Si è appena conclusa un’altra stagione all’insegna delle anomalie climatiche – la primavera 2017, difatti, è stata per l’Italia la seconda più calda dal 1800 – e i dati della prima parte del mese di giugno già accrescono le preoccupazioni.
Cma, l’Unità di Ricerca per la Climatologia e la Meteorologia applicata all’Agricoltura, ha comunicato i numeri relativi alla prima decade del mese che evidenziano una situazione di criticità diffusa sul territorio nazionale. Le temperature massime sono risultate superiori di 2,2 gradi la media di riferimento e le precipitazioni sono risultate in calo del 52%, provocando una crisi idrica di portata storica a livello nazionale.
La gravità del momento è particolarmente manifesta sul Po, il più grande fiume italiano: i monitoraggi al Ponte della Becca registrano un livello idrometrico inferiore di quasi un metro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In Lombardia il livello delle risorse idriche è il più basso degli ultimi dieci anni secondo un bollettino pubblicato da Arpa e l’assenza di precipitazioni sta determinando una situazione di forte criticità anche in Veneto.
L’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr ha fatto sapere che nella primavera 2017, conclusasi a maggio dal punto di vista meteorologico, le precipitazioni hanno subito un deficit di quasi il 50% rispetto alla media del periodo di riferimento 1971-2000.
Ciò che sta accadendo in queste ultime settimane non fa che aggravare una situazione di siccità che si protrae ormai dall’inizio dell’inverno: a parte una parentesi di abbondanti precipitazioni nel mese di gennaio al centro-sud, è infatti da dicembre 2016 che si registrano continuamente anomalie negative di precipitazioni, soprattutto al Nord, tanto che il semestre dicembre 2016 – maggio 2017 è risultato essere il quinto più secco (con un deficit di oltre il 30%) se confrontato con il medesimo periodo degli anni passati dal 1800 ad oggi.
Secondo Coldiretti, le anomalie climatiche che hanno accompagnato la prima parte del 2017 hanno già provocato danni stimati in quasi un miliardo di euro. Oltre alle colture a rischio, se la situazione siccitosa persiste ora aumenta anche il rischio di incendi nei boschi.
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