Karel Hartl era un ingegnere e colonnello della sezione Guardia di Confine dell’Armata Cecoslovacca quando iniziò a incrociare il cane da pastore tedesco con il lupo. Era il 1955, e la sua idea era di selezionare una nuova razza che avesse il carattere del cane e l’aspetto del lupo: la tempra, la mentalità e l’addestrabilità di un pastore tedesco unite alla forza, alle caratteristiche fisiche e alla resistenza di un lupo.
Nell’arco di sei lustri, la nuova razza veniva ufficialmente riconosciuta in Cecoslovacchia e, poco tempo dopo, nel 1989, diveniva standard Fci (n. 332, gruppo 1, sezione 1): taglia medio grande, inserita nel gruppo dei pastori e bovari.
Hartl riuscì a creare una linea di selezione incrociando quarantotto esemplari di pastore tedesco da lavoro con quattro lupi euroasiatici: Brita, Argo, Sarik e Lejdy. La nuova razza in breve tempo sarebbe diventata di moda: il cane lupo cecoslovacco (Clc), con pregi e difetti.
Il tratto che maggiormente lo caratterizzava, e lo caratterizza tuttora, è la lunga fase adolescenziale: il cane lupo cecoslovacco avrà, avvertono gli esperti, i comportamenti di un cucciolo per un tempo molto più lungo di quello di un cane da pastore tedesco e anche di un lupo.
I primi cuccioli furono importati in Italia nel 1997, come ha ricostruito l’Ente nazionale della cinofilia italiana (Enci), che ancora oggi ribadisce: «Si tratta di un cane difficile, nonostante tanta attenzione per modellarne il carattere generazione dopo generazione».
Un cane che non c’era bisogno di aggiungere al panorama delle razze canine, già sufficientemente arricchito da animali instabili, non del tutto domestici, costruiti a tavolino per accontentare il senso estetico dei clienti.
Il capitolo ibridi cane-lupo è il più interessante sotto il profilo criminologico; è sufficiente richiamare alcune delle indagini più recenti ed eclatanti per convincersene. Va ricordato che nel nostro Paese non solo è proibito l’accoppiamento di lupi con i cani domestici, ma è anche vietato detenere ibridi fra cane e lupo, almeno sino a quando la loro linea di sangue non si diluisce, come è accaduto per il caracal/caracat.
I lupi, per loro fortuna, sono considerati una specie protetta dalla Convenzione Cites sulla tutela delle specie in via di estinzione, da direttive europee e dalla nostra legge 157/92.
Ne è sempre vietata la detenzione, in quanto ritenuti pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica.
Episodio tratto dal libro:

“Cani, falchi, tigri e trafficanti”
di Ermanno Giudici con Paola D’Amico
338 pagine, 17,90 Euro
Sperling & Kupfer Editore




