Un altro lupo è stato ucciso illegalmente e mutilato: la carcassa, priva di testa, zampe e coda, è stata rinvenuta nei giorni scorsi all’interno del Parco Naturale Fanes-Sennes-Braies, in Alto-Adige.
Secondo il WWF Italia, si tratta della «Diretta conseguenza del clima d’odio verso questa specie. Un clima alimentato anche dal recente declassamento dello stato di protezione del lupo a livello europeo e dall’atteggiamento miope di parte della politica».
Spiega il WWF Italia che questo provvedimento – seppur non ancora recepito dall’Italia – rischia di aggravare il fenomeno, trasmettendo l’idea che il bracconaggio sia meno preoccupante o pericoloso. Mentre in Italia, ogni anno, centinaia di lupi vengono uccisi illegalmente, come confermano i dati del report dell’associazione “Io non ho paura del lupo.
«Gli abbattimenti non sono una soluzione per mitigare i conflitti uomo lupo. Le associazioni agricole e venatorie e i molti politici che soffiano sul fuoco, diffondendo allarmi e incitando alla violenza, finiscono per dare una sponda a chi compie atti di bracconaggio così gravi» dichiara Marco Antonelli, esperto di grandi carnivori per il WWF Italia.
Mortalità del lupo in Italia
La relazione “La mortalità del lupo in Italia 2019-2023” (scarica qui il documento), pubblicata dall’Associazione Io non ho paura del lupo APS ricostruisce per la prima volta un quadro complessivo minimo, della mortalità del lupo a scala nazionale, basato sui rinvenimenti registrati dalle istituzioni competenti.
Nel quinquennio 2019–2023 in Italia sono stati rinvenuti 1.639 lupi morti, un numero che racconta in modo inequivocabile, e per la prima volta, la portata minima e reale del fenomeno su scala nazionale e che mostra un andamento in costante crescita: si passa dai 210 casi registrati nel 2019 ai 449 del 2023, più di un lupo morto ogni giorno.
Le cause di morte del lupo
- Le cause indirettamente riconducibili all’uomo, che comprendono gli investimenti stradali e ferroviari, risultano di gran lunga le più frequenti e rappresentano circa il 60% dei casi noti.
- Seguono le cause indeterminate, che costituiscono il 19% delle registrazioni, una quota che rivela la difficoltà di individuare e accertare le condizioni del decesso.
- Il bracconaggio, indicato come causa direttamente riconducibile all’uomo, incide per circa il 12% dei casi.
- Le morti naturali risultano essere una minoranza.
Secondo Daniele Ecotti, presidente di Io non ho paura del lupo APS, «Oltre il 70% delle morti note è riconducibile ad attività umane. Ma ciò che preoccupa di più è la possibilità che questa sia solo una sottostima reale del fenomeno, in particolare per gli atti di bracconaggio e per le cause naturali, entrambe difficili da rilevare».
Piemonte, Abruzzo ed Emilia-Romagna sono le Regioni che riportano il maggior numero di lupi rinvenuti morti, con valori che oscillano fra 266 e 280 casi nel quinquennio analizzato. Anche Marche, Toscana e Umbria presentano numeri elevati.
L’insufficienza dei dati rilevati
Alcune Regioni confinanti, che condividono ecosistemi, presenza della specie e dinamiche di espansione, mostrano scarti enormi nei numeri, difficilmente giustificabili se non attraverso la lente di una raccolta dati incompleta, frammentaria o gestita con criteri diversi.
Questa asimmetria territoriale è uno degli elementi più critici emersi dallo studio: indica che, in Italia, conoscere quanti lupi muoiono dipende ancora troppo da chi raccoglie i dati, da quali Enti sono coinvolti e da quanto efficiente sia la filiera di recupero e registrazione delle carcasse.
Per Ecotti, «Oggi discutiamo di abbattimenti e deroghe, ma non abbiamo ancora un sistema nazionale che raccolga e verifichi in modo uniforme i dati più elementari».
Il monitoraggio del lupo non è un semplice esercizio statistico, ma rappresenta il fondamento per comprendere l’evoluzione di una popolazione in continuo cambiamento.
Senza dati, non esiste gestione. Questa relazione vuole colmare un vuoto e allo stesso tempo dimostrare quanto lavoro ci sia ancora da fare.
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