Gli eventi legati alla crisi climatica stanno avendo sulla popolazione giovanile conseguenze traumatiche e psicopatologiche. Per conoscere meglio cause e diffusione della solastalgia – il disturbo conosciuto anche come “ecoansia” – è partito nelle scuole e nelle università italiane il primo studio condotto nel nostro Paese su un ampio campione di studentesse e studenti.
Nell’ambito della campagna “Chiedimi come sto” di UDU e RdS, lanciata per prendersi cura della salute mentale delle giovani generazioni, verrà sottoposto a migliaia di studenti un questionario per comprendere l’impatto che la crisi climatica e i sempre più frequenti eventi meteorologici estremi hanno sulla salute degli under 35 del nostro Paese.
Nel questionario sono stati inseriti i test validati empiricamente per conoscere in maniera obiettiva le conseguenze che la preoccupazione e la paura per il cambiamento climatico hanno sulla salute mentale dei giovani: ansia, depressione, pessimismo, perdita di speranza riguardo al futuro e molte altre condizioni sfavorevoli al sano e soddisfacente sviluppo delle giovani generazioni.
L’indagine è promossa da Greenpeace Italia, ReCommon, Unione degli universitari (UDU) e Rete degli studenti (RdS), con il supporto scientifico dell’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management (IEP).
«Questo studio ci permetterà di acquisire dati basati sulle evidenze scientifiche al fine di sensibilizzare le istituzioni politiche affinché adottino misure pratiche a sostegno delle presenti e future generazioni» dichiara Rita Erica Fioravanzo, presidente dell’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management. «Uno studio di questa importanza svolto in Italia potrà inoltre costituire un modello da replicare nei Paesi del Mediterraneo massimamente afflitti dalle disastrose conseguenze del cambiamento climatico».
«Viviamo sempre più spesso sulla nostra pelle eventi estremi come ondate di calore, incendi, alluvioni che, oltre a causare ingenti danni materiali, hanno anche impatti meno visibili ma altrettanto pericolosi per le nostre vite, come l’ecoansia» dichiara Simona Abbate, della campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia.
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