La storia dell’estinzione dell’alca impenne (Pinguinis impennis) è una tra le più tristi nella recente storia naturale.
L’alca impenne era un uccello marino incapace di volare che abitava l’Atlantico settentrionale. Dal punto di vista evoluzionistico, questi uccelli occupavano la stessa nicchia ecologica dei pinguini in Antartide, da cui l’evocativo nome scientifico.
Non erano imparentati con i pinguini ma erano simili nell’aspetto e nelle abitudini, vivendo in mare e nidificando su isole dove deponevano un solo uovo.
Ne esistevano milioni di individui e, come gli attuali pulcinella di mare (Fratercula arctica), mangiavano pesce che cacciavano spostandosi in mare usando le corte ali come pinne.
L’ultima coppia di alca impenne fu uccisa nel 1844
A partire dal XVI secolo furono oggetto di una caccia spietata da parte dei marinai che visitavano le coste del Nord Atlantico, per le carni grasse e per le uova.
Le immense colonie dell’isola di Terranova furono depredate completamente nel corso dei secoli ma l’ultima coppia fu uccisa e le sue uova raccolte per collezionismo sull’isola di Eldey, in Islanda, nel 1844.
L’estinzione dell’alca impenne è stata imputata sia alla caccia sia ai cambiamenti climatici che potrebbero aver determinato una riduzione delle risorse trofiche nell’Atlantico, ad esempio modificando la migrazione dei pesci di cui si nutrivano le alche.
Le risposte del DNA
Una ricerca congiunta di ornitologi britannici, islandesi, danesi e della Nuova Zelanda ha tentato di capire come l’alca impenne si sia estinta in maniera così clamorosa analizzando il DNA mitocondriale estratto dalle ossa di 41 campioni (specimen).
L’analisi ha determinato che la ricchezza genetica delle ossa degli individui esaminati era alta: questo suggerisce che la popolazione di alca impenne non stesse subendo alcuna deriva genetica prima dell’estinzione di massa.
Se, infatti, la specie avesse subito un declino per cause naturali, gli scienziati avrebbero osservato una riduzione della diversità genetica, così come è stato appurato per altre specie estinte, come l’orso delle caverne. Invece, specie estinte per cause umane, come il moa della Nuova Zelanda e l’huia delle Hawaii, non hanno presentato derive genetiche sostanziali prima della loro estinzione ad opera dell’uomo.
Stesso destino per colomba migratrice e chiurlottello
In base a questa ricerca si può concludere che la caccia sia stato il fattore più importante che ha portato l’alca impenne all’estinzione. Considerando che la popolazione di alca potesse essere rappresentata da almeno 2 milioni di individui, si può calcolare statisticamente che potesse essere sufficiente un prelievo di 40mila uccelli all’anno (pari al 2%, apparentemente ininfluente) per causare l’estinzione della specie nel corso di 350 anni.
Questo studio indica che anche per specie molto abbondanti e per le quali si contano milioni di individui, un prelievo venatorio continuo possa portare all’estinzione. Ne sono prova le estinzioni più recenti della colomba migratrice in America (da 3 miliardi a zero) e del chiurlottello nel Vecchio Continente.
Un rischio che si può attualmente paragonare a quello che corrono specie come la tortora selvatica, la quaglia o l’allodola che sono oggetto di caccia estensiva.
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