Lo scorso 29 luglio è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea il Regolamento 2024/1991 sul ripristino della natura, nota come “Nature Restoration Law”, che entrerà in vigore il prossimo 18 agosto. Ovvero il Regolamento diventerà legge e dovrà essere immediatamente applicato.
Abbiamo già parlato di questa Nature Restoration Law, elemento cruciale del Green Deal europeo e approvata sul filo di lana con un solo voto a favore il 17 giugno scorso, dopo un percorso legislativo piuttosto complesso e segnato dall’opposizione di diversi Stati membri, tra cui l’Italia.
Come è noto, la nuova legge mira a ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marittime degradate entro il 2030. A tal fine gli Stati membri dell’Ue saranno tenuti a ripristinare almeno il 30% degli ecosistemi già deteriorati, coperti dalla legge, entro la fine di questo decennio.
Questi traguardi progressivi riflettono l’impegno dell’Unione Europea a favorire una rigenerazione ambientale su larga scala, contribuendo significativamente alla lotta contro il cambiamento climatico e alla preservazione degli habitat naturali.
Un cambio di paradigma delle politiche ambientali comunitarie che passano per la prima volta da azioni “di difesa” a una strategia di “attacco”, che non si limita più a salvare il salvabile, ma punta a ricostruire almeno in parte, quanto perso.
Scadenze e obblighi
Entro il 1° settembre 2026, i 27 Stati membri dell’Unione Europea dovranno presentare alla Commissione Europea un Piano Nazionale di Ripristino. Questo piano dovrà essere elaborato tenendo conto di vari strumenti normativi e strategici già esistenti, tra cui il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec), la strategia nazionale a lungo termine per la riduzione dei gas-serra e la direttiva 2018/2001 sulle fonti rinnovabili.
Questi piani nazionali non solo dovranno delineare chiaramente le azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi di ripristino ambientale, ma dovranno anche dare priorità ai siti della Natura 2000, istituita per garantire la conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario.
Inoltre una volta presentati, questi piani non saranno statici, ma dovranno essere aggiornati periodicamente, con revisioni previste nel 2032, 2042 e 2050.
Ecco dunque che si sta finalmente mettendo in moto la complessa macchina che dovrà arrestare la famosa “strategia del carciofo”, ovvero quell’insieme costante di azioni che, in modo non clamoroso ma costante, hanno progressivamente impoverito la natura europea negli ultimi decenni.
L’occasione è dunque storica e rimane la speranza che anche il nostro Paese, dopo le opposizioni all’approvazione del Regolamento, ora contribuisca alla redazione di un Piano Nazionale finalmente utile per invertire lo scenario.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





