Nonostante la civetta (Athene noctua) sia ampiamente distribuita in gran parte dell’Europa, dell’Asia e del Nord Africa e classificata dalla Lista Rossa dell’IUCN con lo status “meno preoccupante”, le popolazioni locali di molti stati europei stanno registrando dei trend negativi, che fortunatamente al momento non riguardano l’Italia.
Questo a causa dell’intensificazione agricola, che riduce la disponibilità di cibo e di siti per la nidificazione. In particolare, in Danimarca, dove la specie è passata dall’essere negli anni ’70 la specie di gufo localmente più abbondante a rapace notturno a rischio di estinzione, con meno di 100 coppie negli anni 2000 e 11 coppie nidificanti nel 2020.
Per far fronte al declino e invertire la tendenza, dal 2009 è stato fornito alle coppie di civette cibo supplementare così da aiutare questi uccelli nei momenti più difficili dell’anno, in primavera, per supportarne il successo riproduttivo, e in inverno quando le prede scarseggiano.
I programmi di alimentazione sono utili ma per ottenere popolazioni naturalmente sostenibili sono necessari il ripristino di un’adeguata qualità dell’habitat e disponibilità di prede.
Le informazioni sull’uso dello spazio offerte oggi dalla tecnologia di bio-logging per il monitoraggio della fauna selvatica si rivelano quindi cruciali per pianificare iniziative di ripristino ambientale mirate alla conservazione delle singole specie.
Poche settimane fa è stato pubblicato sulla rivista scientifica Plos One un caso di studio molto importante finalizzato proprio a individuare i movimenti spazio-temporali e la selezione dell’habitat nella civetta (Athene noctua).
Lo studio ha visto la collaborazione tra un team di ornitologi danesi e della repubblica ceca, un’altra area in cui la civetta soffre di regressione demografica. Nelle estati del 2019 in Danimarca e nel 2020 in Repubblica Ceca, grazie all’installazione di alcune trappole sono stati catturati 6 adulti in entrambe le nazioni.
Gli animali sono stati dotati di un sistema a zaino GPS in grado di trasmettere con uno scarto di 2-4 metri i dati relativi al posizionamento nella fascia compresa tra le ore 20 e le 5 del mattino seguente.
I risultati ottenuti hanno permesso di scoprire dei comportamenti molto diversi tra le due popolazioni di civette danesi e ceche.
I maschi danesi di civetta si muovevano su un territorio in media di 62 ettari. Un vero record per la specie ma quello che sorprende è che nella ricerca delle prede i maschi della Danimarca si muovevano su distanze sino a 4 volte maggiori rispetto agli individui studiati in Repubblica Ceca.
In Danimarca lo spostamento maggiore dal nido è stato di 1753 metri, sempre compiuto dal maschio di una coppia di civette, mentre le femmine in entrambe le aree monitorate hanno mantenuto una maggior vicinanza ai nidi senza sostanziali differenze.
Un altro aspetto interessante da valutare è il rilevamento di spostamenti significativamente maggiori in presenza di giornate piovose nei comprensori danesi.

Panoramica delle aree di studio e delle traiettorie di movimento delle civette. (a) Località delle aree di studio. Le mappe principali mostrano traiettorie di movimento esemplari di femmine (linee rosse) e maschi (linee blu) per gli individui nella Repubblica Ceca (b) e Danimarca (c). La posizione del nido è mostrata come un punto giallo. (© plos.org)
Qualcuno potrebbe chiedersi cosa cambia se le civette si spostano di più
I grandi spostamenti dei maschi in Danimarca convergono con la situazione demografica della specie in quella regione e si spiegano con la minore disponibilità di prede che costringe i maschi, principali fornitori di cibo alla nidiata, a compiere sforzi maggiori.
Questi grandi spostamenti ovviamente si riflettono anche sui tempi di rifornimento delle giovani civette nel nido e nondimeno sui rischi di sopravvivenza della medesima nidiata.
Inoltre, più le civette si spostano dal nido e maggiori sono i consumi di energia e i rischi di mortalità cui sono esposte.
Questa ricerca davvero innovativa ci fornisce una chiave di lettura precisa sulle difficoltà delle civette danesi e può costituire un modello da seguire per salvaguardare questa ed altre specie in crisi in altre zone d’Europa.
La scienza ci offre gli strumenti, spetta a noi credere e tentare di invertire i trend negativi di molte specie di rapaci.
SEMPRE INFORMATI!
Per rimanere aggiornato su tutte le news sulla Natura, selezionate dalla nostra redazione, iscriviti alla newsletter di rivistanatura.com
Basta inserire l’indirizzo e-mail nell’apposito modulo qui sotto, accettare la Privacy Policy e cliccare sul bottone “Iscriviti”. Riceverai così sulla tua mail, due volte alla settimana, le migliori notizie di Natura! È gratis e ti puoi disiscrivere in qualsiasi momento, senza impegno
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





