Andrea Giubelli, appassionato lettore di rivistanatura.com, ha voluto condividere il reportage da lui realizzato alle isole Svalbard, nell’Artico norvegese. Ecco il suo racconto e le sue immagini.
«Perché alle Svalbard?». Questa è la domanda che molti mi hanno posto al rientro da questo viaggio. La risposta è racchiusa probabilmente in un sentimento che è maturato nel corso degli anni, in cui la mia passione per la montagna, per la neve e i ghiacciai mi ha portato a visitare questi luoghi. Mentre i ghiacciai delle nostre Alpi si riducono (o addirittura spariscono completamente) a causa del riscaldamento globale, nell’Artico si possono ancora vedere distese di ghiaccio e iceberg che sembrano resistere al cambiamento climatico in corso. Ma purtroppo è solo una impressione, una falsa percezione che hanno le persone che come me vedono quei luoghi per la prima volta.
È sufficiente parlare con chi frequenta quei posti da diversi anni per sapere che la riduzione della superficie del ghiaccio è visibile a vista d’occhio anno dopo anno, che le giornate di pioggia sono sempre più numerose a discapito delle giornate con precipitazioni nevose e che la banchisa polare, estate dopo estate, si ritira sempre più a nord. Le conclusioni potrebbero essere drammatiche, dato che molti scienziati ritengono che l’Artico, così come ci appare oggi, non esisterà più nel giro di qualche decennio.
E l’Artico, alle Svalbard, è davvero grandioso. Il viaggio l’ho effettuato nel mese di giugno, all’inizio dell’estate artica, quando le chiazze colorate di sassifraghe ricoprono i pendii e la fauna è al massimo della sua attività e si possono facilmente vedere balene, foche, renne, trichechi e migliaia di uccelli marini. E naturalmente anche l’orso polare, il cui incontro, anche se nel mio caso è avvenuto ad una distanza di circa 400 metri, è stato emozionante ed indimenticabile.
Per gli altri animali gli incontri sono stati più ravvicinati, sempre a distanze tali da non spaventarli o comunque non disturbarli, usando un teleobiettivo per fotografarli senza interferire così nella loro vita. Poi naturalmente il ghiaccio, con le sue forme e i suoi colori: le numerose isole di ghiaccio frastagliato che preannunciano la tavola piatta, bianca e immensa della banchisa polare; i grandi ghiacciai, come il ghiacciaio Monaco, che scaricano in mare enormi blocchi dalle diverse tonalità di blu; i piccoli iceberg sui quali riposano le foche e gli uccelli marini. E tutto questo con il solo suono delle onde sulla roccia, del vento e delle migliaia di uccelli che fanno la spola tra i nidi e il mare.
A rendere questo viaggio ancora più particolare è stato il sole di mezzanotte. La presenza di luce ininterrotta durante tutta la giornata, con la possibilità di vedere e fotografare “h24”, mi dava una particolare energia che mi impediva di percepire la stanchezza; stanchezza che, anche se non percepita, mi faceva letteralmente crollare nel sonno più profondo appena oscurata la camera da letto.
L’Artico, che nell’immaginario comune equivale a un ambiente molto duro, è allo stesso tempo molto fragile, ed in alcune zone, come le Svalbard, il cambiamento climatico sta avendo conseguenze più pesanti; qui la temperatura media ha avuto un incremento ben maggiore della media mondiale, proprio per quel fenomeno denominato “amplificazione artica”: in breve, la fusione della copertura nevosa e la riduzione della superficie della banchisa polare diminuiscono l’albedo, cioè la proprietà riflettente che “rimanda” nel cosmo l’energia solare. Questa minore proprietà riflettente fa sì che l’energia solare venga quindi trattenuta (dal mare e dalle rocce rimaste scoperte) e riscaldi ancora maggiormente l’ambiente circostante in un circolo vizioso che sembra non interrompersi.
Le Svalbard si stanno difendendo dal fenomeno attuale del sovraffollamento turistico. A Longyearbyen, il solo centro abitato dell’arcipelago, il numero di posti letto è abbastanza limitato e l’ambiente non facilita il turismo “improvvisato”, sia per il clima polare che può essere repentinamente problematico anche in piena estate, sia per il rischio di un incontro con gli orsi polari. Inoltre quasi la totalità del territorio delle Svalbard è parco nazionale, con stringenti regole imposte anche alla navigazione.
La lotta per la sopravvivenza di questi luoghi è quindi tutta compresa nel contrasto al cambiamento climatico, e a oggi sembra una lotta molto difficile.
- Balenottera Azzurra. © Andrea Giubelli
- Urie di Brunnich. © Andrea Giubelli
- Tricheco. © Andrea Giubelli
- Foca barbata. © Andrea Giubelli
- Gabbiano tridattilo in volo sulla banchisa polare. © Andrea Giubelli
- Fronte del Ghiacciaio Monaco. © Andrea Giubelli
- Foca barbata. © Andrea Giubelli
- Re degli edredoni in volo. © Andrea Giubelli
- Urie nere. © Andrea Giubelli
- Foche comuni. © Andrea Giubelli
- Renna delle Svalbard (più piccola della renna “continentale”). © Andrea Giubelli
- Colonia di trichechi. © Andrea Giubelli
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