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QUANDO GLI ANIMALI VENGONO AMATI TROPPO

La triste realtà degli accumulatori di animali

La triste realtà degli accumulatori di animali

Claudia Fachinetti Claudia Fachinetti 9 Nov 2017

Gli accumulatori o hoarder sono persone con una particolare psicopatologia (disturbo da accumulo compulsivo) che li porta ad accumulare compulsivamente oggetti di vario genere o addirittura spazzatura fino a venirne sopraffatti. Si arriva così a una condizione di grande disagio sociale e di degrado igienico di cui la persona che ne soffre non ha percezione. Tale patologia, riconosciuta solo di recente tra i disturbi mentali certificati, può riguardare anche l’accumulo compulsivo di animali. In questo caso, chi ne è soggetto si ritrova con un numero di esseri viventi, in genere cani e gatti ma anche altri, superiore a quello di cui si può occupare.
Pur amando i suoi animali l’accumulatore patologico non è in grado di prendersene cura o di gestirli adeguatamente e non si accorge del loro stato di sofferenza fisica o di cattiva igiene, né delle condizioni di incuria del luogo dove vengono tenuti. I cattivi odori provenienti dalle abitazioni degli hoarder sono spesso gli unici segnali percepibili dall’esterno. «L’animal hoarding, come viene identificato in USA – spiega Paola D’Amico, giornalista che da anni si occupa di questo problema a Milano e coautrice del libro “Una pericolosa Arca di Noè” con la psicologa Elisa Silvia Colombo e altri esperti –, non dipende dal numero di animali tenuti, che possono essere anche pochi, ma dalla perdita del controllo della persona e dalla sua incapacità di accudirli, tenerli puliti, curarli e alimentarli adeguatamente.

Le prime accumulatrici italiane

Il fenomeno non è per forza legato alle fasce più basse della popolazione ma, avendo una base genetica, può riguardare anche quelle più abbienti». Lo dimostra, per esempio, uno dei primi casi italiani identificati a posteriori (allora semplicemente riconosciuto come “inconveniente igienico” causato da persone definite eccentriche) che risale agli anni 80-90 del secolo scorso.
La storia è quella di Clementina e Clotilde Baratieri, sorelle e nobildonne, che riempirono interi palazzi, a due passi dal Castello Sforzesco, di cani stipati in condizioni terrificanti. Le donne, in realtà, avevano l’obiettivo di salvare gli animali dalla soppressione e dai canili, senza accorgersi però di peggiorare loro ulteriormente la vita. Alla loro morte, alla fine del secolo scorso, le guardie zoofile di Enpa Milano e i servizi veterinari dell’Asl si trovarono coinvolti in una vera emergenza: negli edifici e nei terreni delle sorelle trovarono quasi 400 cani in condizioni di sofferenza anche grave. Diversi individui dovettero essere immediatamente soppressi per non prolungarne l’agonia mentre altri, già morti da tempo, erano stati lasciati lì a marcire. Tuttavia, i soldi lasciati da Clementina e Clotilde permisero la nascita di una fondazione che oggi si occupa, in modo consono, dei cani randagi e di trovar loro una nuova casa.

L’accumulo di animali oggi

«Attualmente non esiste una procedura d’intervento per i casi di Animal hoarding – dice D’Amico – perché la casistica non è ancora sufficientemente ampia. Ormai, però, è certificato che si tratta di una psicopatologia vera e propria che spesso riguarda persone disagiate, sole, deluse o depresse, con carenze affettive, oppure incapaci di elaborare un lutto. Inoltre, si tratta di donne oltre i sessant’anni. E i casi che abbiamo seguito ci hanno insegnato che senza l’intervento degli assistenti sociali gli accumulatori tendono a reiterare il comportamento anche dopo che vengono loro confiscati gli animali o parte di essi. Malgrado gli psichiatri tendano a sminuire il problema, il fenomeno dell’animal hoarding è molto più diffuso di quanto si possa pensare – negli Stati Uniti si registrano dai 700 ai 2000 nuovi casi all’anno – e non sempre riconoscibile e controllabile. Si tratta comunque di una forma di maltrattamento degli animali e va fermata e inibita. Oggi, per fortuna, l’interesse si sta allargando e vengono svolti corsi di formazione presso Asl, medici di base, polizia, psicologi, neurologi e servizi sociali, nonché organizzati incontri e seminari come il prossimo che si terrà il 10 novembre presso la Scuola del corpo della Polizia Locale di Milano. L’obiettivo è definire al più presto un protocollo condiviso di azioni comuni». Secondo gli esperti l’accumulo di animali è una patologia curabile, se gestita con la collaborazione delle componenti istituzionali in gioco, e in tal modo deve essere affrontata per permettere il riscatto della persona e la sicurezza degli animali a lungo termine.

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