Se vi capita di attraversare l’aeroporto di Roma Leonardo da Vinci alzate gli occhi e ammirate, nella cornice della piazza dell’area di imbarco, l’opera dell’artista Marcantonio denominata “Grande Anima”.
Si tratta di un’opera di arte contemporanea, dal grande impatto visivo, lunga 12 metri e pesante più di 700 chilogrammi, raffigurante lo scheletro di una balena illuminato all’interno da lampade originarie da tutto il mondo.
Le luci che illuminano l’enorme installazione rappresentano l’anima ancora accesa e allo stesso tempo anche la nostra società: se l’animale vive infatti dipende da noi.
È un invito, dunque, a riflettere su come la natura sia nelle nostre mani e abbia bisogno delle nostre cure, poiché la bellezza del mondo oltre a essere delicata, è strettamente collegata ai comportamenti umani.
Con “Grande Anima”, si punta a educare l’opinione pubblica attraverso la cultura, su temi ambientali quali: il risparmio dell’acqua e il recupero della plastica, prima causa di inquinamento dei mari.
«Grande Anima ci invita a riflettere sulla condizione dei nostri oceani. Ma è forte anche la componente onirica, il sogno e la favola che questa visione suscita. Voglio creare bellezza, non denuncia, sogno e non retorica. In questo gioco indefinito e agrodolce tra rappresentazione drammatica e visione magica la balena vive, vola accesa di luci che appartengono al nostro mondo, alla nostra società: le luci siamo noi» sostiene Marcantonio, l’autore dell’opera.
Attraverso un QR code sui pannelli attorno all’istallazione i viaggiatori potranno anche ascoltare, via podcast, il racconto “Grande Anima – La balena di Fiumicino”, che narra la storia della balena grigia arrivata nel 2021 a largo di Fiumicino dopo varie tappe.
Ma che ci faceva una balena a Fiumicino?
Si pensa che un tempo le balene grigie abbiano trascorso la loro vita anche nel Mediterraneo, come dimostrerebbero ossa fossili risalenti a circa 2000 anni fa, tanto da far supporre che già gli antichi romani le cacciassero. Attualmente però nei nostri mari questo cetaceo è considerato estinto, eppure ad aprile del 2021, all’altezza della foce del Tevere è stata riconosciuta una rara balena grigia, lunga circa 6 metri.
L’esemplare ha sostato a lungo nella zona, arrivando anche a circa venti metri dalle scogliere, è rimasto lì per alcune ore, fino a che, nel primo pomeriggio, si è inabissato a largo accanto alle piattaforme petrolifere.
La balena grigia era stata avvistata, a partire da metà aprile, prima a Ponza, poi a Baia (Pozzuoli) e infine ad Anzio, fino a risalire sulla costa del litorale romano, non lontano dal vecchio faro di Fiumicino. Pare fosse un esemplare all’epoca giovanissimo e la preoccupazione di un individuo inesperto in acque a lui sconosciute era alta.
L’habitat della balena grigia, infatti, da tempo è ormai solo il Pacifico, sono trascorsi più di 300 anni da quando la specie popolava l’Atlantico, da cui sono sparite dopo una caccia che l’ha portata vicina all’estinzione. Due le ipotesi degli esperti sul perché Wally, così era stato chiamato, si trovasse nel Mar Mediterraneo: potrebbe esser nato nell’Atlantico e dunque questo sarebbe un segnale di un eventuale ripopolamento, oppure, potrebbe essersi perso nuotando dal Pacifico attraverso lo scioglimento dell’Artico.

© E. Lodigiani/Tethys/Guardia Costiera
Una specie in pericolo
I cetacei sono fra gli animali più grandi del pianeta, estremamente intelligenti e complessi, purtroppo, come molte specie anche loro sono minacciate fortemente dalla mano umana, in particolar modo le balene.
In tre paesi, Norvegia, Islanda e Giappone, si continua ancora a uccidere questi mammiferi, solamente perché sono le loro tradizioni locali. Tuttavia, considerando l’attività antropica dell’uomo nei nostri oceani, la caccia commerciale non è più la principale minaccia per loro.
L’aumento crescente del trasporto marittimo si è tradotto in un aumento esponenziale di collisioni tra navi e cetacei. Le balene colpite dalle grandi navi, spesso in seguito all’impatto muoiono e le loro pesanti carcasse sprofondano silenziosamente negli abissi marini.
Quotidianamente sono più di 50.000 le navi tra petroliere, cargo e crociere che attraversano i mari di tutto il mondo, perciò è facile comprendere che questo è una grave minaccia per la salute delle popolazioni di balene. Per queste imbarcazioni, lunghe oltre 400 metri e larghe 60, modificare la rotta in navigazione è un’azione lenta e difficoltosa. D’altro canto le balene si sono evolute nel corso dei milioni di anni in un mare privo di barche, semplicemente inseguendo le loro naturali abitudini per cercare cibo e riparo, dunque non percepiscono l’arrivo delle grandi navi come un pericolo per la loro vita.
Questa problematica purtroppo non è ancora stata risolta e, in attesa di una svolta, le balene continuano a morire per colpa degli scontri con le grandi navi da trasporto.
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