a una quarantina di chilometri, neanche duemila anime. Il secondo motivo è la piccola e bellissima barriera corallina a poca distanza dalla costa, raggiungibile facilmente anche a nuoto (a differenza della “sorella maggiore” del Queensland): un reef ancora ben conservato, ricchissimo di colori e forme di vita, che non ha subito sbiancamenti o contrazioni negli ultimi anni. Ti tuffi ed è subito un arcobaleno di coralli, pesci e tartarughe. E poi c’è la megafauna.

La barriera corallina di Ningaloo Reef che a differenza della Grande Barriera Australiana è accessibile anche dalla costa facendo snorkelling. © Tourism Western Australia
Mi imbarco per un’escursione con una delle poche barche autorizzate ad avvicinare gli squali balena: perché a Ningaloo, da marzo a fine luglio, arrivano queste enormi creature a banchettare con lo zooplancton prodotto dai coralli. Siamo una ventina di persone, tutte elettrizzate dal poter nuotare vicino al pesce più grande della Terra. Quando ci buttiamo in acqua con maschera e pinne, disponendoci in fila indiana dietro l’istruttrice, non abbiamo punti di riferimento: siamo in mare aperto, non si vede altro che blu. Poi arriva lui, ed è ancora più grande di quanto potessimo pensare, una gigantesca astronave che sfila placida sfiorando la superficie, 8 metri di potenza gentile. Per un attimo il respiro si ferma, il cuore non batte. Siamo così piccoli, e lui è talmente lontano da ogni paragone. Torniamo a bordo euforici. Prima di rientrare al molo, ci aspettano anche mante e megattere che danno spettacolo saltando fuori dall’acqua. Come se qualcuno avesse voluto mandarci qualche altro segnale per farci capire quanto questo luogo è ricco e prezioso.
Shark Bay, tra delfini ed echidna
Parto, inizia la mia discesa verso sud. Le strade sono dritte, drittissime, con l’orizzonte che si profila lontano. I cieli cosparsi di nuvole bianche, il bush senza soluzione di continuità, una distesa di arbusti che spuntano dalla terra rossa. Si respira un’aria di grandezza e insieme di solitudine. A momenti sono pervaso da una sensazione inedita: è come se fossi ritornato alla notte dei tempi, mi sento come se la linea del tempo avesse preso un corso diverso. “Prossimo distributore tra 180 km”, dice un cartello: in mezzo, neanche una casa, nulla.
Mi fermo a Coral Bay, altro avamposto sull’oceano, regno dei camperisti che con una birra in mano aspettano sulla spiaggia il tramonto; poi a Carnarvon, dove qualche ettaro di terra produce banane e frutta tropicale da inviare giù a Perth. La tappa successiva è Shark Bay, chiamata dagli aborigeni Gutharraguda, letteralmente “due baie”: e basta guardare una cartina per capire perché. Due lunghissime penisole si protendono nel mare, formando altrettanti golfi profondi. Un’area da record: non solo perché su una linea di costa lunga oltre 1500 chilometri vive appena un migliaio di persone, ma perché qui si trova una delle praterie marine più grandi al mondo, una delle più numerose popolazioni di dugonghi e una delle più importanti formazioni di stromatoliti, le antichissime strutture edificate da cianobatteri che con la loro fotosintesi hanno contribuito a creare l’atmosfera terrestre.
È un’area ricchissima di attrazioni: cammino a lungo su Shell Beach, una spiaggia formata solo da piccolissime conchiglie; mi affaccio a Eagle’s Bluff, una scogliera da cui si vedono, nel mare sottostante, piccole razze; arrivo a Monkey Mia, il sito più famoso dell’area, dove da oltre 40 anni una famiglia di tursiopi indopacifici si reca vicino alla riva per prendere qualche pesce dalle mani dei ranger.

È da oltre 40 anni che ogni mattina un piccolo gruppo di tursiopi indopacifici nuota vicino alla riva a Monkey Mia dove i ranger li nutrono con una piccola quantità di pesce per garantire che continuino a cacciare in modo naturale. © Tourism Western Australia
Ma l’esperienza più significativa è quella che faccio nel vicino Francois Peron National Park, dove vengo accompagnato da una guida aborigena. Su una 4×4 viaggiamo per le piste di sabbia rossa fino a punti panoramici che sembrano usciti da uno screensaver del computer o da una foto modificata su Instagram: l’ocra della terra ferrosa contrasta con il cobalto del cielo e il turchese del mare con sfumature così sature e vivide che mando foto a casa e nessuno crede che siano reali. Sterne di varie specie volano in cielo, nel mare affiorano squali, un’echidna ci attraversa la strada. La guida dice che questo luogo è così da sempre, gliel’ha raccontato sua nonna a cui l’aveva raccontato sua nonna e così via, chissà per quanto tempo addietro. Aggiunge che gli aborigeni sorveglieranno che così rimanga per sempre. Mi auguro in cuor mio che abbia ragione: forse in Australia sono giunti davvero i tempi per cui questo possa succedere.

