Abbiamo visto nei precedenti articoli che senza il plancton negli oceani non ci sarebbe vita, così come la conosciamo adesso. La domanda chiave che molti oggi si pongono è: in che modo i cambiamenti climatici alterano i complessi cicli del plancton?

Un gamberetto del krill: cibo delle balene, è una componente essenziale delle catene alimentari dei mari freddi. © Dmytro Pylypenko/shutterstock.com
Leggi qui le puntate precedenti:
- I vagabondi del mare
- Il motore della vita gira a pieno regime
- I trucchi per rimanere in vita un giorno di più
L’acidificazione delle acque superficiali degli oceani, causata dall’eccessiva presenza di anidride carbonica nell’atmosfera, determina una lenta dissoluzione degli organismi con scheletro calcareo, abbondantissimi nel plancton, bloccando il funzionamento delle catene alimentari.
Gli studi su questi temi non mancano, ma produrre valutazioni affidabili su fenomeni su scala così vasta è molto complesso. I problemi incontrati dai biologi marini ricordano un po’ quelli affrontati dai metereologi con le previsioni del tempo: le variabili coinvolte sono moltissime e non sempre attendibili.
Ciò che è certo, però, è che questo impatto esiste ed è già visibile oggi. Ogni anno, per esempio, la fioritura del fitoplancton nell’emisfero boreale si spinge sempre più a Nord e diventa meno prevedibile. Studiare più a fondo questi fenomeni e capire quali relazioni esistono tra i vari elementi sarà una delle sfide della biologia marina nel nuovo secolo.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.





