Negli ultimi decenni la Sardegna, al di là della solita immagine turistica di mare da sogno e coste affollate, ha subito attacchi devastanti dal punto di vista ambientale.
Le minacce al suo territorio non derivano da un singolo fattore, ma dalla concomitanza di servitù militari, passati industriali irrisolti, abusi edilizi, smaltimento illecito di rifiuti, incendi dolosi e la recente pressione legata alla transizione energetica.
I dati raccolti nel Rapporto Ecomafia di Legambiente evidenziano la gravità della situazione complessiva, posizionando l’isola al primo posto in Italia per numero di persone denunciate per reati ambientali (1.627 soggetti segnalati). Non a caso, forse un po’ a sorpresa per molti italiani, sono in aumento le infiltrazioni mafiose, soprattutto da parte di n’drangheta e camorra.
Eppure in questo contesto davvero preoccupante sembra che finalmente si inizi a intravedere una reazione popolare per molti aspetti inedita e portatrice di inaspettate speranze.
Super villaggio turistico in un territorio super vincolato
Uno dei casi più recenti che sta scatenando la reazione dei sardi, quasi in stile Albania, ovvero al di fuori di ogni contenitori istituzionale e di partito, è stato il clamoroso tentativo, da parte di una società brasiliana ma con “addentellati” italiani, di costruire un super villaggio turistico a cinque stelle presso Cala Finanza, spianando la vegetazione mediterranea in un territorio super vincolato, anche per valori archeologici oltre che ecologici, in comune di Loiri Porto San Paolo, proprio di fronte all’isola Tavolara.
Ciò ha generato un duro scontro istituzionale tra il Governo centrale, che ha autorizzato l’opera tramite l’escamotage della ZES Unica (Zona Economica Speciale, una sistema per attrarre investimenti stranieri) da un lato, e Regione, Soprintendenza e Comune dall’altro.
Un’opposizione da parte degli Enti locali con differenti livelli di convinzione e che solo ora, dopo che la notizia ha fatto il giro del mondo, sembrerebbe stia assumendo connotati sufficientemente decisi.
Speculazione energetica
Tra l’altro, il caso di Cala Finanza è emblematico, dal momento che presenta un aspetto di cui pochi sino a ora ne hanno parlato. Ovvero che non si tratta solo di un “semplice” caso di speculazione edilizia, ma anche energetica!
La Tavolara Bay s.r.l., infatti, non ha acquistato solo i terreni dove costruire residence, campo da golf e eliporto, ma anche 80 ettari intorno, per circondare il lusso con gli impianti di rinnovabili e poter vantare la “sostenibilità” del progetto.
La decisione della Regione Sardegna di affidare l’aggiornamento del Piano Paesistico Regionale a mani private, rischia di creare i presupposti perché le coste sarde vedano ridurre gli attuali livelli di tutela con aperture verso l’installazione di estesi impianti di eolico e fotovoltaico in zone delicatissimi dal punto di vista ambientale e paesaggistico.
Reazione popolare e impegno civile
Ma questa volta i sardi non sembra abbiano intenzione di rimanere zitti. Ormai da molti mesi l’isola ribolle di una sorda rabbia nei confronti di tutti i soprusi accumulatisi negli anni, da parte di vari speculatori stranieri o del “continente”, con la connivenza del governo centrale ma anche di molte istituzioni locali. Per questo i social sono percorsi in modo sempre più intenso da messaggi che invitano alla reazione popolare, all’impegno civile e all’unità per difendere questa splendida e martoriata terra.
Tra i soggetti più attivi in tal senso segnaliamo l’Associazione SURRA, composta soprattutto da giovani e che spicca per la determinazione, la passione e la preparazione dei suoi componenti.
Qui invece il link per firmare la petizione contro il progetto di Cala Finanza che ha già superato le 100 mila firme.
Insomma sembra che in Sardegna finalmente la coscienza di molte persone abbia raggiunto il limite oltre il quale non si è più disposti ad abbassare la testa e a rimanere inerti. Speriamo bene.
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