Un tratto di costa del Francois Peron National Park, nell’area di Shark Bay, dove la terra rossa ferrosa tipica dell’Australia incontra l’azzurro dell’oceano Indiano. © Tourism Western Australia
Laghi rosa e sabbie gialle
Proseguo verso sud. Altre ore di auto, altri panorami sconfinati, con il bush che a mano a mano che ci si avvicina a Perth si trasforma in una ordinata campagna. Ad attendermi tre attrazioni in cui la natura si è sbizzarrita in modi ancora diversi, regalando a questo tratto di costa una serie di gioielli che si sgranano come un rosario. La prima sono le gole del Kalbarri National Park, scavate in milioni di anni da placidi corsi d’acqua, luogo ideale per camminare su rocce antiche tra voli di pappagalli. Una nuova attrazione, la Skywalk, una piattaforma di acciaio brunito che si protende nel vuoto, regala una vertigine mozzafiato. La seconda è il Pink Lake, lago dalle acque insolitamente color rosa, viola, lilla a seconda delle zone dello specchio d’acqua e della luce del giorno: merito di una piccola alga, la Dunianella salina. Per vederlo nel migliore dei modi, prendo un piccolo aereo che lo sorvola, fino ad atterrare poi a East Wallabi, isoletta dell’arcipelago delle Abrolhos, dove un falco pescatore fa il nido e piccoli e quieti tammar – marsupiali simili a wallaby – spuntano tra la macchia.

La Hutt Lagoon, detta anche Pink Lake, tra Kalbarri e Geraldton; lo straordinario colore è dovuto alla presenza di un’alga, la Dunianella salina, che produce carotenoidi. © Stefano Brambilla
La terza sono i Pinnacles, spuntoni di roccia che escono dalla sabbia gialla del Nambung National Park: mi ritrovo a camminarci in mezzo sul far della sera, senza che ci siano sentieri o passarelle da seguire, in totale libertà. Rosso, rosa, giallo, azzurro: difficile immaginare tavolozze più ampie, ma ci pensano i lorichetti arcobaleno del Kings Park di Perth, dove mi fermo per una breve sosta, a farmi cambiare subito idea.

Un panorama del Nambung National Park, circa 200 km a nordovest di Perth. Tutela il Deserto dei Pinnacoli, un’area famosa per la presenza di migliaia di formazioni calcaree dalle forme più svariate. © Stefano Brambilla
Gli occhi del numbat
L’ultima parte del viaggio la dedico all’angolo sudoccidentale dello Stato, una regione biogeografica a sé, annoverato tra gli hotspot mondiali di biodiversità: qui sono presenti 8000 specie di piante, di cui ben il 75% endemiche, e molti animali rari, spesso endemici, tra cui 7 mammiferi, 13 uccelli, 24 rettili. Un patrimonio eccezionale, grazie alla particolare situazione climatica dell’area e al suo isolamento dal resto del continente, che oggi è minacciato sia dalla distruzione degli ecosistemi, sia dalle specie invasive (vedi box).
Sulla spiaggia di Cheynes, lungo la costa meridionale, ammiro le eccezionali piante della macchia, dai fiori così grandi, strani e incredibili: soprattutto le tante specie di Banksia, che attirano con il loro nettare uccelli mangiamiele, opossum pigmei e cacatua neri. Tra la vegetazione fittissima attorno a Cheynes vivono tre uccelli che praticamente non si trovano altrove, tanto sono rari e circoscritti a un’area limitata: ascoltarli non è difficile, ma vederli è una sfida per i più determinati tra i birdwacher (soprattutto l’uccello dei cespugli chiassoso, una specie particolarmente esigente nella scelta dell’habitat, visto che occupa soltanto territori che hanno subito incendi nei 50 anni precedenti).

