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Natura
Animali, piante e habitat
CELLULE VEGETALI

Le piante mangiano in un’unica direzione

Un gruppo di scienziati dell'Università di Ginevra svela un meccanismo finora sconosciuto che regola l'assorbimento dei nutrienti nelle radici delle piante

Le piante mangiano in un’unica direzione
© guvo59 via pixabay.com

Francesca Danila Toscano 6 mesi fa

I ricercatori dell’Università di Ginevra (UNIGE) hanno dimostrato che il trasporto di minerali e zuccheri dal terreno alle radici avviene attraverso un percorso unidirezionale, ovvero a senso unico. Questa rivelazione, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Molecular Plant, apre nuove e promettenti strade per sviluppare colture più resilienti, soprattutto in un’epoca di crescente stress idrico e cambiamenti climatici.

La comunicazione tra cellule: un’ipotesi confermata

Per oltre un secolo, gli scienziati hanno ipotizzato che l’acqua e i nutrienti attraversassero i vari strati cellulari delle radici per merito dei plasmodesmi, pori microscopici che collegano le cellule vegetali e formano canali per lo scambio di molecole. «Sebbene questo fosse ampiamente insegnato, non era mai stato dimostrato direttamente. Volevamo testare sperimentalmente questa ipotesi» spiega Marie Barberon, professoressa presso il Dipartimento di Scienze Vegetali dell’UNIGE.

Impiegando piccole molecole fluorescenti (GFP – Green Fluorescent Protein), il team di ricerca è riuscito a tracciare il percorso delle sostanze tramite i plasmodesmi in Arabidopsis thaliana, una specie vegetale modello. La squadra ha scoperto che il trasporto plasmodesmatico persiste nelle radici completamente differenziate, anche dopo la formazione di barriere naturali come le strisce di Casparian, che impediscono il movimento di molecole tra gli spazi intercellulari.

Un cambiamento evolutivo: da bidirezionale a unidirezionale

La ricerca ha rivelato un’inaspettata dinamica evolutiva nella funzione dei plasmodesmi. Nelle radici giovani, dove le cellule non sono ancora interamente specializzate, le molecole fluorescenti si muovevano senza impedimenti in entrambe le direzioni: dagli strati esterni a quelli interni e viceversa.

«Ma nelle radici mature, abbiamo scoperto che il trasporto diventa unidirezionale, ovvero rigorosamente dalla periferia verso i vasi centrali» spiega Léa Jacquier, prima autrice dello studio.

Le molecole di GFP posizionate negli strati esterni sono state in un secondo tempo ritrovate nei tessuti più profondi, ma mai il contrario. «Questo è stato inatteso, ma probabilmente riflette un sistema ottimizzato che garantisce che le risorse essenziali raggiungano in modo efficiente i tessuti vascolari», aggiunge Celeste Fiorenza, coautrice dello studio.

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Il mistero del mutante ‘sesamo’ e la resistenza alla siccità

Per capire cosa controlla questo trasporto a senso unico, gli scienziati hanno cercato mutanti genetici che permettessero ancora il movimento bidirezionale. Hanno scoperto un mutante, chiamato sesamo, i cui plasmodesmi erano anormalmente ampi a causa di difetti nella composizione della pectina. Ciò suggerisce che la dimensione di questi pori sia basilare per garantire un flusso unidirezionale.

Mentre le piante mutanti di sesamo mostravano solo lievi difetti in condizioni di crescita ottimali, si sono rivelate molto più resistenti durante la siccità. Dopo due settimane senza acqua, solo poche piante normali hanno ripreso a crescere, mentre la maggior parte delle piante di sesamo si è ripresa in modo robusto.

Nuove frontiere per l’agricoltura del futuro

Questa scoperta ha implicazioni enormi per il settore agricolo. «Non sappiamo ancora esattamente come queste piante riescano a gestire meglio la siccità», afferma Marie Barberon, «ma le nostre scoperte dimostrano che la comprensione dei meccanismi di trasporto intercellulare potrebbe portare a colture che assorbono i nutrienti in modo più efficiente o resistono allo stress idrico, una questione cruciale per l’agricoltura di fronte al cambiamento climatico».

Manipolare questo meccanismo di trasporto potrebbe consentire agli scienziati di creare nuove varietà di piante, come cereali o legumi, capaci di prosperare in climi più aridi e con meno risorse idriche. La ricerca degli scienziati di Ginevra è solo il primo passo, ma ha già illuminato un percorso promettente per un futuro in cui l’agricoltura sarà più resiliente e sostenibile.

 

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