È di solito piuttosto difficile, se non impossibile, stabilire l’esatta data di nascita di una nuova disciplina scientifica, ma esistono le eccezioni: ad esempio, si può indicare con una certa sicurezza il 7 settembre del 1674 come il giorno in cui nacque la microbiologia. Questa era infatti la data riportata su una lettera inviata alla Royal Society di Londra da parte di uno studioso olandese di nome Antoni Leeuwenhoek.
Tutto iniziò in un laghetto olandese
La lettera descriveva le osservazioni fatte al microscopio su un campione di acqua dolce, prelevato da uno specchio d’acqua di nome Berkelse Mere, in cui aveva trovato minuscole forme di vita, mai prima di allora osservate da occhio umano. Lo stupore e la ricchezza di particolari nelle descrizioni fanno trasparire l’entusiasmo dell’autore per la meraviglia che gli si era presentata davanti agli occhi:
“Osservando queste acque… i movimenti di questi animaletti erano così rapidi e così vari – verso l’alto, verso il basso o in tondo, da essere bellissimi da osservare. E ritengo che alcune di queste piccole creature fossero più piccole di mille volte rispetto alle più minute che fossi mai riuscito a osservare sulla crosta del formaggio.”
Le prime microscopiche forme di vita documentate
Leeuwenhoek non aveva avuto formazione scientifica ma era estremamente curioso e dotato di grande entusiasmo e creatività. Per la prima volta nella storia della scienza, nelle sue osservazioni venivano descritte microscopiche forme di vita come le alghe Spirogyra o Euglena, diverse forme di protisti e persino alcuni batteri.
Leeuwenhoek, originario di Delft, non era uno scienziato di professione: la sua attività principale era il commercio di tessuti e aveva scoperto la nuova – ai tempi – tecnologia del microscopio intorno ai trent’anni. Durante un viaggio di lavoro in Inghilterra, nel 1668, aveva approfondito la conoscenza del micromondo grazie al libro Micrographia di Robert Hooke, uno dei primi a perfezionare la tecnologia del microscopio e a renderla nota al grande pubblico.
Il testo, ricchissimo di illustrazioni raffiguranti sezioni vegetali, pidocchi e pulci, particolari di api e di mosche, aveva suscitato un grande clamore nel pubblico e non lasciò indifferente il commerciante olandese che fu attratto, per motivi lavorativi, dalla presenza nel libro di illustrazioni dei dettagli di alcuni tessuti.
La piccola lente che ingrandisce 300 volte
Ritornato in patria, Leeuwenhoek si dedicò sempre più assiduamente alle osservazioni microscopiche. Gli strumenti utilizzati da Hooke e dagli altri microscopisti del tempo consentivano di ottenere poche decine di ingrandimenti ed erano piuttosto costosi e ingombranti.
Leeuwenhoek però era intenzionato ad addentrarsi più in profondità nel micromondo e così sviluppò uno strumento estremamente semplice, dotato di un’unica, piccola lente che consentiva di spingersi fino a quasi 300 ingrandimenti, mantenendo una buona qualità ottica. Ancora oggi, il piccolo – ed economico – microscopio di Leeuwenhoek rappresenta uno splendido esempio di creatività e genio ingegneristico.
Celebrato da tutto il mondo scientifico
Con gli anni e i frequenti scambi con i salotti scientifici, lo scienziato ottenne una grande notorietà, riuscendo a diventare un punto di riferimento per la nascente disciplina della microscopia. La precisione e l’accuratezza delle sue osservazioni, il grande talento nel creare campioni da osservare e nello sviluppare lo strumento lo resero uno dei più celebri scienziati del suo tempo.
Fu, inoltre, sempre rigoroso nei suoi metodi di studio e applicò alla lettera il metodo galileiano alle sue ricerche, con verifiche sperimentali e costante autocritica e voglia di perfezionare le proprie conoscenze. Il suo laboratorio a Delft divenne un centro di pellegrinaggio per curiosi, scienziati e anche politici del tempo, tra cui lo zar Pietro il Grande. Fu solo nel 1686, quando ormai era una personalità di fama mondiale, che decise di aggiungere il “van” al suo nome di famiglia.
Osservò al microscopio praticamente qualunque cosa gli capitasse a tiro e fece grandi scoperte, come i vasi capillari umani. Ma il suo contributo più importante alla biologia fu riassunto in quella lettera del 1674 che fece nascere una nuova disciplina.
Col tempo, la microbiologia avrebbe rivoluzionato il nostro modo di comprendere i meccanismi del mondo naturale. Leeuwenhoek morì nella sua città natale, rispettato e celebrato da tutto il mondo scientifico, mentre era ancora impegnato nelle sue esplorazioni microscopiche: stava analizzando delle sabbie ricche d’oro su commissione della Compagnia delle Indie Orientali. Aveva 90 anni compiuti.
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