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Ambiente
CAMBIAMENTI CLIMATICI

L’uomo distrugge, la Natura ripara!

L’uomo distrugge, la Natura ripara!

Redazione Redazione 15 Ott 2020

Uno studio dietro l’altro conferma la gravità e l’accelerazione dei cambiamenti climatici, causati soprattutto dalle emissioni di gas serra generate dall’attività umana. In una spirale viziosa, il riscaldamento globale provoca a sua volta disastri naturali (dagli incendi alle alluvioni, alla perdita di foreste) che vanno ad aggravare la situazione.

Un debole segnale positivo, in questo quadro allarmante, arriva da una nuova ricerca che ha messo in evidenza come il Pianeta e la Natura “tentino” di invertire la rotta, forse con più intelligenza e determinazione di quanto non stia facendo la comunità umana.

 

Un nuovo studio ha rilevato come il deserto del Sahara sia punteggiato di alberi, più del consueto. A prima vista le distese apparentemente sterili dei deserti del Sahel e del Sahara presentano poco verde, ma le immagini satellitari dettagliate, combinate con calcoli approfonditi fatti al computer, hanno rivelato un quadro diverso.

Si è calcolato che circa 1,8 miliardi di alberi punteggino alcune parti dei deserti del Sahara occidentale e del Sahel e della cosiddetta zona subumida: un’abbondanza mai contata in precedenza, che ribalta le attuali ipotesi su tali habitat, dicono i ricercatori.

Questo è sufficiente per mitigare il cambiamento climatico? È presto per dirlo, occorreranno altri studi per determinare quanto carbonio viene immagazzinato in questi siti, che di solito non sono inclusi nei modelli climatici.

 

«Siamo rimasti molto sorpresi dal fatto che nel deserto del Sahara crescano così molti alberi» ha detto l’autore principale dello studio, Martin Brandt, assistente professore di geografia all’Università di Copenhagen. «Certamente ci sono vaste aree brulle, ma ci sono ancora zone ad alta densità di alberi e anche tra le dune sabbiose ci sono qua e là alcuni alberi che crescono» ha aggiunto.

L’indagine fornisce ai ricercatori e agli ambientalisti dati che potrebbero aiutare a guidare gli sforzi per combattere la deforestazione e misurare con maggiore precisione i siti naturali di stoccaggio del carbonio sul Pianeta.

 

Trovare e contare gli alberi non è stato semplice. Nelle aree forestali, margini di crescita appaiono relativamente chiari nelle immagini satellitari, anche a bassa risoluzione, e sono facilmente distinguibili dalla confinante terra nuda.

Ma dove gli alberi sono più sparpagliati o isolati, le immagini satellitari possono essere troppo a bassa risoluzione per individuare singole piante o anche piccoli gruppi verdi.

Oggi la tecnologia satellitare permette di avere immagini ad alta risoluzione, ma rimane il problema del conteggio: contare i singoli alberi, in particolare su così vaste aree di territorio, è un compito quasi impossibile.

Brandt e il suo team hanno trovato una soluzione, accoppiando immagini satellitari ad altissima risoluzione con “l’addestramento” di un programma per computer che ha mano mano appreso come fare il lavoro per loro. Un processo di sviluppo del software che ha richiesto un lungo lavoro con il conteggio e l’etichettatura manuale di ben 90.000 alberi. Ci è voluto un anno.

Altri programmi, infatti, usano approssimazioni od estrapolazioni. Questo studio, invece, conta specificatamente albero per albero, per avere un quadro reale della situazione.

Le informazioni accurate sulla vegetazione nei deserti e in altre zone aride sono fondamentali per comprendere su scala globale i cicli biogeochimici del carbonio, dell’acqua e di altri nutrienti.

 

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