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Ambiente
DECRETO LEGISLATIVO

L’applicazione della Nature Restoration Law al vaglio del parlamento italiano

Ma senza finanziamenti adeguati, l'Italia rischia di non rispettare gli impegni assunti in sede europea

L’applicazione della Nature Restoration Law al vaglio del parlamento italiano
© fotosforyou rk via pixabay.com

Redazione Redazione 4 mesi fa

Il Governo ha emanato un decreto legislativo che recepisce le disposizioni del regolamento (UE) 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law). Il decreto legislativo è ora sottoposto all’esame del Parlamento.

Al Senato la Commissione competente è quella “Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica”; alla Camera è quella “Ambiente”. Entrambe le Commissioni dovranno esprimere il proprio parere entro il prossimo 18 febbraio.

Attraverso un comunicato congiunto, WWF Italia e Lipu accolgono con favore l’iniziativa del Governo di recepire il Regolamento europeo sul ripristino della natura. Le due organizzazioni, tuttavia, esprimono preoccupazione per l’assenza di risorse finanziarie specificamente destinate all’attuazione concreta degli obiettivi di ripristino: senza finanziamenti adeguati, l’Italia rischia di non rispettare gli impegni assunti in sede europea entro il 2030.

L’audizione parlamentare

La posizione delle due associazioni è stata ribadita nel corso dell’audizione parlamentare alla Commissione Ambiente del Senato: «Le risorse per la natura sono un investimento nel futuro del Paese: gli ecosistemi sani sono alla base dei servizi essenziali per la vita umana – acqua pulita, aria respirabile, suoli fertili, protezione dalle alluvioni. Ogni anno di ritardo aumenta il costo del ripristino e riduce le possibilità di successo».

ripristino della natura

Il Regolamento impone obiettivi concreti

Il Regolamento (UE) 2024/1991 (Nature Restoration Law) rappresenta il primo strumento giuridicamente vincolante che garantisce obiettivi concreti e misurabili per il recupero degli ecosistemi degradati e dei relativi servizi ecosistemici: una norma di portata storica per la tutela della biodiversità europea, che l’Italia è chiamata a recepire con la massima serietà e con gli strumenti operativi adeguati.

«Il Piano Nazionale di Ripristino, principale strumento attuativo del Regolamento, dovrà tradursi in interventi concreti su ecosistemi terrestri, marini, fluviali, forestali e agricoli in tutto il territorio nazionale. Interventi che richiedono risorse finanziarie certe, programmate e dedicate» affermano WWF Italia e Lipu.

 

Il nodo finanziario

Nel corso dell’audizione parlamentare alla Commissione Ambiente del Senato, le associazioni hanno rilevato che lo schema di decreto legislativo in esame si limita a disciplinare la governance del Regolamento e, all’articolo 6, stabilisce l’invarianza finanziaria.

Se questa scelta può ritenersi giustificabile per le disposizioni strettamente organizzative, essa diventa però inaccettabile se verrà estesa all’attuazione del Piano Nazionale di Ripristino.

«In assenza di adeguate risorse finanziarie specificatamente destinate all’attuazione del Piano Nazionale di Ripristino, risulterà impossibile rispettare gli impegni e conseguire gli obiettivi previsti dal Regolamento europeo» concludono WWF Italia e Lipu.

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Che cosa chiedono WWF e Lipu

Le due organizzazioni chiedono che il decreto legislativo venga integrato con disposizioni che:

  • Obblighino le amministrazioni pubbliche competenti a destinare, nella programmazione annuale e pluriennale, risorse finanziarie specifiche all’attuazione del Piano Nazionale di Ripristino, attingendo ai fondi dell’Unione europea, nazionali e regionali disponibili.
  • Prevedano meccanismi di incentivazione fiscale – in primo luogo crediti d’imposta – per imprese e soggetti privati che intendano contribuire finanziariamente all’attuazione del Piano.
  • Garantiscano un coordinamento efficace tra tutti i livelli istituzionali coinvolti – Ministeri, Regioni, Province autonome, enti gestori di aree protette e siti Natura 2000 – per evitare dispersione e sovrapposizione di risorse.
  • Rafforzino la governance del Regolamento, ampliando la composizione del Tavolo di indirizzo e coordinamento strategico (art. 5) per includervi rappresentanti delle Regioni, delle autorità di bacino distrettuali, degli enti gestori delle aree naturali protette – sia pubblici sia privati – e un rappresentante del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il cui coinvolgimento è imprescindibile proprio per garantire l’adeguata dotazione finanziaria del Piano.

 

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