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Ambiente
CLIMBING FOR CLIMATE

Sull’Adamello per salvare il ghiacciaio

Il ghiacciaio si sta ritirando a velocità ancora superiore rispetto alle previsioni e scomparirà̀ entro pochi decenni per effetto del riscaldamento globale

Sull’Adamello per salvare il ghiacciaio
Calderoni di sprofondamento della superficie glaciale del Mandrone che sta collassando.

Redazione Redazione 18 Ago 2023

Lo scorso luglio è stato il mese più caldo da quando si registrano le temperature. Ondate di calore, alluvioni, siccità prolungate e incendi sono solo alcuni dei segnali dell’intensificarsi degli impatti dei cambiamenti climatici nei nostri territori. Si prevede, in base ai modelli matematici sviluppati dai ricercatori, ai rilievi glaciologici e alle proiezioni dei modelli climatici globali, che il ghiacciaio dell’Adamello, il più grande italiano, scomparirà̀ del tutto entro la fine del secolo, ma per buona parte entro i prossimi due decenni, per effetto del riscaldamento globale.

La superficie del ghiacciaio, che nell’agosto 2007 misurava 15.7 km2, nell’agosto 2022 si è ridotta a 13.1 km2, con un ritiro dell’11% ogni dieci anni.

Con l’iniziativa “CFC – Climbing For Climate 5” promossa dalla Rete delle Università per lo Sviluppo (RUS), l’Università degli Studi di Brescia e gli atenei della RUS, Legambiente, Comitato Glaciologico Italiano e Club Alpino Italiano sono tornati sui ghiacciai del gruppo dell’Adamello a quattro anni dalla prima edizione dell’evento.

L’obiettivo è aggiornare al 2023 il monitoraggio dell’avanzamento della fusione dei ghiacciai e lanciare un appello ai cittadini e alle Istituzioni per potenziare il contrasto alla crisi climatica, alla crisi ecologica e alla perdita di biodiversità, con particolare riferimento agli ambienti alpini e montani.

Adamello

La metà del ghiacciaio dell’Adamello si è fuso

Negli anni della Grande Guerra il ghiacciaio dell’Adamello arrivava a lambire i piccoli ricoveri in pietra situati dove oggi si trova il Rifugio ai Caduti dell’Adamello; da allora la superficie del Ghiacciaio si è abbassata di molte decine di metri. Del volume di 870 milioni di metri cubi di ghiaccio rilevato a fine millennio, se ne è fuso oltre la metà.

Ormai il ghiacciaio dell’Adamello non è più un’unica massa di ghiaccio, essendosi staccate delle placche isolate, sotto il Dosson di Genova, il Passo della Lobbia, la Cima Venerocolo, il Corno Bianco.

Adamello

Torrente di ablazione in piena sul ghiacciao dell’Adamello.

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La ricerca CLIMADA

Il ghiacciaio dell’Adamello è una palestra di studio per ricercatori italiani e stranieri. Dal 2022 un team coordinato da Fondazione Lombardia per l’Ambiente e che comprende, oltre all’Università degli Studi di Brescia, la Comunità Montana di Valle Camonica, ente gestore del Parco dell’Adamello, il Politecnico di Milano e l’Università di Milano-Bicocca sta conducendo un progetto di ricerca che ha come obiettivo anche quello di raccogliere dati e informazioni sulla futura dinamica del ghiacciaio. La ricerca, denominata CLIMADA e finanziata dalla Fondazione Cariplo, fa tesoro dei parametri raccolti nelle perforazioni effettuate nel ghiacciaio dell’Adamello fino ad una profondità di circa 240 m per affinare i calcoli e le previsioni teoriche.

Sotto controllo anche la Marmolada

Anche l’Università di Padova ha partecipato a “CFC – Climbing For Climate 5”.

«Una perdita della superficie glacializzata ha effetti a catena devastanti: a livello di corpo idrico, di comportamento idrico e idrologico dal punto di vista pluviometrico con le conseguenti ricadute sui torrenti, corsi d’acqua e sulla disponibilità di acqua dolce» avverte Mauro Varotto, professore di Geografia e Geografia culturale nel Dipartimento di Scienze Storiche Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova.

Da questo punto di vista l’Università di Padova da anni propone iniziative proprie che uniscono da un lato le ricerche svolte in quota, come le misurazioni fatte ogni anno sul ghiacciaio della Marmolada, e la comprensione degli effetti dei cambiamenti climatici.

 

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