di Mariangela Corrieri
Presidente Associazione Gabbie Vuote ODV Firenze
Se qualcuno crede con sicurezza che ad assalire gli animali d’allevamento sia sempre un lupo, sbaglia. Un cittadino, un allevatore, un cacciatore, un pastore, non possono averne la certezza, perché per riconoscere il lupo non sono sufficienti i caratteri fenotipici (morfologici, comportamentali, ecologici), le impronte e tanto meno l’immaginazione, ma l’esame del DNA.
Più facile pensare che si tratti di ibridi lupo-cane (visto che il randagismo in Italia, nonostante la legge quadro 281/91, ormai vecchia di oltre 33 anni, ancora non è stato debellato) oppure di cani vaganti, inselvatichiti, quelli che conoscono l’uomo e non lo temono.
Quindi la strategia corretta per l’identificazione dei casi di ibridazione e introgressione (una sorta di invasione permanente dei geni di una specie nell’altra, soprattutto fra ibrido e lupo) si dovrebbe basare sull’uso integrato di strumenti genetici e fenotipici.
Dalle analisi genetiche condotte dall’ISPRA sui campioni raccolti nell’area peninsulare appenninica, il 27,3% dei marcatori molecolari ha mostrato segni di ibridazione, recente o antica, con il cane domestico che vengono riconosciuti come rilevante minaccia.
Mancata gestione del problema dell’ibridazione
Gli studi sociologici hanno cercato di capire le cause che si celano dietro la mancanza di una gestione efficace del problema dell’ibridazione antropogenica ovvero per responsabilità umana, tra cane e lupo accertando che, in una particolare zona, la frequenza di ibridazione era prossima al 30% nella popolazione di lupi. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Ecology and Evolution e sul sito della Commissione Europea.
Secondo il WWF, l’ibridazione, in alcune aree, supera il 40% degli individui.
La ricerca, pubblicata sulla rivista The Journal of Wildlife Management, ha stimato che sulla base di 152 campioni raccolti, corrispondenti a 39 lupi in 7 branchi differenti, la prevalenza di ibridazione raggiunge il 70%.
«L’ibridazione è un problema drammatico (per quanto riguarda la purezza genetica del lupo), assolutamente sottovalutato. In alcune aree dell’Appennino sono ibridi anche il 30-40% degli esemplari ed è una realtà di non ritorno. Per risolvere il problema alla radice bisognerebbe eliminare il fenomeno del randagismo» dichiara Luigi Boitani nella sua intervista a Wilderness News del 22 novembre 2017.
Nel 2012 il Ministero della Salute aveva stimato una presenza tra i 500 e i 700mila cani randagi, ma secondo il Sindacato italiano veterinari nell’ultimo quinquennio potrebbero addirittura essere raddoppiati. Il Rapporto di Legambiente “Animali in città 2023”, stabilisce che i cani vaganti sono tra i 700 e 400mila e i cani randagi tra i 350 e 200mila.
Sono cifre impossibili da verificare con esattezza, ma gli esperti concordano sul fatto che la tendenza sia al rialzo e che i numeri potrebbero arrivare presto a livelli incontrollabili.
Il randagismo è alimentato:
- dalla illegale e crudele abitudine di abbandonare gli animali, comprese le cucciolate indesiderate;
- dai cani padronali lasciati liberi di andare dove meglio credono, diventando quindi incontrollabili;
- dalla dispersione sul territorio dei cani dei cacciatori durante la stagione venatoria.
Queste tre categorie, cani abbandonati, cani dispersi, cani padronali liberi, si uniscono facilmente in bande e si incrociano fra loro e con i lupi.
I danni causati dagli ibridi e dai cani inselvatichiti
Luigi Boitani raggruppa le tipologie dei cani, risultate dal comportamento umano, in queste categorie:
l) Nella prima categoria sono inclusi i cani ufficialmente iscritti nei Registri Comunali.
