“Marzo pazzerello splende il sole prendi l’ombrello”. Meglio volgere i passi a quote più basse, dove la neve ha ormai abbandonato il suolo e si può camminare agevolmente nella natura che timidamente comincia a risvegliarsi.
Quindi andiamo in val Pellice, lasciando la vettura poco prima del comune di Angrogna (760 m/slm). Ci avviamo quindi a piedi tra le case e lasciata sulla sinistra la bella “ala” (tettoia) sotto cui si trovano esposte mappe e informazioni, prendiamo la strada a destra, appena dopo l’edificio del Municipio e della “Scola”.
L’asfalto sale gradualmente, supera il monumento ai caduti arriva alla chiesa del cimitero per proseguire ancora in salita tra ampi pascoli e belle vedute. Superata la frazione Albarin arriviamo a una curva a gomito (865 m/slm) da cui si stacca una stradina verso sinistra (cartello “Ghièisa”). La stradina diventa graduale, porta attraverso la frazione Carlevà e termina ad un piccolo parcheggio sterrato.
Al termine dello spiazzo parte una strada sterrata che ci porta in un bosco assai suggestivo, piacevolmente graduale e fiancheggiata da silenti massi muschiati ricoperti da foglie secche.
Un cartello didattico (850 m/slm) ci indica la via: scendiamo a sinistra lungo una bella scalinata e in breve arriviamo alla meta, la Ghièisa d’la Tana (835 m/slm).
No, non è un edificio neoclassico, bensì un anfratto naturale celato tra grossi massi, dove entriamo in maniera abbastanza agevole per trovarci in un ambiente scuro che si rivela una vera e propria cattedrale naturale, con la luce radente che illumina il pulviscolo creando un senso di sacro che poche chiese barocche riescono a rendere.
Perché “chiesa”? Si narra che qui i valdesi si rifugiassero durante le guerre di religione del XIV-XV secolo per svolgere i propri riti. In realtà non è certo che fosse proprio utilizzata a tale scopo, più probabile che si ritrovassero all’aperto dove era facile sfuggire a eventuali incursioni nemiche. Ciò non toglie nulla al fascino di questa “cattedrale” sotterranea che aiuta a ricordare come discriminazioni e violenze siano tuttora, purtroppo, di attualità e che debbano sempre essere combattute.
- Ghièisa d’la Tana. © F. Voglino / A. Porporato
- Ghièisa d’la Tana. © F. Voglino / A. Porporato
Lasciamo a malincuore questo luogo suggestivo e proseguiamo la camminata lungo la sterrata fino ad arrivare alla borgata Odin (850 m/slm) dove si trova un Museo-Scuola, per raggiungere poco oltre il monumento di Chanforan (875 m/slm) che ricorda una storica assemblea qui svoltasi nel 1532, per arrivare infine al Tempio di località Serre e al Museo delle Donne Valdesi (845 m/slm) dove termina la nostra escursione.
Il ritorno è per la medesima via dell’andata.
Una curiosità
All’ingresso della Ghieisa una targa attira la nostra attenzione: ricorda la visita fatta dallo scrittore Edmondo De Amicis che visitò la zona, rimanendone particolarmente colpito: «Certo che doveva destare una commozione profonda il pastore dalla lunga barba bianca che da quel pulpito di roccia, al chiarore d’una fiaccola, predicava con voce sommessa alla folla, pigiata in quella specie di cripta selvaggia, in cui ciascuno poteva temere di essere entrato per non uscirne mai più». (E. De Amicis, Alle porte d’Italia – 1888)
La religione Valdese
Nasce attorno al 1170 a Lione e prende il nome dal riformatore Valdo. Ben presto perseguitata come eresia, si attesta in Piemonte nella prima metà del Cinquecento nelle vallate del Pellice, del Chisone e del Germanasca. La Controriforma segna un periodo buio, culminato con le “Pasque Piemontesi” del 1655 dove le vallate vengono occupate e i valdesi massacrati e allontanati. Torneranno solamente nel 1689 percorrendo quello che diventerà noto come il Glorioso Rimpatrio: da Ginevra, in Svizzera, 250 chilometri in 14 giorni di marcia affrontando insidie della montagna e scontri armati. Solo nel 1848 la religione valdese verrà riconosciuta da Carlo Alberto di Savoia e per commemorare tale evento ancora oggi vengono accesi falò sulle montagne la sera del 17 febbraio.
Note
Dati sola andata
Lunghezza: 3 km
Dislivello: +150 -60 m
Tempo al netto delle soste: 1 h
Attenzione: il percorso è facile e intuitivo ma prima di ogni escursione è sempre buona norma informarsi sulle condizioni meteo ed eventuali allerte (arpa.piemonte.it).
Link utili
- Sentiero storico Ghièisa d’la Tana. © F. Voglino / A. Porporato
- Sentiero storico Ghièisa d’la Tana. © F. Voglino / A. Porporato
- Sentiero storico Ghièisa d’la Tana. © F. Voglino / A. Porporato
- Sentiero storico Ghièisa d’la Tana. © F. Voglino / A. Porporato
- Sentiero storico Ghièisa d’la Tana. © F. Voglino / A. Porporato
- Sentiero storico Ghièisa d’la Tana. © F. Voglino / A. Porporato
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