Sulle origini del sacro di Birmania aleggiano leggende e misteri che, nel corso dei secoli, hanno dato vita all’epiteto di “gatto sacro”.
Si narra che in Birmania i monaci Kittahs allevassero un tempo questi gatti e che nel 1919 due rarissimi esemplari furono regalati ad Auguste Pavie e al maggiore Gordon Russell che li condussero in Francia. Il maschio morì durante il lungo viaggio, ma la femmina, già incinta, partorì a Nizza la sua cucciolata.
Qualcuno afferma invece, che nel 1920 un miliardario americano fosse riuscito a comperare a peso d’oro, da un servo infedele del tempio di Lao-Tsun, una coppia per regalarli a un’amica francese. Il maschio morì mentre la femmina diede alla luce una splendida cucciolata.
Altri ipotizzano, ancora, che la razza sia frutto di incroci tra il Siamese e altri felini a pelo lungo, oppure che il primo esemplare sia stato ottenuto fortuitamente da un gruppo di ricercatori interessati ad allargare le proprie conoscenze genetiche senza puntare alla produzione di una nuova razza.
Qualunque sia la verità, il risultato è un affascinante felino dalla bellezza indiscutibile e dal carattere meravigliosamente dolce e affettuoso.
Caratteristiche fisiche
Il gatto birmano ha uno sguardo profondo ed espressivo, messo in evidenza dai suoi luminosi occhi blu zaffiro, dalla forma leggermente ovale.
Le orecchie sempre rivolte in avanti e attente, sono di media grandezza e terminano con punte arrotondate.
La struttura del corpo è abbastanza robusta e lievemente allungata, la testa ha una ossatura massiccia con la fronte leggermente bombata, le guance piene e il mento ben pronunciato, gli zigomi sporgenti e i lineamenti morbidi.
La coda di lunghezza media e proporzionata al corpo, ha la forma di un pennacchio e solitamente il gatto la tiene verso l’alto e la fa ondeggiare mentre cammina.
All’aspetto imponente aggiungono un tocco di classe le zampe guantate di un bel bianco candido. Il contrasto fra le estremità scure e il corpo chiaro lo legano al Siamese. Il suo mantello, setoso al tatto, manca di un sottopelo e può avere svariati colori e disegni e i points (maschera, orecchie, zampe, coda, genitali) si possono mostrare uniformi oppure tigrati.
È un gatto di taglia media, le femmine raggiungono al massimo i 4-5 chili, i maschi possono pesare fino a 6-7 chili. La sua aspettativa di vita si aggira intorno ai 14 anni.
Carattere e relazioni
Il Sacro di Birmania ha un’indole discreta e tranquilla, un temperamento sereno ed equilibrato, una rilevante intelligenza e la capacità di legarsi profondamente alle persone.
La relazione che stabilisce con i suoi padroni è molto intensa, sceglie il suo preferito instaurando con lui un rapporto esclusivo, pieno d’amore e fedeltà e da esso pretende a sua volta attenzioni e dimostrazioni di affetto.
Al contrario degli altri gatti, è morbosamente attaccato al suo padrone e lo segue continuamente, necessita di lui e della sua compagnia, non ama essere lasciato solo a lungo.
Il Sacro di Birmania è un gatto talmente tanto espressivo da comunicare con lo sguardo. Gli piace giocare e arrampicarsi, non è mai aggressivo e soprattutto adora i bambini e la loro compagnia sopportando con pazienza le loro esuberanze.
Si addice anche alle persone anziane, proprio per la sua presenza costante e per il suo carattere amorevole. La sua pacatezza lo rende adeguato anche a progetti di pet therapy.
Adora la vita in appartamento, ma non disdegna il prato dove distendersi al sole e cacciare gli insetti volanti.
È un esploratore nato e ogni anfratto rappresenta una buona occasione per perlustrare, ispezionare e cercare “prede” immaginarie.
Pur preferendo la routine di una vita abitudinaria, si adatta anche a luoghi differenti dalla sua residenza abituale (seconde case, alberghi, pensioni per animali), adattandosi senza problemi a viaggi e spostamenti.
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