Nella porzione orientale del Parco Adamello Brenta si trova un lago con una storia particolare, protagonista di un fenomeno quasi unico al mondo. Fino ad una quarantina di anni fa, all’inizio di ogni estate, le sue acque si tingevano di rosso intenso per merito di una clamorosa fioritura algale.
Oggi che questo fenomeno purtroppo non si osserva più, la Val di Tovel non ha comunque perso il suo fascino rimanendo una delle mete più suggestive di tutto il Trentino.
Il lago è nascosto in fondo a una stretta valle che ha inizio nell’abitato di Tuenno e prosegue per una decina di chilometri verso sud-ovest fino a chiudersi con l’imponente circo roccioso tra il passo del Grostè e il Passo della Gaiarda.
Sul fondo ci sono i tronchi di 400 anni fa
Originatosi con lo scioglimento dei ghiacciai circa 15mila anni fa, il lago ha un perimetro di 3,5 chilometri e una lunghezza massima di 1 chilometro. È costituito da due bacini: la baia Rossa, a sud-ovest, con fondale di 9 metri, e il bacino di nord-est, con acque più profonde che arrivano fino a 38,5 metri.
Sul fondo del lago si conservano tronchi di alberi ancora radicati che furono sommersi nel 1597 dall’improvviso innalzamento del lago causato da una frana che sbarrò l’antico emissario.
Oggi le sponde del Tovel, in parte sabbiose e bagnate da acque turchesi, ricreano un paesaggio unico per un lago di montagna in quanto ricordano le spiagge tropicali. Intorno, le foreste di conifere si arrampicano sulle vette fino a oltre duemila metri di altitudine, sfidando le pareti quasi verticali.
Il giro del lago, alla portata di tutti e molto rilassante, è il modo più immediato per calarsi nell’atmosfera fatata di questo luogo.
Il percorso ad anello
Il punto di partenza consigliato è il parcheggio nei pressi del Lavacel, vicino alla sbarra in legno. Da qui, in meno di un chilometro, è possibile raggiungere le sponde dal lago. Questo tratto è particolarmente piacevole perché attraversa il bosco di faggio e abete bianco che costeggia il Torrente Tresenga, l’emissario del lago.
A giugno e ai primi di luglio si possono ammirare in questo tratto le belle fioriture dell’aquilegia alpina o i tuffi del merlo acquaiolo intento a cacciare nelle piccole pozze d’acqua.
In pochi minuti si arriva sul ponticello di legno sospeso sul torrente; in questo punto sarete circondati dalle cime rocciose del Campo di Tenno, a nord, del Campo Falcone, a est, e dell’Alpe Campa, a sud-est.
Le montagne precipitano rapidamente nelle acque del lago, sul quale si riflettono le sagome di aceri, abeti e faggi.
Il Lago di Tovel, a quota 1187 metri, non è affatto un habitat ripetitivo. Per accorgersene basta camminare sulla sponda destra in direzione dell’albergo Miralago e fino alla Casa del Parco, oltre la quale si trova la Stazione Limnologica del Museo Tridentino di Scienze Naturali, un laboratorio dove si effettuano studi sul lago.
Oltre l’albergo
Per raggiungere le zone più suggestive bisogna proseguire lungo il facile sentiero che inizia oltre l’albergo Lago Rosso.
Qui si incontrano le prime spiagge di ghiaia bordate da salici e sbuffi gialli della calta palustre. Alle spalle del lago un singolo sentiero si perde nel folto del bosco: è la deviazione verso le cascate Rislà, che si raggiungono in circa un quarto d’ora.
Dopo un salto di decine di metri, l’acqua precipita in una piccola pozza e riempie di vapore acqueo freddissimo tutta la vegetazione circostante.

Passeggiare lungo il sentiero ad anello che circonda il lago è facile e poco impegnativo. ©Francesco Tomasinelli
Più in basso riprende il sentiero che costeggia il versante sud del lago fino a raggiungere la zona più sorprendente: una serie di piccole spiagge di sabbia e ghiaia chiara lambite dalle acque turchesi che verso il centro del lago assumono una tonalità di verde sempre più scuro.
Era questo il punto in cui, fino al 1964, si assisteva con maggior intensità al fenomeno dell’arrossamento. Oggi permane la visione di un luogo straordinario, in cui perdersi nella contemplazione del paesaggio e proiettare in alto lo sguardo fino alle vette del Campo di Tenno, teatro dei voli delle cince dal ciuffo e delle ballerine gialle.
Panorama e ritorno
Risalendo un breve sperone di roccia si prosegue all’interno del bosco dove agli abeti si aggiungono ontani, faggi e aceri di monte. In alcuni punti, facendo attenzione a non sporgersi troppo, è possibile godere della vista sul lago dall’alto.
Nei pomeriggi di sole, le acque si animano di infinite variazioni di blu, verde e turchese ed è frequente scorgere piccoli banchi di pesci lunghi una decina di centimetri mentre nuotano sotto il pelo dell’acqua: si tratta delle sanguinerole (Phoxinus phoxinus), occasionalmente aggredite dai più grandi salmerini alpini (Salvelinus alpinus), parenti stretti delle trote.

Per fare qualche avvistamento interessante è indispensabile munirsi di un buon binocolo e fare silenzio, soprattutto nei boschi. ©Francesco Tomasinelli
Proseguendo sul sentiero si penetra sempre più nel bosco: questa è la zona meno frequentata del lago dove non è difficile fare incontri sorprendenti, magari con uno scoiattolo o un astore in agguato tra i rami di un abete.
In questi boschi maturi vivono anche la civetta nana, la civetta capogrosso e il picchio nero, i cui richiami riecheggiano tra gli alberi, mentre la possibilità di scorgerli richiede un po’ più di fortuna. Al suolo, tra cuscinetti di muschio e rocce affioranti, si incontrano invece varie specie di orchidea, tra cui la famosa (e soprattutto protettissima) scarpetta della Madonna.
La fine del percorso dista meno di un chilometro da questo punto. Il sentiero passa nuovamente a ridosso delle sponde e prosegue fino a ritornare all’iniziale ponticello in legno.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com






