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I boschi di Pantelleria rinascono grazie al crowdfunding. E in Toscana…

I boschi di Pantelleria rinascono grazie al crowdfunding. E in Toscana…
© Maria Vittoria Steinmann

Redazione Redazione 5 Dic 2019

Era il 28 maggio del 2016 quando delle mani criminali mandarono in fumo oltre 800 ettari dell’isola di Pantelleria, gioiello naturalistico del nostro Paese. Oggi, a distanza di tre anni e mezzo da quel disastro ambientale che in 48 ore polverizzò interi boschi di pino marittimo, pino d’Aleppo, lecci e arbusti della macchia mediterranea, è stato completato il rimboschimento con la messa a dimora delle ultime 1.250 piante autoctone a Montagna Grande.

 

La più grande campagna di crowdfunding ambientale

Si è così concluso così il progetto “10.000 Alberi per Pantelleria: per non dimenticare l’incendio 2016”, promosso dal Comitato Parchi per Kyoto, onlus costituita da Federparchi-Europarc Italia, Kyoto Club e Legambiente, in collaborazione con il Comune di Pantelleria, l’associazione Marevivo e l’Università di Palermo.

Grazie a un accordo con PlanBee, la società che gestisce la prima piattaforma web dedicata alla raccolta fondi per opere civiche in Italia, il comitato aveva infatti lanciato una straordinaria campagna di crowdfunding che ha finito per registrare il maggior successo di sempre in Italia in campo ambientale.

Da sinistra: Antonio Ferro, Past President Parchi per Kyoto; Giampiero Sammuri, Presidente Federparchi; Antonio Parrinello, Direttore Parco Isola di Pantelleria; Carmen Di Penta, Direttore Marevivo; Salvatore Gino Gabriele, Presidente Parco Isola di Pantelleria, Maurizio Caldo, Vicesindaco di Pantelleria; Francesco Ferrante, Presidente del Comitato Parchi per Kyoto; Angelo Parisi, Assessore Ambiente Comune di Pantelleria.

 

Aziende virtuose

Alle centinaia di sostenitori privati che hanno aderito alla campagna si sono affiancate numerose aziende nazionali tra cui EcoTyre, il Consorzio che si occupa della corretta gestione del fine vita degli pneumatici, il Gruppo Terna, Donnafugata, azienda vitivinicola siciliana che con oltre 338 ettari di vigneto (di cui 68 a Pantelleria) esporta i propri vini in tutto il mondo, l’azienda bresciana Naturalmente – Artec, l’azienda agricola Salcheto di Montepulciano, il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, l’azienda Ecologica Naviglio S.p.A. che opera nell’area del Parco del Ticino e il capperificio Bonomo & Giglio Srl.

 

Solo piante di casa

Il successo dell’iniziativa ha consentito di recuperare i fondi per un’accurata opera di rimboschimento con specie tipiche del territorio: le piante messe scelte, infatti, sono state ottenute da semi raccolti a Pantelleria dal personale del Dipartimento Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo.

Foto di Salvatore Gabriele © Pantelleria Internet

Nell’evento conclusivo di piantumazione, cui hanno partecipato simbolicamente anche alcuni ragazzi delle scuole medie, presso l’area attrezzata di Montagna Grande sono state messe a dimora 900 piante di mirto (Myrtus communis), lentisco (Pistacia lentiscus), corbezzolo (Arbutus unedo) e fillirea. Ulteriori 50 piantine di pino d’Aleppo sono state sistemate presso Contrada Saltalavecchia.

https://rivistanatura.com/wp-content/uploads/2019/12/Riforestazione-a-Pantelleria.mp4

 

Anche in Toscana si piantano nuovi alberi

Presto anche l’Ente Parco naturale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli interverrà per portare nuova vita, rigorosamente vegetale, sulla costa della tenuta di Macchia Lucchese, nel comune di Viareggio. I pini marittimi della tenuta, piantati sulle dune decenni fa, non hanno infatti resistito all’attacco della terribile cocciniglia (Matsucoccus feytaudi) che sta causando gravi danni in tutta la Toscana e in altre regioni.

Così è stato approvato un progetto finanziato dall’Unione Europea che prevede, dopo la rimozione dei pini marittimi secchi, il rimboschimento con piante autoctone e caratteristiche del paesaggio: soprattutto lecci, ma anche frassini, ontani, pioppi bianchi e pini domestici che a differenza dei pini marittimi non vengono attaccati dalla cocciniglia.

L’obiettivo è rinforzare la foresta con 3.400 nuove piante per renderla più resistente ai parassiti e ai cambiamenti climatici. Le piantine saranno protette individualmente da daini e cinghiali e monitorate per 5 anni, con irrigazione ed eventuali ulteriori piantagioni in caso di mancato attecchimento.

 

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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