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A spasso nello Jato sulla Regia Trazzera della Cannavera
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Viaggi e outdoor
Italia

l'itinerario

A spasso nello Jato sulla Regia Trazzera della Cannavera

Junio Tumbarello Junio Tumbarello 14 Nov 2018

“Camminare è diventato un gesto sovversivo. Non serve essere atleti professionisti, aver scalato l’Everest o raggiunto il Polo Nord. Il camminatore si sottrae alla velocità, al frenetismo, all’indifferenza e abbraccia la lentezza; così facendo apre i suoi occhi e la sua anima a un mondo inesplorato, ai dettagli del minuzioso. Sottrarsi alla tirannia della velocità significa dilatare la meraviglia di ogni istante e restituire intensità alla vita. Chi cammina sa far tesoro del silenzio e trasformare la più semplice esperienza in un’avventura indimenticabile.” (Erling Kagge)

 

Ci sono posti che emozionano non solo per gli scorci e i panorami che riservano agli occhi. Sentieri che, percorsi negli anni da banditi, contadini e viandanti, riescono ancora a far viaggiare mente e corpo nel tempo, oltreché nello spazio. Se volete far vibrare le vostre corde al vento di una strada antica e bellissima, a pochi passi da Palermo c’è una “trazzera” (dal francese antico “drecière” che significava “via diritta”) che è sopravvissuta alla creazione di autostrade, edificazioni selvagge e alle intemperie del tempo: la Regia Trazzera della Cannavera (anche detta via Regia Procura-Dammusi o via Panormi). Un percorso di trekking di media difficoltà che partendo dal paese di Giacalone potrà farvi vedere la Valle dello Jato come non l’avete mai vista.

 

Metti una giornata di sole, una levataccia (ne vale sicuramente la pena, n.d.a.) e un paio di scarpe (non per forza da trekking), e la vostra macchina del tempo è servita. A volerlo compierlo tutto il percorso ci s’impiega tra le cinque e le sei ore. Anche poco di più, considerando variabili come l’allenamento, il fondo stradale che -specie all’inizio- può essere molto fangoso, e la difficoltà nell’ultimo tratto (al ritorno) tra la gola della Procura e Giacalone. In alcune parti in corrispondenza della gola della Procura, la strada – nelle parti di pietra calcarea – risulta scalpellata per una lunghezza di circa duecento metri e la salita si fa molto ripida, con una pendenza che si aggira intorno ai 30/35 gradi. I paesaggi sono bellissimi e per niente monotoni. L’inizio al sentiero è facile da trovare: una volta raggiunto l’ingresso di Giacalone (dallo scorrimento veloce Palermo-Sciacca), dopo pochi metri sulla sinistra troverete un cartello blu con le indicazioni del percorso. Una rapida salita vi porterà in uno spiazzo dove potrete parcheggiare e proseguire a piedi. Alle vostre spalle noterete il panorama della Conca d’Oro e davanti a voi invece vedrete il passo che dovrete superare per buttare uno sguardo sull’altro lato di Sicilia, la Valle dello Jato (e continuando lungo una linea immaginaria… Partinico e Mazara del Vallo). A destra invece una parte del confine orientale del bellissimo bosco di Renda.

A poco più di metà del percorso, la contrada Dammusi sarà luogo ideale per la vostra pausa pic-nic: qui rimarrete affascinati da una serie di costruzioni (mannare, masserie, stalle e fienili, ricoveri per cavalli e abbeveratoi) che testimoniano quanto fosse dinamica la vita nel territorio che la Cannavera attraversa. Tra i suoi frequentatori più noti non mancano il bandito Giuliano, che da Montelepre giungeva a Palermo per questi monti e Gaspare Pisciotta, che, si racconta, trovò ricovero proprio in una di queste case contadine che incontrerete sulla strada.

Nel Medioevo la Cannavera era una importante via di comunicazione commerciale tra il capoluogo siciliano e la Valle dello Jato. La valle era intensamente coltivata e i prodotti dell’agricoltura venivano trasportati in città attraverso una mulattiera che valicava i monti tra il Cozzo Busino e la Costalunga, a quota metri 931. La trazzera attraversava la Scala della Corte, la contrada Cannavera, Giacalone e Monreale. All’imbocco della Scala della Corte, passaggio obbligato per Palermo, sorgeva la Procura della Corte (o Scala della Curia), una dogana per il pagamento delle imposte all’Arcivescovado di Monreale (ancora oggi nell’ultimo tratto del percorso -praticamente al “giro di boa” – sono visibili i resti di questa antica masseria). La Procura è costruita su un accumulo di travertino con impronte di foglie. I botanici vi hanno riconosciuto diverse specie di piante tra cui un alloro, Laurus azorica, che oggi è estinto dalla parte orientale del suo vecchio areale e sopravvive nelle isole Azzorre, Canarie e Madeira e in Marocco.

La Cannavera svela una Sicilia poco nota, quella dei mandriani, della vita contadina, della transumanza e dei ‘marcati’, posti dove gli uomini e i loro animali potevano fermarsi per riposare e pernottare durante i loro viaggi. Percorrerla vi farà scoprire un’Isola magica, dove il tempo si è fermato ed è lì ad attendere viandanti e camminatori di ventura, per evocare epoche lontane. Quando la Natura era molto più vicina all’uomo e alla sua quotidianità.




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