Sono stati due mesi pessimi, per gli uccelli marini che passano l’inverno nell’Atlantico europeo: in migliaia sono stati ritrovati morti sulle coste dalla Scozia fino al Portogallo, in quella che si crede sia la peggiore moria da 12 anni a questa parte.
Volontari, ricercatori e abitanti dei paesi costieri hanno rivenuto sulle spiagge un numero significativamente più alto del consueto di esemplari morti o moribondi soprattutto di pulcinelle di mare, ma anche di urie e di gazze marine, tra le specie di uccelli marini più diffuse lungo le coste atlantiche.
Nella sola Francia tra il 1 febbraio e il 2 marzo sono state censite almeno 32.000 pulcinelle di mare morte o fortemente indebolite.
In totale, si stima che quasi 50.000 uccelli siano stati trovati tra febbraio e marzo lungo le coste di Francia, Gran Bretagna, Spagna e Portogallo. Qualche centinaio è stato curato e rimesso in libertà dai molti centri di recupero coinvolti nelle operazioni di salvataggio, ma la maggior parte non ce l’ha fatta. E potrebbe essere solo la punta dell’iceberg, visto che queste specie passano la stagione non riproduttiva anche molto al largo delle coste e quindi un evento di mortalità diffusa potrebbe passare inosservato.
Mancanza di cibo, spossamento e ipotermia
Gli scienziati si interrogano sulle cause, ma a provocare l’evento sono state quasi certamente le avverse condizioni meteorologiche degli ultimi mesi, in particolare la serie di violente tempeste verificatisi in mare che avrebbero impedito agli uccelli di procacciarsi il cibo.
Le pulcinelle di mare cacciano le loro prede a vista: se le acque rimangono torbide troppo a lungo, possono faticare a individuarle fra le onde e a nutrirsi. E alla mancanza di cibo si aggiungono spossamento e ipotermia, particolarmente deleteri per esemplari giovani o indeboliti. Il fenomeno della “moria di massa” è sì naturale e ciclico (l’ultimo era avvenuto nel 2014), ma tra i ricercatori si fa strada l’idea che oggi avvenga molto più frequentemente del solito a causa della crisi climatica globale: come per altri fenomeni metereologici estremi, è probabile che stiamo assistendo a un aumento della frequenza e della portata anche delle tempeste invernali.
Una specie iconica
Una particolare pulcinella di mare – una specie iconica soprattutto nel Regno Unito, amata per il suo buffo becco e il suo aspetto clownesco – ha commosso il pubblico: ritrovata a Balmedie, nell’Aberdeenshire, il 29 gennaio, è stata portata a un centro recupero a Ellon ma è morta la notte successiva. I soccorritori hanno scoperto alla sua zampa un anello: l’esemplare era stato inanellato sull’isola di May nel 1995, quando aveva 3 anni. La pulcinella aveva quindi ben 34 anni al momento della sua morte (la media è di 15-20 anni, il record documentato di 41).
Le minacce: dal bycatch alle pale eoliche
Le pulcinelle di mare sono peraltro già in calo in tutto il loro areale, che va dalle coste europee (in particolare quelle islandesi) fino a quelle canadesi, a causa dell’influenza aviaria e della riduzione della disponibilità dei pesciolini conosciuti in inglese come “sand eels”, anguille di sabbia, la loro preda preferita.
Altri pericoli sono il bycatch (gli uccelli rimangono intrappolati nelle reti dei pescatori) e la costruzione di parchi eolici offshore senza una valutazione di impatto ambientale (per esempio vicino alle colonie di nidificazione). Si dovrà attendere la prossima stagione riproduttiva – in primavera gli uccelli tornano sulle coste per la stagione riproduttiva – per verificare l’effettiva diminuzione dei pulcinella di mare e degli altri uccelli marini.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com






