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Cultura
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Storie italiane

Tivoli: morire di troppa bellezza

Tivoli: morire di troppa bellezza

Michele Mauri Michele Mauri 3 Apr 2017

L’Italia è piena di luoghi meravigliosi e unici che potrebbero vivere di solo turismo e che invece sono dimenticati o comunque non hanno ancora saputo trarre vantaggio dalla loro felice ubicazione e dalla ricchezza della loro storia.

Tivoli rappresenta a tal riguardo un caso da manuale. La città custodisce due siti Patrimonio dell’Umanità Unesco, Villa Adriana e Villa d’Este, e il Parco di Villa Gregoriana, della cui gestione si occupa il Fai. Da soli costituiscono un’attrazione turistica da fare invidia almeno a mezzo mondo.

L’elenco delle bellezze offerte però è infinito. Ci sono i resti di quattro acquedotti romani, Anus Vetus, Acqua Marcia, Acqua Claudia e Anus Novus, il Santuario di Ercole Vincitore, tra i più antichi edifici religiosi della storia, il ponte Lucano con il Mausoleo dei Plauzi, l’acropoli con i templi di Vesta e Sibilla, i Cunicoli Gregoriani e le innumerevoli opere realizzate per contenere la furia delle piene dell’Aniene, da cui derivano la Grande Cascata e il complesso sistema idraulico che ha dato via fra l’Ottocento e il Novecento alle prime centrali idroelettriche.

Pochi sanno che dalla Centrale Acquoria di Tivoli – il suo nome evoca la vicina sorgente dell’Acqua Aurea – nel 1892 per la prima volta al mondo fu trasmessa corrente alternata a distanza, fino a raggiungere la stazione di Porta Pia e illuminare Roma.

Le stesse centrali idroelettriche esistenti e i ruderi delle cartiere che, sfruttando la presenza dell’acqua, s’insediarono in città nei secoli passati costituiscono testimonianze di archeologia industriale capaci di arricchire ulteriormente l’offerta turistica.

Infine, si fa per dire, ci sono gli scorci che allietarono la vista dei viaggiatori del Grand Tour, Goethe tra i primi, e dei pittori e vedutisti del Settecento: le cascatelle di Vesta e Mecenate, il baratro tiburtino, la valle dell’Inferno e altri fa i luoghi già citati.

Molto ho dimenticato e altrettanto ho trascurato per ragioni di spazio. Resta giusto il tempo per una domanda: come è possibile che una città così debordante e sontuosa non offra a ogni famiglia e a ogni giovane la possibilità di lavorare solo e grazie a tanta bellezza?

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com

 

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