Il cuore del Sahara centrale, in Niger, ha restituito uno dei segreti meglio conservati del Cretaceo. Un nuovo studio divulgato sulla rivista Science ha comunicato la scoperta di una nuova specie di spinosauride: lo Spinosaurus mirabilis. La ricerca, che riscrive parte della storia evolutiva dei predatori semi-acquatici, è il frutto di una complessa spedizione internazionale in una delle aree più remote del pianeta.
La scoperta è avvenuta sotto la guida di Paul Sereno, PhD, Professore di Biologia e Anatomia degli Organismi presso l’Università di Chicago. Sereno, veterano delle esplorazioni sahariane, ha coordinato un gruppo multidisciplinare di 20 esperti. Il gruppo ha lavorato in condizioni estreme per portare alla luce resti fossili che gettano una nuova luce sull’adattamento di questi giganti in un ecosistema fluviale ormai scomparso.
La cresta a scimitarra
Ciò che rende unico lo Spinosaurus mirabilis è la morfologia della sua struttura dorsale. A differenza del più noto Spinosaurus aegyptiacus, questa specie presenta:
- Profilo a scimitarra: la “vela” dorsale evidenzia una curvatura peculiare, più pronunciata e arcuata verso la parte posteriore, che rammenta la lama di una scimitarra.
- Adattamento idrodinamico: le analisi preliminari suggeriscono che questa forma potesse offrire una minore resistenza durante il nuoto o fungere da segnale visivo ancora più efficace in ambienti fluviali densi.
- Dimensioni imponenti: il reperto prova che questi predatori controllavano le zone umide del Sahara centrale durante la fase finale della loro evoluzione.
Le simulazioni fluidodinamiche condotte dalla squadra di Paul Sereno hanno rivelato che la cresta a scimitarra dello Spinosaurus mirabilis non era un semplice ornamento statico, ma un sofisticato strumento di navigazione. A differenza della vela più rettangolare o semicircolare di altre specie, la curvatura rastremata verso la coda riduceva drasticamente la resistenza durante il nuoto in immersione parziale. Questo profilo aerodinamico, testato attraverso modelli computazionali in vasche virtuali, suggerisce che l’animale potesse compiere virate più strette e repentine, essenziali per rincorrere prede agili nei canali fluviali del Sahara centrale.
Il posizionamento del picco della cresta, spostato verso il baricentro idrodinamico, fungeva da stabilizzatore, impedendo al corpo del dinosauro di oscillare eccessivamente durante i potenti colpi di coda. Secondo le analisi biomeccaniche, la struttura a scimitarra concedeva inoltre, una transizione più fluida tra il nuoto di superficie e l’immersione profonda, poiché la forma arcuata fendeva l’interfaccia acqua-aria con una turbolenza minima. Questa efficienza energetica avrebbe permesso allo Spinosaurus mirabilis di pattugliare vasti tratti di fiume per ore, conservando una velocità di crociera costante senza affaticare troppo la muscolatura assiale.
L’integrazione di questi dati con lo studio della densità ossea ha portato i ricercatori a ipotizzare che la cresta funzionasse anche come una sorta di chiglia invertita. Quando il dinosauro si immergeva per tendere agguati dal basso, la forma a scimitarra aiutava a mantenere l’assetto corretto contro le correnti fluviali, agendo come una superficie di controllo naturale. Sereno ha sottolineato come ogni centimetro di quella curvatura ossea fosse ottimizzato per la vita in un mondo dominato dall’acqua, trasformando un colossale predatore terrestre in una perfetta macchina idrodinamica.
L’importanza evolutiva
Secondo il professor Sereno e i suoi colleghi, il ritrovamento in Niger rappresenta un tassello indispensabile per comprendere il capitolo conclusivo dell’evoluzione degli spinosauridi. La scoperta dimostra che la famiglia degli Spinosauridae era molto più diversificata di quanto precedentemente ipotizzato, con specie che si erano adattate a nicchie ecologiche specifiche in tutto il Nord Africa.
«Questa scoperta non solo aggiunge una nuova specie al nostro catalogo, ma ci aiuta a capire come questi dinosauri si siano trasformati nei predatori apex dei sistemi fluviali africani prima della loro estinzione» ha dichiarato il gruppo di ricerca.
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