Una Banksia coccinea, specie endemica di un breve tratto di costa meridionale del Western Australia, fotografata vicino a Cheynes Beach. Grandi produttrici di nettare, le 170 specie di banksie australiane sono una parte vitale della catena alimentare nel bush. © Stefano Brambilla
Poi mi dirigo nel Dryandra Woodland National Park – uno scampolo di vegetazione nativa in mezzo a un’area intensamente coltivata – dove cammino da solo tra grandi eucalipti, circondato da canguri e kookaburra. Mi guardo attorno: so che questo è uno dei pochissimi luoghi dove è ancora possibile incontrare un numbat, detto anche mirmecobio, un piccolo marsupiale che si nutre soltanto di formiche. Scruto tra i tronchi caduti, cerco tra i cespugli, sobbalzo a ogni piccolo movimento tra l’erba secca. E poi ci pensa lui a farsi vedere, un folletto a pochi metri di distanza. Si alza sulle due zampe posteriori, come se fossi un oggetto curioso da esaminare. Guardarlo nei suoi piccoli e vispi occhi mi dà speranza: la speranza che i suoi occhi possano ancora incrociare quelli umani, negli anni che verranno. E insieme ai suoi quelli dello straordinario mondo naturale del Western Australia.
La terra dei marsupiali
- Il bilby, raro marsupiale fotografato a Barna Mia, un ampio santuario recintato e a prova di predatori all’interno della foresta di Dryandra. © Stefano Brambilla
- Il canguro grigio occidentale (diffuso a Pinnacles e Dryandra). © Stefano Brambilla
Quando si cammina nei parchi del Western Australia si incontrano spesso cartelli con la scritta “1080 poison risk”. Mettono in guardia dal “ten eighty”, un potente veleno che viene sparso su esche allo scopo di distruggere i più pericolosi nemici della fauna locale: gli animali alieni. Quella dell’Australia contro le specie importate dagli europei – ratti, gatti e volpi rosse in primis – è infatti una guerra senza esclusione di colpi. Sono loro ad aver causato l’estinzione di numerose specie native e ad aver provocato la drastica diminuzione di molte altre, specialmente piccoli marsupiali che per migliaia di anni non avevano mai avuto predatori (se non qualche uccello rapace) e che si sono ritrovati all’improvviso a dover competere per la vita con organismi contro i quali non avevano sviluppato difese. L’unico modo per cercare di fermare il declino è quello del contenimento o dell’eradicazione degli alieni: se sulle piccole isole questo è possibile, seppur con ingenti sforzi ed enormi budget, sulle grandi estensioni è invece molto più complicato e il fluoroacetato di sodio (il “1080”) è considerato la soluzione migliore, visto che ha effetti meno impattanti sulla fauna locale. Tra le specie più a rischio, il quenda e il numbat, endemici del Western Australia; entrambi si possono ancora osservare a Dryandra.
- Il wallaby delle rocce dai fianchi neri (Cape Range National Park). © Stefano Brambilla
- L’echidna, un monotremo (mammifero che depone le uova e allatta i piccoli), avvistabile a Shark Bay e a Dryandra. © Stefano Brambilla
Informazioni – il viaggio in pratica
Per recarsi in Western Australia il viaggio è lungo (dalle 16 alle 24 ore di volo) ma non presenta particolari problemi. Con Qantas si vola direttamente da Roma a Perth; in alternativa esistono voli dall’Italia con scalo nei Paesi arabici (Qatar Airways, Emirates) o Singapore (Singapore Airlines).
Necessario il passaporto e il visto elettronico 651, gratuito, da fare online su immi.homeaffairs.gov.au.
Arrivati a Perth, per ripercorrere il viaggio descritto nell’articolo, si vola a Learmonth/Exmouth con QantasLink e poi si noleggia un’auto da consegnare a Perth al ritorno. Tutti i luoghi e i Parchi citati non richiedono una 4×4, eccezion fatta per il Francois Peron National Park (che si può tuttavia visitare con un’escursione guidata); le strade sono ovunque ottime, uniche accortezze il fare rifornimento ove possibile (le stazioni di servizio, soprattutto al nord, sono rare) e non guidare di notte (per possibili attraversamenti di animali selvatici).
Per pianificare il viaggio:
- punto di partenza è il sito dell’Ente del turismo, www.westernaustralia.com (in inglese);
- utile anche www.australiascoralcoast.com.
Siti utili per esperienze naturalistiche:
- squali balena, megattere e diving a Ningaloo Reef: www.exmouthdiving.com.au;
- escursioni con guide aborigene nell’area di Shark Bay: wulagura.com.au;
- leoni marini a Jurien Bay: www.turquoisesafaris.com.au;
- piccoli marsupiali a rischio di estinzione a Dryandra: exploreparks.dbca.wa.gov.au;
Strutture particolarmente adatte ai naturalisti:
- a Dryandra dryandravillage.org.au;
- a Cheynes www.cheynesbeachcaravanpark.com.au.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com












