Il nostro Paese ha esaurito il 6 maggio scorso la quota annuale di risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in dodici mesi, il cosiddetto Overshoot Day. Ora stiamo vivendo “in debito ecologico”, cioè consumando risorse che non abbiamo e che sottraiamo alle generazioni future impoverendo la Terra di risorse naturali.
Secondo gli ultimi dati del Global Footprint Network, l’Overshoot Day dell’Italia coincide con quello di Svizzera, Turkmenistan e Polonia (6 maggio), mentre la maggior parte dei Paesi europei ha già superato questa soglia: la Germania il 5 maggio, la Francia il 23 aprile, la Svezia il 16 aprile, l’Austria il 9 aprile. Solo l’Albania, tra i Paesi europei, raggiungerà il proprio Overshoot Day più avanti, il 13 settembre.
Nel resto del mondo, i Paesi con i consumi più alti, come il Lussemburgo (17 febbraio) e gli Stati Uniti (13 marzo), esauriscono le risorse ancora prima; al contrario, nazioni come l’Indonesia (18 novembre) o l’Uruguay (17 dicembre) mantengono una maggiore sostenibilità.
Un modello realmente circolare e sostenibile
«È un segnale preoccupante, che conferma la necessità di accelerare la transizione verso modelli di sviluppo più sostenibile» commenta Giuliano Maddalena, Direttore di SAFE, hub italiano delle economie circolari.
SAFE richiama l’attenzione sul ruolo storico che l’Europa è chiamata a svolgere nella transizione verso un modello realmente circolare e sostenibile: «La riforma europea per l’Economia Circolare è in atto, è ambiziosa, ma i risultati ecologici ancora non si vedono. Le direttive e i regolamenti entrati in vigore o in procinto di esserlo prevedono passi graduali, perché il sistema produttivo abbia il tempo di trasformarsi, e a volte la complessità delle concertazioni ritarda, fisiologicamente, l’applicazione dei provvedimenti. Bisogna infatti conciliare l’ecologia con la prosperità» prosegue Maddalena.
I dati del Global Footprint Network evidenziano inoltre che i Paesi europei a reddito medio e medio-alto, incluso il nostro, continuano a impattare di più: «Molto meglio degli europei, in generale, vanno la gran maggioranza dei Paesi asiatici, africani e latinoamericani, dove la legislazione ambientale tende a essere molto più indietro della nostra. Ciò mette in evidenza una cruda realtà: l’impatto ambientale continua a essere agganciato soprattutto ai livelli di ricchezza e di consumo, e non alla qualità delle politiche ambientali» sottolinea Maddalena.
I Consorzi per le economie circolari
Safe è l’hub italiano dei Consorzi per le Economie Circolari, che dal 2006 raggruppa quattro sistemi collettivi (Ecoped, Ridomus, Ecopower e Pneulife) senza scopo di lucro per il corretto riciclo di RAEE, climatizzatori domestici e industriali, pile e accumulatori esausti e pneumatici fuori uso.
Con il progetto “TWM – Textile Waste Management”, per il riciclo dei rifiuti tessili pre e post consumo, l’hub Safe ha ulteriormente ampliato la propria attività in partnership con il Consorzio Retex.Green, fondato da Sistema Moda Italia, e il Consorzio Re.Crea, fondato da Camera Nazionale della Moda Italiana.
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