«Penso troppo e vivo male» recitava una struggente canzone di Albert Fortis in un tempo sufficientemente lontano da essere sconosciuto ai giovani lettori e lettrici. Poche parole per descrivere in modo magistrale quel fenomeno che gli psicologi chiamano rimuginio.
Siamo pervasi da un desiderio di controllo e dall’ansia di comprendere tutto. Ogni giorno riceviamo una miriade di informazioni che pretendiamo di catalogare e analizzare nella nostra mente, salvo ritrovarci spesso confusi di fronte a parti che non riusciamo a classificare, mentre altre nuove continuano ad accumularsi, reclamando senza sosta attenzione e cognizione.
Un tempo il flusso del sapere era più lento e meno copioso. Si accettava l’evidenza che non tutto fosse accessibile e ci si consolava con miti arcani e fascinose quanto illusorie decodificazioni di un universo inspiegabile. Oggi non concediamo limiti alla nostra possibilità di conoscere e trascorriamo il tempo a informarci, compulsando su dispositivi in preda all’ansia che tutti i dati, le nozioni e i fatti lasciati per strada si frappongano fra noi e la decisione giusta da prendere.
La realtà, però, quasi mai si manifesta nella maniera chiara che avevamo sperato. E la nostra incapacità di capire e trovare certezze si tramuta in frustrazione. Frustrazione che in alcuni sfocia in uno stato patologico, in altri in risolutezza. Allora, con il fervore dei predicatori, decidiamo di rifiutare tutto ciò che appare impenetrabile per accogliere un unico pensiero, un solo credo che diventa il rifugio dove proteggersi dal disordine della complessità.
Il materiale di cui si compone la conoscenza sarà sempre più stratificato, ricco e composito di quel che possiamo capire. Forse – e sottolineo con forza forse – un lieve ripiegamento, che non significa rinuncia né tantomeno adesione alle più bislacche teorie pseudoscientifiche, può liberarci dall’affanno di afferrare tutto. Senza rinunciare a informarci e ad essere cittadini consapevoli, ma accettando che talvolta le cose si presentino in quella nudità bella, poetica e incantata che non sappiamo comprendere.
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