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Sapessi com’è strano sentirsi ecologisti a Milano

Sapessi com’è strano sentirsi ecologisti a Milano

Michele Mauri Michele Mauri 4 Dic 2017

Come sarà Milano fra un secolo? Inospitale, surriscaldata e soffocata dallo smog oppure verdeggiante? La domanda potrebbe suonare provocatoria. Anch’io l’avrei considerata tale fino a poco tempo fa.

Milano è ingannatrice. Ama celarsi e non è semplice conoscerla bene. Qualcuno non vede altro che una città concreta e intraprendente, ma incorre nel più scontato degli equivoci. E rischia anche di inciampare in un cliché, quello che racconta una metropoli grigia, priva di bellezze artistiche, povera di cultura. Buona giusto per farci un po’ di shopping.

Sciagurati! Guardate una vetrina in meno e andate a vedere il Cenacolo vinciano, la volta del Bramante in San Satiro, l’ambone in Sant’Ambrogio, la cappella Portinari a San’Eustorgio, la cappella di Sant’Aquilino a San Lorenzo Maggiore, le pinacoteche di Brera e dell’Ambrosiana…

C’è un altro volto di Milano che sta emergendo con forza. Ancora una volta, come nella migliore tradizione meneghina, è nascosto: fra le torri e i grattacieli che stanno ridisegnando il profilo cittadino prende forma lentamente la foresta urbana. CityLife, Porta Nuova, Adriano sono i nomi dei nuovi quartieri celebrati per l’audacia di certe soluzioni architettoniche. Ebbene proprio qui – ma anche altrove, aggiungo per esempio Porto di Mare e gli scali ferroviari – si metteranno a dimora molti alberi. Così tanti che secondo Stefano Boeri, celebre architetto diventato un simbolo dell’edilizia sostenibile grazie al Bosco Verticale, Milano potrebbe diventare da qui al 2030 la capitale europea, forse mondiale della forestazione urbana.

Si stima che i metri quadri di verde per abitante potrebbero passare in poco più di un decennio da 32 a 115. Concorreranno a raggiungere tale risultato anche le aree verdi che dovrebbero comparire all’interno del parco scientifico e tecnologico da realizzarsi nell’area Expo e in altre realizzazioni green.

Insomma, si temeva di doverci adattare a una città asfittica, artificiale, tutta vetro, acciaio e cemento e si scopre invece una prospettiva ben differente. Forza della narrazione? Certo, Milano sta godendo del traino di un’immagine positiva che alla fine è capace di nascondere anche i problemi. Problemi che certamente non mancano e investono il centro, sempre più commerciale e sempre meno abitato, come le periferie, intrappolate in forme di degrado urbanistico che alimentano la disperazione sociale. Tuttavia sarebbe sbagliato restare ancorati alle proprie posizioni di principio e non vedere ciò che sta accadendo.

La svolta verde sta mettendo radici su un terreno favorevole: alcune soluzioni del passato hanno segnato tappe importanti – anche per il loro valore simbolico – nella storia del verde urbano in Italia: basti citare il Monte Stella, più noto fra i milanesi come Montagnetta di San Siro, una collinetta artificiale originatasi dalle macerie lasciate al suolo dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, il Bosco in Città, nato negli anni Settanta per volontà di Italia Nostra, primo esempio nazionale di forestazione urbana partecipata, o il Parco Nord, immaginato già alla fine degli anni Sessanta in una delle aree più densamente urbanizzate d’Europa, con una fitta presenza di fabbriche.

Milano è sfidante. Pare brutta, invece è bellissima. Sembra attardata su modelli superati e in poco tempo si rinnova. È additata come una metropoli appestata dai gas di scarico e ora progetta il primo quartiere al mondo a guida autonoma, basato sulla condivisione e su sistemi di trasporto pubblico e privato ibridi.

È difficile fare gli ecologisti a Milano, non sai mai dove si sposta la frontiera.

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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