In epoca Neolitica le massicce migrazioni delle popolazioni di agricoltori in arrivo dall’Anatolia e di pastori delle steppe si sono mescolate con quelle di cacciatori-raccoglitori locali e hanno determinato la fisiologia e l’aspetto degli europei contemporanei.
Queste popolazioni sono state separate per migliaia di anni e si sono evolute in direzioni diverse e, in seguito a questo incontro, il loro DNA, o genoma, è entrato in contatto mescolando le varianti genetiche che li caratterizzavano.
Ora, uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology, condotto dal ricercatore dell’Università di Torino Davide Marnetto e dal Prof. Luca Pagani dell’Università di Padova, ha indagato come la storia della nostra specie abbia plasmato la varietà di tratti biologici mostrata dagli individui contemporanei.
«Con il nostro studio ci siamo chiesti come la fisiologia e l’aspetto degli europei contemporanei siano influenzati da queste antiche impronte che sono ancora incorporate nei nostri genomi» ha dichiarato Davide Marnetto.
«I nostri risultati mostrano che le popolazioni antiche che hanno formato gli europei erano sufficientemente differenziate tra di loro da lasciare un segno caratteristico nella fisiologia e all’aspetto degli individui contemporanei» ha sottolineato il Prof. Luca Pagani.
Per esempio, le popolazioni delle steppe sembrano aver contribuito a una corporatura robusta, con statura alta e più ampie circonferenze della vita e dei fianchi, ma anche a livelli più alti di colesterolo nel sangue, che d’altra parte tende ad essere più basso negli individui che, per questi geni specifici, hanno un contributo maggiore da parte dei cacciatori-raccoglitori. Quest’ultima popolazione sembra tra le altre cose anche collegata a un indice di massa corporea (BMI) più elevato.

Le tre popolazioni antiche che hanno formato il patrimonio genetico europeo, con l’aggiunta di una componente siberiana, rappresentate insieme alla stima del contributo che hanno apportato ad alcuni tratti fisici e fisiologici negli individui di oggi. © Davide Mametto
Le migliori conclusioni tratte in merito al contributo fornito dalle popolazioni anatoliche coinvolgono invece un rapporto vita-fianchi ridotto (corretto per il BMI) e una frequenza cardiaca più bassa. Si trovano anche differenze sostanziali nel contributo genetico in geni responsabili per la pigmentazione degli occhi e dei capelli, l’assunzione di caffeina, l’età al momento del menarca e per i comportamenti legati al sonno.
Gli autori sottolineano la drammatica sottorappresentazione di alcune popolazioni negli studi genetici: «Non c’è assolutamente nulla che indichi che l’Europa comprenda una maggiore diversità genetica o un patrimonio di biodiversità più complesso rispetto ad altri continenti, anzi: sarebbe necessaria una maggiore copertura di campioni provenienti da tutto il mondo per capire meglio come la storia della nostra specie abbia plasmato la varietà di tratti biologici mostrata dagli individui contemporanei» ha concluso Marnetto.
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