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Viaggi e outdoor
Italia

In collaborazione con:

AREE PROTETTE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA

Il Parco Naturale delle Prealpi Giulie

Il Parco Naturale delle Prealpi Giulie
Lo spettacolare paesaggio del Foran del Mus nelle Prealpi Giulie: un altopiano di quota con formazioni rocciose uniche e sorprendenti, fossili e grotte. In giugno e luglio l’area diventa un giardino botanico di quota con moltissime fioriture alpine. © Francesco Tomasinelli

Redazione Redazione 24 Mar 2019

  • DA NON PERDERE L’altopiano del Foran del Mus
  • PERCHÉ Per il paesaggio lunare e le formazioni geologiche
  • QUANDO Dalla primavera all’inizio dell’autunno
  • COME In funivia e poi a piedi

 

Quando si supera la Sella del Bila Pec, un passo di montagna a 2006 metri di altitudine, lo sguardo si perde su un paesaggio del tutto insolito: un altopiano costituito da grandi formazioni rocciose chiare e irregolari, che si stendono a perdita d’occhio, sullo sfondo dei rilievi delle Alpi. Da lontano queste rocce non sembrano così diverse da quelle di altre montagne, ma ad una osservazione più ravvicinata si rivelano uniche: in questo luogo l’erosione operata dalle precipitazioni e dal ghiaccio sulla roccia calcarea ha generato forme spettacolari con creste, tagli, incisioni e pozzi profondissimi, dando vita a un paesaggio che sembra uscito da un film di fantascienza. Siamo nella parte Nord Orientale del Parco delle Prealpi Giulie, di fronte a uno dei suoi tesori, l’altopiano del Foran del Mus e del Monte Canin, che è raggiungibile con una funivia che, dal fondovalle di Sella Nevea, conduce al Rifugio Gilberti.

 

Un fossile del mollusco bivalve Megalodon, risalente a un’era geologica precedente a quella dei dinosauri, frequente tra le rocce del Foran del Mus. © FVG

La quantità dei cosiddetti fenomeni carsici, cioè di estesa modificazione delle rocce calcaree da parte dell’acqua e dell’anidride carbonica, è una della caratteristiche della parte orientale del Friuli Venezia Giulia e della vicina Slovenia. Ma la cosa interessante è che qui, data la loro estensione, questi fenomeni possono essere apprezzati anche da non specialisti. Formazioni come il “mare pietrificato”, per esempio: una successione di solchi e scannellature, alte alcuni centimetri simili a onde, create dal ruscellamento dell’acqua su superfici inclinate. Ugualmente curiosi sono i fori di dissoluzione, tipici delle zone pianeggianti, dove l’erosione del substrato da parte dell’acqua ha dato vita a cavità di diverse dimensioni. Alcuni sono semplici fori e fratture nella roccia di pochi centimetri di diametro (dove spesso si sviluppano splendide fioriture alpine), ma altri sono vere e proprie grotte raccordate da pozzi e passaggi, a volte immensi, come l’abisso Boegan che si trova al centro dell’altopiano e sprofonda per 600 metri al centro della montagna. Tra le rocce piatte e levigate si incontrano anche fossili di sorprendente qualità. Uno dei più comuni è Megalodon, un mollusco bivalve del Triassico di circa 10-15 cm di diametro, a testimonianza del fatto che queste rocce si sono formate in un antico oceano tropicale più di 200 milioni di anni fa.

 

Un papavero delle Alpi Giulie, endemico di questa porzione delle Alpi. © Francesco Tomasinelli

A queste quote, anche all’inizio dell’estate, la neve riveste i versanti più freschi e ombrosi e i pozzi del fondovalle, ma dove questa e i grandi massi scolpiti dai ghiacci lasciano spazio a piccoli fazzoletti verdi, si incontrano minuscoli giardini botanici ricoperti di papaveri delle Alpi Giulie, camedrio alpino, genziane e altre piante di quota le cui fioriture, di particolare fascino e bellezza, sono concentrate a giugno e a luglio. Sui fianchi della grande montagna del Canin, invece, gli stambecchi brucano sui pochi prati presenti, ma qui sono più schivi che in altre zone delle Alpi.

Per visitare l’area, una volta raggiunto il rifugio Gilberti (1850 m) ci si incammina per la Sella del Bila Pec (2006 m) per poi scendere nell’altopiano verso l’Abisso Boegan e poi risalire verso il sentiero 632, sulla sinistra che consente di rientrare. Il giro completo richiede, complessivamente, circa 3 ore ed è descritto in un ottimo libretto prodotto dal Parco (Guida al sentiero geologico del Foran del Mus e Monte Canin).

Anche il resto delle Prealpi comprende luoghi di grande interesse e una rete di percorsi ben segnalati. Per chi ha poco tempo può essere una buona idea recarsi a Pian dei Ciclamini presso Lusevera e prendere il “Sentiero per tutti”. Il percorso, per nulla faticoso, è vario e piacevole e offre un assaggio generale degli habitat del parco.

Da non perdere, inoltre, la cascata di Barman un salto d’acqua che dà vita a pozze limpidissime sotto il Monte Musi, a Sud di Resia, e il Fontanone di Goriuda presso Sella Nevea, che esce da una grotta visitabile. Sul sito del Parco sono reperibili informazioni sulle varie strutture dell’area.

 

Consigli di viaggio

Scopri la carta delle aree protette del Friuli Venezia Giulia e i tanti modi di vivere la Natura.

 

Info:

www.parcoprealpigiulie.it

www.turismofvg.it

 

 

Il “Fontanone di Goriuda” nelle Prealpi Giulie, alto 40 metri. © Francesco Tomasinelli

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
  • argomenti
  • aree protette del Friuli Venezia Giulia

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