La King’s Highway, anche nota come Via Nova Traiana, è una via del Medio Oriente che una volta univa Helipolis, in Egitto, a Resafa lungo le sponde dell’Eufrate.
Sin dall’Età del Ferro, questo percorso ha rappresentato una delle più importanti vie commerciali dei cosiddetti Paesi del Levante, nonché uno snodo fondamentale per pellegrini cristiani, musulmani, crociati, nabatei e legioni romane.
Un lungo tratto di questa storica via attraversa uno dei paesi più straordinari del Medio Oriente, la Giordania.
Il percorso, oggi sostituito dalle autostrade 35 e 15, taglia tra l’altro una delle zone geologiche più interessanti della regione: qui la grande faglia trasforme del Mar Morto, ben visibile già dall’aereo, rappresenta lo svincolo lungo il quale la placca Araba, e dunque la Giordania, negli ultimi 20 milioni di anni sono scivolate di circa 105 chilometri verso nord-est rispetto alla zona del Sinai.
L’attività geologica di questa faglia ha inoltre creato una grande depressione, entro la quale si innesta oggi il Mar Morto: si trova proprio qui il punto più basso della superficie terrestre, a 429 metri sotto il livello del mare. La King’s Highway corre parallela alla spina dorsale di questa grande valle tettonica, i cui movimenti hanno innalzato montagne ed altipiani che raggiungono e superano anche i 1.500 metri.
Con delle comode e brevi deviazioni dalla strada principale è possibile raggiungere facilmente alcune delle meraviglie naturalistiche e culturali del Paese tra cui il deserto del Wadi Rum e Petra.
Le sabbie del tempo del Wadi Rum
A circa 70 chilometri da Aqaba si trova il deserto del Wadi Rum, uno dei luoghi più iconici della Giordania. Lasciata l’autostrada, a circa 30 chilometri dal punto di partenza, si taglia verso sud-est attraversando ampi deserti dominati da imponenti torrioni di arenaria fittamente stratificata.
Si entra così nella “Valle della Luna” (questa la traduzione dall’arabo del sito), una meraviglia geologica creata dall’azione delle acque meteoriche e del clima arido su rocce sedimentarie antichissime, risalenti al Cambriano.
Qui è possibile affrontare tour in jeep nel deserto, di durata varia, per toccare i punti più interessanti e panoramici disseminati tra canyon e altipiani: si può camminare su ponti di roccia sospesi nel vuoto, scalare alcuni rilievi, ammirare le rocce modellate dal vento o i petroglifi incisi dai Thamudeni circa 1.000 anni fa.
Il deserto cambia colore a seconda delle zone, si va dal bianco al giallo fino al rosso intenso, non è un caso del resto che qui siano state girate alcune scene di film molto famosi come “The Martian” o “Star Wars”.
Scenari che hanno da sempre affascinato, almeno da quando Thomas Edward Lawrence – noto anche come Lawrence d’Arabia – visitò questi luoghi nel 1917, poi descritti nella sua autobiografia “I Sette Pilastri della Saggezza”.
Nel Wadi Rum è possibile dormire in tende beduine tessute con il pelo di capra, apprezzando il silenzio totale del deserto di notte, ammirando cieli tempestati di stelle o i primi raggi del sole che ridisegnano i contorni di dune e cime inviolate. Qui si apprezzano la potenza e l’integrità della natura. Un luogo ostile ma di una bellezza disarmate, che acceca ed ammalia allo stesso tempo.
L’imperdibile Petra
Luogo unico al mondo, scavato interamente nella morbida arenaria rossa cambriana, Petra è sicuramente l’attrazione più imperdibile della Giordania. L’ingresso al sito è assolutamente spettacolare ed avviene all’interno del Siq, uno stretto canyon le cui pareti, man mano che si procede, si innalzano in verticale danzando sinuosamente sulla testa dei visitatori.
All’improvviso, dopo qualche chilometro di cammino, proprio mentre le pareti si avvicinano quasi a toccarsi, tra i profili morbidi dell’arenaria la luce illumina la facciata di un imponente edificio. Si tratta del “Tesoro” ovvero una tomba costruita per il sovrano nabateo Aretas III all’inizio del I sec. d.C. e costituita da una facciata di 43 metri scavata interamente in una verticale parete di arenaria brunastra.
Colonne, vittorie alate e aquile, sono alcuni degli elementi che portano alla luce le influenze greche ed egiziane della straordinaria maestria nabatea.
Il percorso continua in un’ampia valle dove dalle pareti di roccia si aprono altre tombe, abitazioni, luoghi di culto ma anche teatri e grotte naturali. Qui l’arenaria di Ram è attraversata da venature rosse, viola, nere e ocra, si tratta dei cosiddetti anelli di Liesegang, strutture create dalla precipitazione del ferro dalle acque sotterranee sovrasature che un tempo scorrevano nella roccia.
Proseguendo a piedi oltre le tombe reali e i resti del tempio, una ripida gradinata di circa 800 gradini conduce attraverso uno stretto canyon al monumento forse più spettacolare del sito: il Monastero.
Servito probabilmente come tempio dedicato al re Obodas I, che regnò nel I sec. a.C., questo edificio è scavato interamente nella roccia e guarda un panoramico altopiano da cui si può avere una visuale eccezionale sui canyon limitrofi e sul fondo del rift della Giordania.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com







