Le ampie vetrate della serra sono diventate a pois. Così, punteggiate da tanti piccoli dischi adesivi, sono “decorate” le nuove vetrate delle serre maggiori – delle succulente e tropicale – dell’Orto e Museo Botanico dell’Università di Pisa. Non una scelta estetica, ma di un’assoluta necessità, per prevenire le collisioni delle circa 50 specie di uccelli che qui trovano condizioni ecologiche favorevoli durante tutto l’anno grazie all’ampia disponibilità di cibo, tra frutti, semi, insetti e altri piccoli invertebrati.
Secondo una stima della LIPU, Lega italiana protezione uccelli, sono infatti circa 15 milioni gli uccelli che ogni anno, in Italia, muoiono in collisioni contro i vetri. «Una vera e propria strage dovuta al fatto che – come spiega Leonardo Cocchi, naturalista e vice curatore dell’Orto Botanico pisano – gli uccelli in volo non sono in grado di riconoscere la presenza di un eventuale ostacolo trasparente, sia che rifletta il cielo sia che permetta di vedere quello che c’è dietro. Per questo l’Ateneo ha deciso di marcare l’intera superficie delle vetrate mediante l’applicazione di un reticolo a maglia regolare di dischi adesivi. Una scelta fatta sulla base di moderni studi e test sperimentali che hanno dimostrato come i reticoli punteggiati siano più efficaci delle silhouette degli uccelli rapaci, che vengono spesso utilizzate ma che non impediscono le collisioni tra una sagoma e l’altra».
La popolazione degli uccelli che “frenquentano” l’Orto Botanico – che oltre a custodire piante in coltivazione per scopi scientifici e didattici rappresenta anche una piccola oasi di biodiversità spontanea – cambia nell’arco dell’anno, comprendendo specie residenti, svernanti o presenti solo durante la migrazione primaverile e autunnale.
Tra queste l’airone cenerino (Ardea cinerea), il picchio verde (Picus viridis), la capinera (Sylvia atricapilla), il codirosso comune (Phoenicurus phoenicurus), l’upupa (Upupa epops), la cinciarella (Cyanistes caeruleus) e il cardellino (Carduelis carduelis). Un patrimonio da tutelare.
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