Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo potuto vivere un’esperienza particolarmente bella, profonda e vivificante in Natura; spesso e volentieri, poi, abbiamo cercato di immortalare tale esperienza riportandola ad altri, mostrando una foto o subito condividendo con qualche social.
Eppure, quello che riportiamo, fosse anche una foto in diretta, vale nulla in confronto alla reale esperienza vissuta, al reale luogo toccato con mano. Mancherà sempre qualcosa. Anche nel racconto ad un amico mancherà sempre qualche pezzo; solo se la persona che ascolta ha vissuto esperienze simili può avvicinarsi a comprendere. È come quando si è innamorati persi, lo può capire solo chi è altrettanto innamorato perso.
Per comprendere questo concetto, ci viene in aiuto una considerazione di Thoreau, verso la fine di un suo testo, un resoconto appunto, scritto in occasione di una sua permanenza presso Cape Cod.
«Ma in fondo, cos’è il nostro resoconto? In esso manca il rombo, gli uccelli marini, le pezze di canapa».
Henry David Thoreau
Nella cosiddetta epoca digitale, stiamo ormai perdendo diversi pezzi, senza realmente sfruttare i lati positivi, laddove ci siano, di questa tecnologia. Troppo spesso la massa anonima di turisti inconsapevoli pensa solo a fare uno scatto in quello che si considera un bel posto e subito postarla, per dimostrare la propria presenza in tal luogo; ma in questo modo si perde il momento presente e, soprattutto, sta venendo a mancare ormai il gusto di raccontare a voce, guardandosi negli occhi, gesticolando con le mani, trasmettendo con risonanza il proprio entusiasmo.
Ma Thoreau non si riferisce a questo, ovviamente. Egli è ancora più drastico, quasi come Dante verso la fine del Paradiso, quando sente venir meno la facoltà poetica per trovare le parole giuste.
Il saggio americano ci dice esplicitamente che nel suo resoconto manca proprio la parte principale della sua esperienza: la Natura. Le parole, per quanto fondamentali e preziose, arrivano fino ad un certo punto, prima e dopo il quale deve essere la vita stessa la protagonista. Fare esperienza serve a questo: toccar con mano qualcosa che si vede solo su un’immagine, sentire un profumo esotico di cui si è solo sentito parlare, incontrare persone che vivono in modo completamente differente dal tuo, ascoltare musiche che aprono le energie interiori che credevi oramai perdute.
Questo pensiero di Thoreau, anche severo da un certo punto di vista, deve ricordarci quanto sia effettivamente importante vivere un’esperienza, un incontro, un momento, anche in Natura; assaporarlo con tutto il corpo e cercare di immagazzinare il più possibile, proprio perché poi nel nostro resoconto mancherà tutto. Come quando mangiamo un dolce straordinario e dobbiamo poi descriverlo: la nostra mente, favolosa, ci fa percepire nuovamente il gusto, la soddisfazione del palato, ma il dolce in sé non c’è e la persona che ascolta la nostra descrizione può solo immaginare.
Vale lo stesso per le nostre esperienze in Natura: non lasciamoci abbindolare da una foto postabile per avere like o nuovi followers, non perdiamo il momento giusto. Altrimenti sarà come avere davanti un buon gelato e cercare di fare la foto migliore, non accorgendoci che intanto il gelato si sta sciogliendo.
Non si fraintenda, è fondamentale condividere un’esperienza ed esserne testimoni, ciononostante, è essenziale essere consapevoli che dopo un resoconto, forse, il suggerimento più azzeccato potrebbe essere quello di invitare a fare la stessa esperienza, la quale, giusto per fare una precisazione, comunque sarebbe differente, poiché ognuno di noi ha il proprio bagaglio interiore personale e poi perché anche la Natura, grazie al cielo, ci presenta ogni mattina un sole nuovo.
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