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Società
AGRICOLTURA E CAMBIAMENTI CLIMATICI

Le donne in prima linea contro la fame

Le donne in prima linea contro la fame

Luca Serafini Luca Serafini 5 Gen 2018

I più recenti dati statistici, pubblicati lo scorso settembre, mostrano che, a causa del cambiamento climatico e di situazioni prolungate di crisi, la fame è tornata ad aumentare per la prima volta in dieci anni, colpendo 815 milioni di persone nel 2016, 38 milioni in più rispetto al 2015. Tre quarti delle persone più povere e più affamate della terra vivono nelle aree rurali, ed è lì che lo sviluppo può avere l’impatto maggiore. Secondo un rapporto della FAO del 2014, il 43% dei lavoratori agricoli nel mondo sono donne. In alcune zone dell’Africa e dell’Asia, la percentuale sale fino a oltre il 50%.
«Investire nell’agricoltura e nello sviluppo rurale può avere un enorme impatto sull’indipendenza economica e l’autostima delle donne e delle ragazze nei Paesi in via di sviluppo» ha spiegato il Presidente dell’IFAD Gilbert Houngbo.
Il programma ASAP (Adattamento al cambiamento climatico per piccoli agricoltori) dell’IFAD (International Fund for Agricultural Development) aiuta i contadini ad adeguarsi alle mutate condizioni climatiche e alle calamità naturali. «Può avere un effetto enorme sull’istruzione delle giovani e l’alimentazione delle famiglie, senza contare i benefici per la sicurezza alimentare del pianeta. La ricerca dimostra che offrire alle donne impegnate nell’agricoltura pari opportunità di accesso alle risorse produttive potrebbe aiutare altri 150 milioni di persone a uscire dalla povertà. Eliminando le disparità di genere nelle aree rurali e creando maggiori opportunità, le donne e le ragazze possono diventare agenti di cambiamento estremamente efficaci – ha continuato Houngbo –. Non solo migliorano la propria vita e quella delle loro famiglie, ma hanno un impatto notevolissimo sulle loro comunità e sui loro paesi. E questo è un bene per tutti noi».

 

Un’alternativa all’emigrazione

L’IFAD è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite, con sede a Roma, che si occupa di sviluppo agricolo e rurale in alcune delle regioni più povere e isolate del pianeta. L’IFAD investe sulle popolazioni rurali, mettendole in condizione di ridurre la povertà, aumentare la sicurezza alimentare, migliorare la qualità dell’alimentazione e rafforzare la loro capacità di resilienza. Dal 1978, sono stati investiti circa 18,9 miliardi di dollari in donazioni e prestiti a tassi agevolati per finanziare progetti di cui hanno beneficiato circa 470 milioni di persone.
Tra il 2010 e il 2016, grazie alle iniziative finanziate dall’IFAD, 24 milioni di persone, per la metà donne, sono uscite dalla condizione di povertà. Un altro gruppo importante che l’IFAD sostiene sono i giovani delle aree rurali. Nella sola Africa, ogni anno entrano nel mercato del lavoro 10 milioni di giovani.
Secondo Houngbo, il settore agricolo rappresenta un potenziale enorme per giovani imprenditori e lavoratori, offrendo loro un’alternativa all’emigrazione.
Il Canada è uno dei paesi fondatori dell’IFAD. Oltre a sostenere con notevole impegno la parità di genere, il Canada ha appoggiato in modo significativo gli sforzi dell’IFAD per garantire che i suoi progetti valorizzino l’importanza della produzione e del consumo di cibi nutrienti.

Il nuovo progetto in Madagascar

Tra le più recenti iniziative dell’IFAD, c’è l’ accordo finanziario, firmato con il Madagascar, al fine di aumentare in modo sostenibile i redditi, la sicurezza alimentare e la qualità dell’alimentazione per 320mila famiglie rurali malgasce in otto regioni situate nella parte meridionale del Paese.
In Madagascar, nonostante la grande biodiversità e la varietà delle colture, l’incidenza della malnutrizione cronica nei bambini sotto i cinque anni è tra le più alte al mondo, mentre il tasso di povertà nelle aree rurali supera l’80%. Gli scarsi investimenti nell’agricoltura e nelle aree rurali sono tra le cause principali della povertà, dell’insicurezza alimentare e della qualità inadeguata dell’alimentazione in Madagascar.
L’accordo per il Programma per lo sviluppo di catene del valore agricole inclusive (DEFIS) è stato firmato a Roma da Gilbert F. Houngbo, presidente dell’IFAD, e da Harison Edmond Randriarimanana, ministro dell’agricoltura e dell’allevamento del Madagascar.
Il valore complessivo del progetto è di 250 milioni di dollari, e comprende un prestito di 26,5 milioni di dollari e una donazione di 26,5 milioni di dollari da parte dell’IFAD. Il progetto sarà cofinanziato dal governo del Madagascar (33,7 milioni di dollari), dalla Banca Africana di Sviluppo (50 milioni), dal Fondo per lo sviluppo internazionale dell’OPEC (20 milioni), dal Fondo Verde per il clima (15 milioni) e dai beneficiari stessi del progetto (14,3 milioni). Il programma sarà attuato in un periodo di 10 anni, per poter fornire un sostegno finanziario stabile e prevedibile ai produttori.
Per aumentare la produttività delle piccole imprese agricole e per collegarle meglio con i mercati, il nuovo programma concentrerà i suoi investimenti su otto catene del valore prioritarie: riso, mais, manioca, arachidi, caffè, cipolle, piccoli ruminanti e miele, con tre prodotti prioritari selezionati in ogni regione. Inoltre, il DEFIS investirà nella promozione del sorgo per aumentare la capacità di resilienza dei sistemi produttivi dei piccoli agricoltori nelle zone semiaride delle regioni più meridionali del paese, particolarmente vulnerabili agli effetti negativi del cambiamento climatico.

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