Chi nell’ormai lontano 2005 ha visto il film documentario “La marcia dei pinguini” si ricorderà di essersi commosso. Lo straordinario lavoro diretto da Luc Jaquet mostrava da vicino, “da dentro”, l’appassionante e drammatica avventura di una popolazione di pinguini imperatore nella lotta per la sopravvivenza contro il terribile inverno in Antartide.
Oggi non è il freddo, ma il riscaldamento globale a mettere a rischio la sopravvivenza di questi iconici pennuti. L’intero ciclo di vita del pinguino imperatore (Aptenodytes forsteri) è, infatti, basato sulla disponibilità di ghiaccio di mare. Se il suo habitat diminuirà nei prossimi decenni come prevedono i modelli climatici, il numero degli animali ne risentirà pesantemente.
La buona notizia
Il British Antarctic Survey (BAS) ha perlustrato i confini del continente antartico utilizzando un satellite europeo Sentinel-2, alla ricerca della presenza di colonie di pinguini imperatore non censite precedentemente.
Le immagini all’infrarosso dei satelliti non hanno identificato direttamente una nuova “tribù” di pinguini, ma ne hanno stabilito comunque con certezza l’esistenza. Le immagini satellitari hanno, infatti, evidenziato il guano degli uccelli, ovvero i loro escrementi, che ha macchiato grandi porzioni di ghiaccio.
Con questo sistema sono stati individuati 11 nuovi siti di riproduzione: due nella regione della Penisola Antartica, tre nella parte occidentale del continente e sei nella parte orientale.
La scoperta fa salire la popolazione globale del pinguino imperatore del 5-10%, fino a circa 278.500 coppie di riproduttori.
Non è possibile contare i singoli pinguini dallo spazio, ma i ricercatori del BAS possono stimare le popolazioni delle colonie in base alle dimensioni delle aree marchiate. «È una buona notizia, perché ci sono più pinguini di quanto pensassimo» ha detto il dottor Peter Fretwell, specialista in telerilevamento della BAS.
Un motivo di preoccupazione
I siti appena scoperti non si trovano, però, in quelle zone con ghiaccio di mare stabile, come nel Mare di Weddell e nel Mare di Ross. Sono, infatti, tutti in località più settentrionali e vulnerabili, che probabilmente nei prossimi anni perderanno il loro ghiaccio.
Il successo riproduttivo del pinguino imperatore si basa, infatti, sulla presenza di ghiaccio di mare che si forma ai bordi del continente o degli iceberg. Questo ghiaccio è basso e piatto e costituisce una superficie ideale su cui deporre un uovo, incubarlo e poi allevare il pulcino nel suo primo anno di vita. Questo ghiaccio deve essere longevo e rimanere intatto per almeno otto o nove mesi.
Se si rompe troppo presto, i piccoli saranno costretti a tuffarsi in mare prima di essere pronti, prima di aver perso il piumaggio di cuccioli ed essere cresciuti abbastanza per affrontare l’acqua.
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