Nella prima parte dell’articolo abbiamo parlato della bellezza della Natura, che riusciamo a riconoscere anche nei processi naturali più semplici o apparentemente banali, come in un tranquillo paesaggio bucolico, nella disposizione dei sassi in una spiaggia o nelle diverse altezze di fiori e steli d’erba quando siamo sdraiati in un prato.
Tutta questa ricchezza e bellezza ci parla di un profondo mistero: quello dell’Intelligenza, della Coscienza Unificata che c’è dietro alla Creazione. Che non può essere così per caso, dal momento che tale bellezza la possiamo riconoscere anche nei nessi e nel funzionamento del mondo naturale.
Come non rimanere incantati dalla perfezione della fisiologia del corpo umano o dei delicati ma perfetti meccanismi che regolano la fotosintesi clorofilliana, il ciclo del carbonio nell’atmosfera o lo sviluppo di una barriera corallina?
Una bellezza e una perfezione che nessun artista umano è mai stato in grado di uguagliare e soprattutto di inventare ex-novo.
Anche le opere d’arte umane più grandi sono sempre un tentativo, parziale per quanto elevato, di imitare la natura e il suo Creatore. Una sonata di Mozart si avvicina ma non potrà mai uguagliare il canto degli uccelli in una mattina di primavera, così come un quadro del grande Turner, bellissimo, non riuscirà a raggiungere i colori e la luce di un tramonto sul mare.
Ma allora qual è il significato di tutta questa bellezza della natura che la nostra specie è in grado di cogliere? Perché il dio creatore che è presente dentro di noi, destinato con l’evoluzione a crescere e a manifestarsi in modo sempre più consapevole, riconosce in questa bellezza il proprio futuro evolutivo!
Perché noi, che siamo già in grado di creare cose nuove (unica fra tutte le specie animali del Pianeta), riconosciamo nella bellezza che ci circonda le modalità e lo scenario finale della nostra evoluzione.
Sebbene oggi ciò a molti non appaia, questo è il nostro destino e tale sentimento dovrebbe accompagnarci tutti, soprattutto quando creiamo qualcosa di nostro (anche solo un pensiero o una battuta). Un sentimento che ovviamente dovrebbe accompagnare in modo particolare e ben nitido quegli umani che intendono fare gli artisti.
Tra l’altro è proprio da questo sentimento latente che c’è in tutti noi (segno della nostra divinità interiore) che nasce il fastidio di fronte a certe brutture, a certe note stonate nell’ambiente che ci circonda, da un sacco di rifiuti abbandonato nel bosco ai colori sbagliati di una casa. E gli umani che non colgono ciò e che magari provocano tali sfregi sono palesemente affetti da patologie non solo culturali ma anche animiche che andrebbero curate!
Ecco dunque che un altro significato nel saper riconoscere tutta questa bellezza della Natura è proprio il fatto che essa è a nostra disposizione. Non per essere imitata in modo pappagallesco, seppur con tecniche più o meno perfette (come i quadri di certi pittori iperrealisti che sembrano fotografie), bensì per imparare dalla natura il suo linguaggio e farlo diventare umano!
Ovvero per far risuonare non solo le componenti estetiche, ma anche quelle parti superiori dell’animo umano, peculiari solo della nostra specie.
Il lavoro del vero artista
L’artista è una persona che, adoperando il linguaggio divino nascosto nella bellezza della natura, sa riconoscere ed adatta quel linguaggio, lo trasforma con il proprio talento e la propria sensibilità (divinità) interiore per essere a sua volta riconosciuto da altre coscienze umane, che attraverso quel linguaggio faranno crescere le parti più alte delle proprie anime. E un artista sarà tanto più grande quanto questo processo avverrà in modo consapevole, con il lavoro e la coscienza di sè e non solo sull’onda di un dono istintivo, di un carisma ricevuto dalla nascita, come appunto avvenuto in molti grandi artisti del passato.
Infine va ricordato che proprio da tali riflessioni un artista (ma in realtà tutti gli esseri umani, in quanto artisti di sé stessi) è chiamato a una grande responsabilità, dal momento che distorcendo e degradando tale processo (e noi umani siamo in grado di farlo, avendo il libero arbitrio) possiamo stimolare e spingere verso il basso, verso processi involutivi, le nostre anime. Come purtroppo possiamo osservare in buona parte dell’arte moderna e nei fenomeni di distruzione della natura del nostro Pianeta, frutti avvelenati dello stesso processo di decadimento interiore di una parte dell’umanità che continua a non riconoscere il divino in sè stessa e nella Creazione.
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