2) Nella seconda sono inclusi cani che hanno un padrone, ma non sono registrati ufficialmente.
3) Nella terza sono inclusi i cani randagi, quelli cioè senza padrone che vagano nei pressi degli insediamenti umani e che sono in qualche forma dipendenti dall’uomo per l’alimentazione o perché ne ricercano attivamente la presenza e la compagnia.
Dalle tre categorie inoltre, si origina la quarta, quella dei cani inselvatichiti, quelli che hanno riguadagnato una indipendenza pressoché assoluta dall’uomo da cui rifuggono come animali selvatici. Pur venendo spesso vicino a paesi e case alla ricerca di cibo, questi cani evitano l’incontro con l’uomo, si spostano di notte, vivono in branchi, uccidono facilmente animali domestici e si comportano in maniera molto simile al lupo.
I danni causati dagli ibridi e dai cani vaganti e inselvatichiti sono del tutto simili a quelli causati dal lupo ed è oggettivamente difficile distinguerli: di conseguenza vengono attribuiti, con la facilità dell’ignoranza, al lupo anche quando costui non è responsabile.
Come scritto dalla Commissione europea con prot.ENV.DD.3/NN/MC/pp a maggio 2022, «la Commissione promuove le azioni degli Stati Membri volte a monitorare, prevenire e mitigare il fenomeno dell’ibridazione compresa la riduzione del randagismo canino in linea con la Raccomandazione n. 173 (2014) adottata nell’ambito della Convenzione di Berna».
Il commercio illegale
Risulta inoltre, dalle indagini dei Carabinieri Forestali, che in Italia, ma anche in Europa, esiste un traffico illegale di ibridi allevati e venduti al prezzo di 3.000/5.000 euro e consegnati in meno di 24 ore, ibridi che si possono facilmente ordinare su Internet.
In breve, questo traffico incide pesantemente sulla gestione del lupo, perché molto spesso gli ibridi non sono facili da controllare e vengono abbandonati.
Tra i cani randagi e gli ibridi “prodotti” per lucro, il lupo ha una prospettiva di sopravvivenza difficile, nonostante l’aumento della popolazione.
Aggiungiamo poi che se si comincia a parlare di catturare gli ibridi, rinchiuderli in recinti e/o eliminarli, si finisce sempre con la solita modalità di volere risolvere i problemi agendo sugli effetti e non sulle cause.
I lupi sono specie protetta da leggi nazionali (157/1992, 357/1997, 503/1981) e internazionali, i cani in Italia sono tutelati dalla legge quadro 281/91 e dalla legge Brambilla del 1/7/25. Ma gli ibridi che non sono totalmente lupi né totalmente cani? Se si ritenessero lupi sarebbero protetti per metà, se si ritenessero cani sarebbero protetti per metà.
Non si può punire gli ibridi se nascono dal randagismo canino, ovvero da un comportamento umano inqualificabile e da una legge, in Italia, non rispettata in primis dalle istituzioni.
Quindi, che fare?
Proprio per questo non dovrebbero essere puniti lupi ibridi, cani ibridi, cani randagi e cani inselvatichiti e ogni intervento di salvaguardia dovrebbe essere finalizzato alla sola cattura/sterilizzazione degli animali con re-immissione nel territorio, senza soppressione, né carcerazione, con il coinvolgimento delle associazioni protezionistiche che tanto si impegnano per la tutela degli animali.
Leggi di protezione
Il lupo è stato recentemente declassato dalla normativa internazionale, da specie rigorosamente protetta a specie protetta. Questo per facilitare l’iter degli abbattimenti organizzati dimenticando che esiste già un iter, oltre alle deroghe: quello degli abbattimenti illegali: il bracconaggio. Centinaia di scienziati hanno firmato contro questo declassamento, ma inutilmente.
«Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo,
lo cambiano davvero”
Albert Einstein
PRIMA PARTE Chi è il lupo
SECONDA PARTE Bracconaggio del lupo
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